Non sempre è possibile accompagnare la navigazione in Rete dei figli. Esistono alcuni programmi filtro che possono offrire un aiuto.
Nel Web si può facilmente imbattersi in contenuti sgradevoli: un adulto si accorge che qualcosa non va, capisce e decide di uscire dal sito, un minore non è in grado di farlo e, in certi casi, può rimanere turbato da alcuni testi e immagini o non percepire determinati pericoli presenti in Rete. Internet è un mondo straordinario e molto attraente, però richiede, per i più piccoli, una guida che accompagni il loro cammino negli ipertesti.
Navigare insieme a un genitore o a un educatore rappresenta la migliore soluzione possibile, ma non sempre praticabile. Vengono allora in aiuto alcuni strumenti, raggruppati sotto il nome di parental control, che mediano l’esperienza dei minori in Rete, filtrando i contenuti in modalità automatica. Queste “armi” a disposizione non sono infallibili, non sollevano i genitori dalla responsabilità di essere presenti il più possibile e di vigilare sui propri figli.
Gli strumenti di parental control sono di diverso tipo: alcuni sono programmi (quasi tutti a pagamento) da installare sul computer che verificano i siti secondo un archivio costantemente aggiornato, bloccando quelli sulla “lista nera”; di questo gruppo fanno parte Optenet, Cyberpatrol, Cybersitter, Safe Eyes e Net Nanny.
Un altro tipo di protezione è offerto dai provider, i fornitori di collegamento, attraverso dei pacchetti in grado di bloccare sul server sia contenuti inadatti, sia virus e intrusioni esterne; tra questi Alice total security e Secure family di Tiscali. Sempre a livello di accesso, Davide.it è un filtro utilizzabile gratuitamente dai privati. Un terzo gruppo di strumenti è costituito da motori di ricerca per bambini che agiscono solamente all’interno di una cerchia di siti verificati; ne fanno parte Kiddonet e Kiwe.
I software però, per quanto efficaci, non sono in grado di educare i nostri figli. Dobbiamo occuparcene noi facendoci raccontare le esperienze di navigazione, dicendo cosa riteniamo appropriato per la loro età e insegnando le elementari regole di sicurezza in Rete. Ma dobbiamo anche imparare a educare noi stessi, cercando di approfondire la nostra conoscenza del Web (più si sa e meglio si protegge) e, soprattutto, cercando di mostrare ai più piccoli un valido e corretto esempio di navigazione in Internet.
Attraverso la creazione di profili per ogni utente del computer, i due principali sistemi operativi (Windows e Mac) offrono utili strumenti per i genitori. Il nuovo Vista di Microsoft consente di verificare tutte le attività svolte da un utente, con la possibilità di bloccare alcuni giochi o programmi, filtrare le pagine Web, impedire lo scaricamento di file e addirittura di limitare l’utilizzo del pc in alcune fasce orarie (come casualmente annunciato da papà Gates nei giorni seguenti il lancio del nuovo programma). Anche Mac Os X di Apple sfrutta questi strumenti, ma in più offre un controllo sulle chat e sui messaggi di posta elettronica destinati ai ragazzi: le e-mail provenienti da indirizzi non presenti in una lista approvata di amici saranno automaticamente reindirizzate ai genitori per l’autorizzazione.
Il successo delle canzoni in file, gli mp3, cambierà progressivamente tutto il mondo discografico. Alla fine niente sarà più come prima, nel bene o nel male e il primo a farne le spese sarà il cd.
ARGOMENTO COMPLESSO (?)
La causa principale del declino si chiama mp3, la sigla che identifica un efficiente algoritmo di compressione audio che ha permesso il salvataggio di canzoni in file di modeste dimensioni. Liberatasi della dimensione corporea, la musica può essere finalmente ascoltata, trasportata, archiviata, condivisa e modificata con grande semplicità, senza essere più minacciata dalla rovina e dal decadimento fisico dei supporti sui quali è stata incisa nel tempo, dal vinile al nastro magnetico, fino al disco compatto in termoplastica.
Cosa succederà con la fine del cd? Il mondo della discografia, come lo abbiamo sempre conosciuto, subirà delle mutazioni, in parte profonde. Le grandi major dovranno fare i conti con le tecnologie digitali, soprattutto con la Rete, che diventerà il fulcro del cambiamento. Internet, infatti, sta diventando un canale di distribuzione alternativo ed efficace. I nuovi gruppi hanno compreso che non è più necessario strappare un contratto da una casa discografica; si può promuovere e vendere musica per conto proprio, attraverso MySpace e altre piattaforme on line. Sono ormai frequenti i casi di gruppi sconosciuti che sono entrati in hit-parade dal trampolino del Web. La Rete arriverà insomma a concedere a tutti quei famosi “15 minuti di celebrità” predetti da Andy Warhol.
