Prosegue il nostro viaggio alla scoperta del Web 2.0, la nuova frontiera di una Rete sempre più all’insegna della condivisione e della collaborazione.
In questa seconda parte (cui ne seguirà una terza, dedicata al fenomeno dei blog) analizziamo alcuni esempi pratici di Web 2.0. Il più celebre è senz’altro Wikipedia, grande enciclopedia on-line creata con il contributo di migliaia di persone in tutto il mondo, le quali hanno fornito definizioni, spiegazioni e collegamenti ad altro materiale disponibile in Rete. Pur con le inevitabili imprecisioni (non esiste un controllo centralizzato e sono i navigatori stessi a correggere gli errori), Wikipedia è in grado di competere con le più blasonate rivali.
Appaiono sempre più spesso, anche nei nostri telegiornali, i filmati presi da YouTube o dalla sezione video di Google, dove gli utenti possono liberamente salvare, scaricare e votare i video preferiti. Tralasciando gli immancabili esempi di stupidità (come nel caso delle riprese degli episodi di bullismo), ricordiamo invece il grande successo – decretato da milioni di download – dei video con i gol azzurri ai Mondiali di Germania, con gli indimenticabili commenti dei telecronisti italiani ed esteri.
Con il Web 2.0 dovranno confrontarsi i media tradizionali, che rischiano di trovarsi scavalcati dalla capillarità e dalla velocità delle notizie che il nuovo concorrente riesce a raccogliere e diffondere. Per questo motivo i grandi network hanno avviato alcune iniziative (come Exchange della Cnn e You Witness dell’agenzia Reuters, o prevedono di avviarla nel corso del 2007, come la Bbc) per raccogliere materiale giornalistico realizzato da semplici utenti, sotto la supervisione della redazione. Forse è davvero l’inizio dell’era dell’informazione partecipata.
È una tecnologia molto promettente che, attraverso microonde che viaggiano nell’aria, riesce a trasmettere dati molto velocemente e in una vasta area, evitando l’utilizzo – e la posa – di cavi di collegamento. I vantaggi sono evidenti: sarà possibile portare Internet a banda larga anche in zone collinari e montuose (quelle, al momento, non coperte dall’Adsl), con l’installazione di pochi ripetitori distanti decine di chilometri l’uno dall’altro; nelle città significherà la fine della schiavitù dell’”ultimo miglio”, l’obbligo cioè di dover utilizzare l’ultimo tratto di rete telefonica, di proprietà di Telecom, per avere una connessione a banda larga nelle case.
Ma questo rappresenta solo l’inizio. In una seconda fase il WiMax permetterà di collegarsi da qualsiasi punto coperto dal segnale (come la televisione), anche all’aperto e, in una terza fase, la copertura sarà totale (come quella della telefonia cellulare) e si potrà utilizzare Internet anche per telefonare con dispositivi mobili di nuova generazione, a prezzi molto inferiori agli attuali.
Il WiMax dovrebbe dare uno slancio a tutto il settore della banda larga, ancora gravemente condizionato dall’imponente presenza dell’ex monopolista: in Italia, infatti, quasi tutto il mercato passa dai cavi di Telecom. La relativa economicità della nuova tecnologia faciliterà l’ingresso di altri soggetti, con la speranza che la preannunciata asta delle nuove frequenze sia gestita bene, evitando che finiscano in mano alle solite compagnie.
Il rischio è alto, perché il WiMax entra in diretta concorrenza con l’Umts, le cui frequenze sono state pagate a carissimo prezzo dai gestori telefonici (alcuni miliardi di euro). Ma nella guerra che si profila all’orizzonte, la nuova tecnologia wireless troverà altri acerrimi nemici: le televisioni. Il WiMax otterrebbe i migliori risultati sulle frequenze Uhf, ora occupate dal segnale televisivo analogico. Il passaggio al digitale terrestre libererà queste onde, ma gli assegnatari – le Tv – non intendono restituirle allo Stato, il legittimo proprietario. Povero WiMax: così giovane e promettente, rischia di finire stritolato dai “parenti” invidiosi prima ancora di nascere!
È in dirittura di arrivo il nuovo sistema operativo di casa Microsoft: introdotte molte innovazioni, che richiedono una grande quantità di memoria.
Nelle scorse settimane è comparso, nei negozi di computer, un bollino con le scritte “Windows Vista capable” o “Windows Vista premium ready”. Alla fine di gennaio (il 30) uscirà ufficialmente Vista, il nuovo sistema operativo Microsoft, successore di Xp. I due bollini indicano che su quei computer potrà girare il nuovo programma, ma solo nel secondo caso – “premium ready” – si potranno utilizzare tutte le nuove funzionalità.
