Stanno riscuotendo molto successo alcuni giochi elettronici pensati per tenere in allenamento il cervello di adulti e anziani.
ARGOMENTO SEMPLICE (?)
Sono nati da diversi mesi, ma stanno ottenendo un notevole successo, alcuni videogiochi per console portatili, dedicati all’allenamento cerebrale dei meno giovani. Il più celebre fra loro è prodotto dalla Nintendo e ha un titolo chilometrico che, a leggerlo per intero, costituisce già un piccolo esercizio per la mente: “Brain Training del Dr. Kawashima: quanti anni ha il tuo cervello?”.
Il gioco è una divertente raccolta di esercizi cognitivi per stimolare il cervello, studiati da un neuroscienziato giapponese. Attraverso semplici domande di aritmetica, logica e piccoli test di memorizzazione, da svolgere quotidianamente per pochi minuti, sembra si possano ottenere miglioramenti nella preservazione della memoria a breve termine. Il condizionale è d’obbligo perché in questo caso non è ben chiaro il confine tra scienza e business, anche se è assodato che esercitare la mente faccia bene in ogni caso alla salute del cervello.
Dopo il primo ciclo di gioco, la console assegna un punteggio iniziale, in base alla velocità e all’esattezza delle risposte, valutando un’età cerebrale del giocatore; il programma suggerisce quindi un allenamento giornaliero per diminuire questa età, offrendo la possibilità di verificare nel tempo i propri progressi. L’età cerebrale minima raggiungibile è 20 anni: semmai si arrivasse a tanto, a quel punto si può tranquillamente sostituire Brain Training con qualsiasi altro videogioco, perché significa che si è raggiunta la stessa bravura del più “sgamato” dei ragazzini.
È in uscita il secondo titolo della serie, "More Brain Training", che promette di ricalcare il successo del predecessore. Non si sa con certezza quanti siano, tra i dieci milioni di utilizzatori di Brain Training stimati in tutto il mondo, quelli che effettivamente abbiano ottenuto dei reali benefici al cervello. Quel che pare certo è che i produttori – insieme al dottor Kawashima – ne hanno beneficiato economicamente, riuscendo ad aprire nuove prospettive di mercato con la vendita di giochi e console agli anziani. Chi volesse mantenere in esercizio la mente, senza ricorrere a diavolerie elettroniche, può comunque acquistare una rivista di enigmistica, ottenendo pressappoco gli stessi risultati.
Si conclude il viaggio alla scoperta dell’open source con una carrellata di programmi da provare, per “liberare” il vostro pc.
ARGOMENTO COMPLESSO (?)
Dopo aver raccontato la storia e analizzato la filosofia del software libero, è giunto il momento di passare alla pratica. Quali sono i principali programmi open source? Sono identici a quelli a pagamento? Che differenza c’è tra un software libero e uno gratuito?
Nella lingua inglese, la parola free significa sia “libero”, sia “gratis”, ma i due termini non sono equivalenti e questo genera un po’ di confusione. I programmi open source sono liberi e spesso gratuiti (anche se è possibile venderli); i software gratuiti, invece, sono coperti da copyright che ne limitano l’utilizzo. Per questo motivo, tra il gratis e l’open source è meglio scegliere quest’ultimo.
I programmi liberi sono simili a quelli “proprietari”, in alcuni casi migliori e in altri più carenti, ma ricordiamo ancora una volta che si tratta di fare una scelta a sostegno di un principio, sopportando qualche disagio iniziale dovuto principalmente al cambiamento dell’interfaccia.
Uno dei programmi più diffusi al mondo è Office, una suite di applicazioni Microsoft che comprende Word, Excel, Access e Powerpoint; il suo corrispettivo “open” si chiama OpenOffice, anch’esso suddiviso in più componenti che gestiscono testi, fogli di calcolo, database, presentazioni, ma dotato di altre interessanti funzionalità. Proseguendo il paragone con i prodotti Microsoft, al posto di Internet Explorer c’è Firefox, un ottimo browser, più flessibile e “trasparente” del rivale, certamente più sicuro, realizzato dai programmatori del progetto Mozilla, ideatori anche del programma di posta Thunderbird (antagonista di Outlook Express). Per la gestione dei Pdf (al posto di Acrobat) si può utilizzare Xpdf per leggerli e Pdf Creator per realizzarli.
Non vorrei annoiarvi ulteriormente con troppi paragoni; ecco quindi un semplice elenco di programmi open source: 7Zip (compressione di file), Audacity (editor file audio), BwgBurn (masterizzazione cd e dvd), CdEx (estrazione di tracce audio da cd), ClamWin (antivirus), Eraser (cancellazione definitiva di file), FeedReader (aggregatore di feed Rss), FreeCad (cad 2 e 3D), Gimp (fotoritocco), Gizmo (VoIp), Miranda (instant messenger), MmConvert (conversione file video), Startup Manager (gestione dei file caricati automaticamente all’avvio del computer), TpTest (controllo velocità della connessione a Internet) e Virtual Photo Organizer (gestione dell’archivio di fotografie digitali).
Questi ed altri programmi sono recuperabili sul sito Sourceforge e su quello della Free Software Foundation. Provare per credere… nell’open source!
