Il 29 novembre, salvo proroghe dell’ultima ora, sarà aggiunto un nuovo tassello all’ammodernamento tecnologico del Paese. Entro tale data, infatti, due milioni di professionisti iscritti ad albi o elenchi dovranno dotarsi di una casella di posta elettronica certificata (Pec), come hanno già provveduto finora tutte le imprese di nuova costituzione e alcune Pubbliche amministrazioni. Nel 2010 sarà la volta dei privati cittadini, ai quali il ministro Brunetta ha promesso una casella certificata gratuita.
Introdotta nella nostra legislazione dal 2005, la Pec non è altro che un’e-mail avente valore legale che dovrebbe sostituire la raccomandata con ricevuta di ritorno nelle comunicazioni ufficiali. Attraverso un sistema di ricevute elettroniche sarà possibile certificare invii e ricezioni, risparmiando tempo e denaro (anche se è comunque richiesta annualmente una piccola spesa).
Non è possibile, infatti, trasformare una normale casella e-mail (come quella che usiamo abitualmente) in una casella Pec, ma è necessario aprirne una presso un gestore autorizzato dal Centro nazionale per l’informatica nella Pubblica amministrazione, a un costo che può variare da 5 a 50 euro l’anno.
Per avere valore legale, ogni comunicazione deve “viaggiare” necessariamente fra due indirizzi Pec; questo non significa che d’ora in poi si dovrà utilizzare solo la posta elettronica certificata, ma vi si potrà ricorrere quando sia necessario un riscontro ufficiale nelle comunicazioni.
Come sempre accade, le innovazioni tecnologiche portano problemi e polemiche (inevitabili in Italia). Una delle questioni più dibattute è la mancanza di uno standard internazionale: la Pec è una sperimentazione tutta italiana e si rischia, un domani, di dover ripartire da capo per adeguarsi a un diverso sistema internazionale. Altro problema riguarda la Pubblica amministrazione – che godrà dei maggiori vantaggi dell’introduzione della Pec – che chiede contraddittoriamente un comportamento virtuoso ai cittadini avendo finora aperto pochissime caselle certificate per comunicare con loro (verificatelo voi stessi).
Ultima questione riguarda i rapporti diretti fra P.A. e cittadini, perché le comunicazioni dovrebbero avvenire attraverso una casella di posta elettronica certificata dedicata, Cec-Pec ("Comunicazione Elettronica Certificata tra Pubblica Amministrazione e Cittadino"), secondo quanto stabilito dall'ultimo DPR in materia (del maggio 2009): questa casella dovrebbe essere gestita da un solo operatore, che deve ancora essere scelto tramite gara pubblica (io scommetto fin d'ora che sarà Poste Italiane). Non valeva la pena attendere la Pec "dello Stato" e avere solo quella?
Per maggiori informazioni, il Cnipa ha realizzato sul suo sito una sezione dedicata alla Posta elettronica certificata.
Cosa significa Pec?
È l’acronimo di Posta elettronica certificata: è uno strumento in grado di attribuire valore legale a un’e-mail, attestandone la data di invio e di ricezione, al pari di una raccomandata A/R.
I vantaggi
La Pec possiede caratteristiche migliori rispetto agli strumenti tradizionali: è semplice (si usa come una normale casella e-mail), economica (spedire e ricevere messaggi non costa nulla e si possono effettuare invii multipli), veloce (consegna e ricezione sono immediate), consultabile ovunque (da qualsiasi computer connesso a Internet), sicura (niente spam) ed ecologica (risparmio di carta). Ma il vantaggio principale è per la Pubblica amministrazione, che potrebbe risparmiare milioni di euro e aumentare notevolmente la propria efficienza.
Funziona così
Al pari di una normale raccomandata con ricevuta di ritorno, la Pec fornisce al mittente due ricevute: al posto del modulo postale timbrato e della cartolina di ritorno, il mittente riceve due attestazioni elettroniche.
Quando si spedisce un messaggio in posta elettronica certificata, si riceve dal proprio gestore Pec una prima ricevuta di attestazione dell’avvenuta spedizione, che certifica l’invio della comunicazione. Quando il messaggio passa dal gestore del mittente a quello del destinatario, arriverà da quest’ultimo una seconda ricevuta di consegna che attesta data e ora del recapito nella casella Pec. I protocolli di sicurezza adottati nelle comunicazioni di posta certificata assicurano infine che non sia possibile alcuna modifica al contenuto dei messaggi.