La più importante novità di Windows Vista è la nuova interfaccia grafica Aero: trasparenze, effetti tridimensionali e anteprime; un nuovo ambiente di lavoro molto chiaro e gradevole, che però esige una scheda video molto potente (di almeno 128 MB).
Non è solo la parte video a richiedere una certa potenza; tutto il programma necessita di molta memoria, un dato da valutare attentamente prima di decidere l’aggiornamento da uno dei precedenti sistemi operativi. Il produttore consiglia 1 GB di Ram, ma sarebbe meglio disporre di almeno un paio di gigabyte di memoria.
Tra le numerose innovazioni segnaliamo: un motore di ricerca file più rapido e potente; un nuovo programma di posta (Windows Mail, al posto di Outlook Express) e un’agenda elettronica (Windows Calendar); un’opzione di ripristino (copia Shadow) per recuperare file modificati o cancellati; un sistema (Ready Boost) che utilizza le chiavette Usb per migliorare la velocità delle prestazioni del computer.
Sul lato della sicurezza, tasto dolente dei prodotti Microsoft, si è lavorato molto. Vista possiede nuovi strumenti di difesa informatica, riuniti in un Security Center: un antispyware (Windows Defender), un firewall più efficace, un dispositivo (Aslr) in grado di prevenire attacchi, un filtro antiphishing e un ottimo programma di parental control, che permette ai genitori di inibire non solo la navigazione su certi siti Web, ma di decidere gli orari di utilizzo del pc, di impedire l’uso di videogiochi non adatti e di verificare nel dettaglio (log) tutte le attività svolte sul computer.
Ma è nella lotta alla pirateria che Microsoft sembra essere arrivata a una svolta; il nuovo Windows Vista sarà difficilmente installabile senza regolare licenza e, se anche si riuscisse a farlo, sono previste verifiche di autenticità in grado di inibire la maggior parte delle funzioni nelle copie piratate, ponendo il computer in una sorta di modalità ridotta.
Ancora una volta, purtroppo, si è persa l’occasione di affrontare il problema della duplicazione abusiva con un approccio diverso: una politica di prezzi più accessibili. 300 euro (fino a 600 per la versione “ultimate”) per un sistema operativo, venduto in centinaia di milioni di copie in tutto il mondo, è un prezzo eccessivo che finisce per incoraggiare l’illegalità.
Gli utenti del Web oggi non sono più fruitori passivi di contenuti, ma ne sono sempre più ideatori e produttori, tanto da meritare un prestigioso riconoscimento.
Ogni anno
Facciamo un passo indietro, agli anni ’90. Nella sua prima fase, Internet è stata una sorta di grande bazar, dove le ditte esponevano prodotti e servizi; gli utenti della Rete navigavano tra un sito e l’altro, alla ricerca di qualcosa da vedere o scaricare, oppure di qualcuno con cui scambiare chiacchiere in chat o in posta elettronica. I mezzi di comunicazione preesistenti si sono affacciati timidamente in Internet, utilizzandola come vetrina per dirottare pubblico verso i prodotti stampati o i programmi tv.
Poi sono arrivati i blog, milioni di siti personali dove esprimere le proprie opinioni e confrontarle con quelle altrui. Sono nate comunità virtuali che riuniscono utenti in base alle loro idee, gusti e inclinazioni (i social network). Lo sviluppo della banda larga e la rapida diffusione degli apparecchi digitali hanno permesso la nascita di servizi per la pubblicazione in Rete di musica, fotografie e video da scaricare liberamente.
Insomma, gli utenti hanno conquistato sempre più spazio, diventando contemporaneamente creatori e consumatori di contenuti (gli user-generated content). Negli ultimi due anni il cambiamento di rotta è stato talmente marcato che qualcuno ha identificato il nuovo approccio alla Rete con il nome di Web 2.0.
Questo gigantesco esperimento sociale, che coinvolge milioni di internauti, ha attirato l’attenzione dei media che, con un certo ritardo, hanno compreso le potenzialità del nuovo mezzo. Su Internet chiunque può scrivere e raccontare fatti o pubblicare immagini di avvenimenti; ognuno può essere un potenziale reporter. È il cosiddetto citizen journalism, il giornalismo dei cittadini, che costituisce una risorsa inestimabile perché avulso da pressioni e condizionamenti politici ed economici. I nuovi padroni dell’informazione, quindi, sarete proprio voi, quelli del Web 2.0.
Sulla rubrica omonima che appare tutte le settimane su
Per maggiore chiarezza ho pensato di suddividere i post in due categorie:
ARGOMENTI SEMPLICI, scritti per essere letti e compresi da tutti.
ARGOMENTI COMPLESSI, scritti per appassionati che fanno già uso delle nuove tecnologie.