Il modello distributivo discografico diventerà molto simile a quello utilizzato per i software. Si sono già affacciati sulla scena musicale i big dell’informatica (come la Apple che, con l’iPod e la piattaforma iTunes, ha impresso una forte accelerazione alla diffusione degli mp3) e c’è da scommettere che riusciranno anche a rimpiazzare o inglobare le grandi case discografiche. In fondo si tratta sempre di file e non c’è molta differenza fra la distribuzione di programmi, di canzoni o di servizi digitali.
Ma le novità non finiscono qui. Insieme agli scatoloni di cd, finiranno in soffitta anche i concetti di “album” e di “hit-parade”. Con la scomparsa del supporto fisico, verrà meno l’esigenza di raggruppare insieme un numero di canzoni sufficienti a riempire i due lati dell’lp e della cassetta, o quello unico del cd. Gli album erano troppo lunghi e, tranne qualche raro caso, finivano per contenere solo un paio di buoni pezzi, attorniati da canzoni più o meno scadenti, usati come riempitivo. L’mp3 è invece un mondo dove i gusti personali regnano sovrani, dove trionfa il pezzo singolo o, al più, le compilation di brani provenienti da vari artisti.
Mai più canzoni-riempitivo, mai più brani scadenti: le piattaforme che vendono musica on line, oltre al singolo download, consentono l’ascolto di una parte della canzone e così non sarà facile riuscire a farsi beffe del pubblico con pezzi mediocri. Gli artisti usciranno periodicamente – e con una certa frequenza – con nuove canzoni su Internet, allo stesso modo con cui oggi si rilasciano gli aggiornamenti dei programmi.
Ognuno potrà trovare il tipo di materiale che più gradisce: chi la semplice canzone, chi la suoneria per il cellulare, chi la base da arrangiare a piacimento e chi la versione remix che più si adatta alla sua sensibilità. Con molta probabilità risulterà vincente il modello distributivo dei podcasting, quei file audio o video messi a disposizione sulla Rete, che possono essere scaricati anche in modalità automatica.
Capitolo hit-parade. Dal punto di vista commerciale, Internet offre una sterminata varietà di opere. Se in un negozio tradizionale, i 10 artisti più famosi vendono ognuno 1.000 dischi, in Rete la proporzione si inverte: 1.000 artisti venderanno probabilmente 10 dischi a testa. È un’equazione matematica, nata dall’analisi delle dinamiche nelle vendite di libri online, una legge che prevede uno “spalmamento” di successo commerciale. Questo comporta, da un lato, la caduta delle principali barriere che hanno finora impedito alla stragrande maggioranza di musicisti di arrivare sul mercato, e dall’altro, la fine delle hit-parade, perché non avrà più senso creare delle classifiche per quantità poco significative. La fine del disco sarà l’inizio – nel bene o nel male – di qualcosa di diverso, difficile da prevedere.

Un progresso con piccole e grandi perdite
La fine del supporto fisico non avrà soltanto aspetti positivi. Il formato mp3 (e le sue derivazioni aac, wma e ogg) è di tipo compresso, cioè comporta una perdita qualitativa rispetto a quella del cd che, a sua volta, aveva perso qualcosa nel passaggio dal segnale analogico (quello dei vecchi lp) a quello digitale. È difficile percepire la differenza tra una canzone di un cd e un mp3, e quasi impossibile, se è stato utilizzato un bitrate alto, cioè un numero elevato di informazioni di campionamento audio per secondo.
Ma c’è un altro risvolto negativo: la scomparsa della copertina, l’elemento visivo che identificava inequivocabilmente ogni prodotto musicale. Ad alcune di esse veniva dedicata una cura particolare, fino a ottenere autentiche opere d’arte (come le dieci copertine “storiche” qui sotto: provate a indovinarne titolo e artista di ognuna...). Alcuni lettori mp3 hanno un piccolo schermo in grado di riprodurre l’immagine del disco dal quale è tratta ogni canzone, ma si tratta soltanto di una miniatura. Un passo tecnologico avanti e uno artistico indietro.

Il cd nacque nella seconda metà degli anni Settanta dai laboratori di due colossi dell’elettronica, Philips e Sony. Il disco è un supporto di
I pubblicitari lo avevano spacciato come indistruttibile; in realtà il compact disc, pur essendo più resistente dei dischi in vinile, non è affatto eterno. Oltre alla sporcizia e ai graffi, cd e dvd sono sensibili anche alla luce, al calore e all’umidità. Solo recentemente è stata introdotta una tecnologia per proteggere la superficie dei dischi ottici di nuova generazione (i blu-ray), con un rivestimento antigraffio e antipolvere composto di particelle di silice.
