Il progetto Trusted Computing dovrebbe rendere più sicuri i pc. Ma mette in poche mani un potere enorme e pericoloso.
Il nome del progetto è Trusted Computing (o TC), che tradotto in italiano significa “informatica affidabile”: è una serie di direttive per la produzione di computer meno vulnerabili, in grado di bloccare contenuti e programmi ritenuti insicuri. Ma ritenuti insicuri da chi, dall’utente? No, dai produttori.
I computer TC includono un dispositivo per gestire firme digitali criptate che permetteranno solo l’uso di software e di contenuti autorizzati. Ogni funzione potrà richiedere specifici permessi per l’esecuzione. L’effetto complessivo – e probabilmente l’intento – è quello di imporre delle restrizioni più o meno rigide all’uso che gli utenti potranno fare dei loro computer. Questo comporterà la fine della pirateria, ma significherà anche la morte del software libero, della condivisione di file e, in senso più ampio, un gravissimo colpo alle libertà personali.
Per fronteggiare questa minaccia, sono nati in Rete dei movimenti d’opposizione come il gruppo No1984, che prende il nome dal celebre romanzo di Orwell. Sul loro sito, oltre a una vasta documentazione sul Trusted Computing, si trovano le motivazioni del dissenso: «Riteniamo ammirevole la volontà di rimuovere gli aspetti peggiori (worm, trojan, virus, spam) di una rete a livello globale come Internet; tuttavia dissentiamo dall’attuale proposta del Trusted Computing poiché temiamo che ciò potrebbe ledere gli interessi dell’utente finale. Occorre capire in che modo questa forma di sicurezza andrà implementata e in che misura impatterà sulla privacy e sulla libertà dell’utente».