ARGOMENTO COMPLESSO (?)
Nel mondo dell’open source si può entrare a piccoli passi, installando singoli programmi, oppure con un gran balzo all’interno di Linux, il sistema operativo libero. Grande balzo, sì, ma non a occhi chiusi! L’installazione di un diverso sistema operativo è una scelta radicale da soppesare: se si ha a disposizione un vecchio computer inutilizzato, che abbia almeno 128 MB di Ram e alcuni GB nell’hard disk, allora ci si può permettere un’installazione completa. Per gli altri casi, è meglio tentare una coabitazione con Windows su due partizioni diverse, oppure utilizzare i “live cd”, i dischi che caricano temporaneamente il sistema operativo, senza lasciare traccia sul disco fisso, come Ubuntu o Knopils. Per installazioni complete si possono utilizzare le distribuzioni – i pacchetti completi di Linux realizzati da differenti programmatori –, come Mandriva, Suse, Kubuntu o Debian.
Siete stanchi di essere maltrattati dai servizi per l’assistenza clienti? Provate a chiedere aiuto nei forum tematici. La soluzione migliore giungerà presto, fornita da altri utenti.
ARGOMENTO SEMPLICE (?)
Da un’indagine dello scorso anno sull’utilizzo della tecnologia in ambiente domestico, è risultato che l’83% degli italiani preferisce non rivolgersi al produttore in caso di problemi con un nuovo apparecchio (il 66% lo ritiene addirittura una perdita di tempo). Chi si è trovato almeno una volta nella vita alle prese con un call center può facilmente comprendere perché in Italia si tenda a rinunciare all’assistenza a distanza.
Come risolvere un problema tecnico? È
Si può iniziare, digitando in un motore di ricerca il problema e il nome del prodotto/gestore; tra i risultati appariranno certamente dei riferimenti all’interno di alcuni forum. Se non si trovano subito soluzioni adeguate, è possibile immettere una richiesta di aiuto (a volte è necessario registrarsi), ma prima di lanciare un sos, è bene sfogliare le pagine del forum alla ricerca di problemi analoghi.
Per evitare di perdere tempo (e di farlo perdere a chi potrebbe aiutarvi) è necessario descrivere modello e marca del dispositivo o il nome della compagnia, il problema riscontrato e in quale occasione, cercando di fornire particolari senza dilungarsi troppo. L’oggetto del messaggio non deve essere generico («Aiutatemi!» o «Consiglio urgente») e la richiesta va inserita solo nella sezione appropriata (mai in più parti del forum).
Nel giro di qualche ora, o di un giorno al massimo, qualcuno risponderà al vostro quesito, suggerendovi soluzioni o chiedendo qualche informazione aggiuntiva. Con un pizzico di pazienza, il forum si rivela uno strumento incredibilmente efficiente rispetto a qualsiasi call center di assistenza clienti.
ARGOMENTO FACILE (?)
«Lasciate ogni speranza voi che entrate»: sarebbe opportuno che i servizi di assistenza tecnica (quelli della telefonia, in particolare) accogliessero gli utenti con questi versi invece dei soliti assordanti motivetti. La discesa nel terribile inferno dei call center avviene digitando i numeri del tastierino telefonico: «Prema 1 per accedere al girone dei servizi, 2 per quello delle promozioni, 3 per l’assistenza o 9 per abbandonare l’Ade in compagnia del suo problema irrisolto». I minuti scorrono e man mano che ci si addentra nella giungla delle opzioni, si intuisce di essere caduti in una trappola diabolica. Tra i gestori di telefonia mobile, solo Wind – che pure si è recentemente distinta per alcune pratiche discutibili nei confronti dei propri clienti, in occasione dell’abolizione dei contributi di ricarica – ha pubblicato su Internet la struttura delle opzioni del servizio di assistenza 155. Fino a qualche anno fa era ancora possibile trovare un essere umano dall’altra parte del filo, ma oggi gli operatori sono scomparsi tra i menù ed è difficilissimo trovarne uno.
Un trucco per rintracciare gli addetti è quello di inoltrarsi nelle opzioni commerciali, dove c’è sempre qualcuno pronto a farvi sottoscrivere un contratto; con un po’ di faccia tosta sarà sufficiente chiedere di essere messi in contatto con la persona competente. La competenza è un altro tasto dolente. Il personale dei call center è composto generalmente da giovani che non hanno migliori alternative di lavoro e che, il più delle volte, ricevono una paga indecorosa per un incarico temporaneo. In queste condizioni è facile ricevere risposte inadeguate o sgarbate.
Quasi sempre vi comunicano che il problema è temporaneo e che si risolverà, per magia, entro le 24 ore successive, oppure iniziano a porvi delle stupide domande che nulla hanno a che vedere con il vostro problema. Se la telefonata si protrae, la comunicazione probabilmente sarà interrotta bruscamente: gli operatori, infatti, oltre ad avere interesse a ricevere più chiamate possibili, rischiano un richiamo se la comunicazione dura più di tre minuti. Tenetevi quindi alla larga dai servizi di assistenza telefonica e, se possibile, dai gestori che vi hanno maltrattato (ma, purtroppo, è una degenerazione molto diffusa).