Pedofilia, cyber-bullismo, pornografia, net-dipendenza: se la realtà di Internet che si presenta ai nostri ragazzi fosse quella descritta a tinte fosche dai media, non c’è alcun dubbio che l’unica ragionevole misura da prendere sarebbe quella di gettar via il computer. Ma non è così e lo spiega benissimo Giuseppe Pelosi nel libro appena uscito Aiuto! Ho un cyberfiglio! Manuale per genitori persi nella Rete (editrice Àncora): «Dare la colpa a Internet – a causa del messaggio negativo che a volte esso veicola – è come, nella favola di Cappuccetto Rosso, dare la colpa al bosco. La verità è che il nemico è il lupo, non il bosco».
Le nuove tecnologie pongono una sfida educativa e questo gradevole manuale offre spunti di riflessione e soluzioni. I genitori usano spesso due strategie: quella dei divieti e quella dei controlli, ma ne esiste una terza, forse la più diffusa, di ignorare il tutto. Niente di più sbagliato.
Come comportarsi allora con i figli? Non si deve rinunciare all’educazione che, nei confronti dei nuovi media, non deve assolutamente prescindere da una buona padronanza della tecnologia. Solo in questo modo – conoscendo quel terreno che dall’esterno appare così insidioso – i genitori saranno in grado di educare i propri figli, fornendogli qualche “mappa” che li aiuti a comprendere la differenza fra reale e virtuale, il senso del limite e del buongusto, le conseguenze dei propri gesti, la differenza fra uso e abuso.
Il computer non è una baby-sitter al quale affidare incondizionatamente i figli e la presenza dei genitori deve essere percepita, come suggerisce Pelosi nel finale del libro: «Il consiglio è uno e uno solo: dobbiamo avere il coraggio di stare vicino ai nostri figli».
Per i più piccoli, un filtraggio di Internet può essere utile per evitare che vengano a contatto con contenuti inappropriati. L’associazione Davide.it offre un filtro Web molto efficace, in cambio di una modesta quota annuale, ora annullata per le famiglie che dovessero trovarsi in difficoltà economiche.
Un dubbio è legittimo: ma se una famiglia si trova in difficoltà, non dovrebbe tagliare le spese superflue, come l'accesso a Internet? L'annuncio ha più il sapore di una mossa di marketing, ma Davide.it è un progetto meritorio e possiamo chiudere un occhio, non vi pare? Per chi invece non ha problemi economici ricordiamo che Davide.it è una Onlus e che le donazioni sono deducibili.
Arrivano i tecno-docenti
Parte da Firenze una nuova iniziativa, Web in cattedra, per coinvolgere gli insegnanti delle scuole medie in un progetto di sensibilizzazione dei minori sulla sicurezza e sull’uso responsabile di Internet. Cento professori, selezionati nella provincia di Firenze, verranno formati in quattro cicli di lezioni da un gruppo di esperti (Polizia postale e delle comunicazioni, Microsoft, Osservatorio nazionale abusi psicologici) e avranno il compito di trasferire le loro conoscenze ai colleghi. Saranno poi i docenti a sensibilizzare e informare gli alunni su come comportarsi consapevolmente in Rete. Sempre per gli insegnanti, su www.apprendereinrete.it sono a disposizione dei contenuti specifici (e gratuiti) per la propria formazione sulla sicurezza della navigazione.
Programmare al computer è un’attività divertente e molto stimolante per il cervello e si può iniziarla già da piccoli. Anni fa avevamo il Basic, un linguaggio di programmazione semplice, ma non immediato; oggi, invece, c’è un’ampia scelta per i bambini “smanettoni”. Fra i tanti, il Lifelong Kindergarten Group (presso il Media Lab del Massachusetts Institute of Technology) ha sviluppato Scratch, un linguaggio di programmazione (per computer Windows, Mac o Linux) basato su una semplicissima interfaccia visuale, per creare giochi, raccontare storie e divertirsi con le variabili del computer. I programmi creati dai bambini (di età fra gli 8 e i 14 anni) possono essere successivamente caricati sul sito, a disposizione di tutti (l’archivio ne comprende quasi 600 mila).
ARGOMENTO SEMPLICE (?)