Quand’ero piccolo avevo un fantastico mangiadischi portatile, metà rosso e metà bianco, e una piccola collezione di 45 giri delle Fiabe sonore dei fratelli Fabbri. Infilavo il vinile nella fessura e seguivo la storia sui fascicoli illustrati: la mia prima esperienza multimediale!
Ogni disco iniziava con una piacevole e indimenticabile canzoncina:
A mille ce n'è nel mio cuore di fiabe da narrar…
Venite con me nel mio mondo fatato per sognar...
Non serve l'ombrello, il cappottino rosso o la cartella bella per venir con me... basta un po' di fantasia e di bontà.
Ho ripensato a questa filastrocca quando ho iniziato a scrivere
I nostri lettori non hanno molta confidenza con i computer e i mezzi tecnologici, quindi gli argomenti che decido di affrontare, spesso complessi, vanno semplificati al massimo, perché possano essere compresi da tutti, anche da chi non ha "ombrello, cappottino rosso o la cartella bella". Basta solo un po’ di curiosità e chiunque può capire e partecipare.
La cancellazione del contributo di ricarica dei cellulari è il trionfo di un nuovo modello di democrazia “dal basso”. Grazie a Internet.
«The times they are a-changin’», cantava Bob Dylan, «i tempi stanno cambiando». La nascita e lo sviluppo della rete Internet hanno rimescolato le carte, trasferendo un po’ di potere alla gente comune. In uno dei numeri scorsi ci siamo occupati dei costi di ricarica dei telefonini, riferendo dell’iniziativa del giovane Andrea D’Ambra; alla fine, grazie a una straordinaria mobilitazione sul Web (la sua petizione ha raccolto oltre 800 mila adesioni) è stato possibile smuovere le istituzioni e abolire l’ingiusto contributo.
Ma cosa sarebbe potuto accadere qualche anno fa, senza Rete e senza posta elettronica? Il piccolo eroe della nostra grande storia avrebbe girato di casa in casa, per mesi e mesi, raccogliendo qualche migliaio di firme, che avrebbe presentato a un politico locale – probabilmente dopo diversi appuntamenti a vuoto – il quale avrebbe promesso di attivarsi presso il tal senatore/onorevole. Risultato finale: l’ennesima petizione sepolta in un cassetto.
Invece siamo qui a raccontare un finale diverso: l’indignazione di un singolo che si fonde telematicamente insieme a quella di altre centinaia di migliaia di individui, fino a provocare un’onda di riprovazione gigantesca – cavalcata dal buon Bersani e da molti altri che si sono attribuiti la paternità dell’iniziativa – che sembrerebbe aver spazzato via l’odioso balzello (il condizionale è d’obbligo, meglio non sottovalutare i tempi della politica e la possibile reazione delle compagnie telefoniche).
Un insperato lieto fine che dovrebbe farci riflettere e darci un po’ di speranza per un futuro nel quale saremo sempre meno in balia dell’arrogante di turno. «Perché il perdente adesso sarà il vincente di domani, perché i tempi stanno cambiando».
ARGOMENTO SEMPLICE (?)
Oltre all’abolizione dei contributi di ricarica per le carte prepagate, il “pacchetto Bersani” contiene altre interessanti norme che riguardano da vicino il settore delle comunicazioni. Per i cellulari, sparisce la scadenza dei crediti, che obbligava a ricaricare la scheda almeno una volta l’anno e le offerte tariffarie per i telefonini dovranno evidenziare chiaramente ogni voce che compone il costo effettivo.
Per ciò che concerne i contratti stipulati con operatori di telefonia fissa e mobile, di accesso Adsl a Internet e di pay-per-view, si potrà recedere in qualsiasi momento e senza spese non giustificate da costi effettivi (oggi quasi tutti i gestori richiedono una durata minima di 12/18 mesi); l’obbligo di preavviso non potrà essere superiore a 30 giorni.
Molti si chiedono se le nuove norme sono già in vigore, ma la risposta è no. Per l’abolizione dei contributi di ricarica le compagnie telefoniche hanno a disposizione 30 giorni di tempo, dalla data di pubblicazione del decreto sulla Gazzetta ufficiale, per adeguare le tariffe, mentre le modalità attuative delle nuove disposizioni sui contratti dovranno essere definite dall’Autorità garante per le comunicazioni.