La tecnologia podcasting offre un’opportunità nuova per la diffusione della fede, utilizzando il Web come canale di comunicazione con i giovani.
ARGOMENTO COMPLESSO (?)
Ormai il “popolo dell’mp3” è ovunque: per strada, sui mezzi pubblici, nei parchi; sono giovani e adulti con le cuffie alle orecchie che ascoltano musica dai loro microlettori digitali. Negli ultimi anni, gli iPod e gli altri apparecchi mp3 hanno spazzato via la vecchia generazione di walkman a cassetta e quella più recente di lettori cd portatili. Sui nuovi dispositivi, però, non si ascoltano soltanto canzonette.
I vantaggi dell’audio digitale non riguardano solo la musica; con le cuffiette portatili oggi si ascoltano anche programmi radiofonici, notizie, conferenze, lezioni, poesie, audiolibri e persino il Vangelo. Con pochi mezzi chiunque può pubblicare delle registrazioni sul Web, grazie alla tecnica del podcasting. Gli interessati devono soltanto linkare il sito e attendere che il flusso audio sia scaricato sul computer, per poi copiarlo sul proprio lettore portatile.
Il successo della nuova tecnologia dovrebbe far riflettere, soprattutto qualche giovane sacerdote o educatore alla ricerca di nuovi mezzi per comunicare la fede a una gioventù “tecnologica”, entrando in uno dei loro canali preferiti.
Lo scorso anno è nato “Verbum Domini”, il Vangelo in podcast; all’indirizzo http://verbumdomini.it ogni giorno era possibile trovare – e scaricare – le letture della Messa (secondo il Rito romano) recitate da attori e doppiatori professionisti. Purtroppo il sito non è stato più aggiornato da aprile. In Rete il podcasting religioso (o “godcasting”) sta conoscendo un vero boom: migliaia di siti cristiani che utilizzano il Web per pubblicare prediche, sermoni, commenti biblici e approfondimenti. Alla caccia delle pecorelle smarrite nel cyberspazio di Internet.
Su Internet si trovano tutte le istruzioni sul podcasting; sul sito http://www.digitalino.com/toilettecast/faq/faq.html si possono leggere le risposte alle domande più frequenti. Per cimentarsi nell'impresa di creare podcast, ecco invece alcune guide on-line: http://www.audiocast.it/argomenti/2005/1126/realizzare_podcast/come_realizzare_un_podcast.html; http://www.pc-facile.com/guide/creare_pubblicare_podcast; http://www.radiopodcast.it. In libreria sono usciti recentemente quattro volumi sul podcasting: Alessandro Venturi, Come si fa un podcast, Tecniche nuove, pp. 192, € 9,90; Marco Traferri, Podcasting che funziona, Apogeo, pp. 225, € 9,90; Steve Shipside, I segreti del podcasting, Mondadori Informatica, pp. 177, € 9,00; Stefania Boiano e Giuliano Gaia, Il tuo podcast, FAG, pp. 154, € 9,90.
Grazie al Web, possiamo aiutare i nostri amici “di famiglia” stranieri a seguire le funzioni domenicali in italiano. Sul sito del Centro religioso internazionale di Vienna si possono scaricare gratuitamente i testi in 12 lingue delle letture della Messa (tedesco, inglese, ceco, spagnolo, francese, croato, italiano, ungherese, olandese, polacco, sloveno e slovacco), incluso un breve commento per la meditazione.
Alcune utili raccomandazioni per chi si è appena avventurato nell’interessante e complesso mondo delle immagini digitali
ARGOMENTO SEMPLICE (?)
1 – NON SOLO MEGAPIXEL
2 – MEGLIO GRANDI O COMPRESSE?
La scelta delle dimensioni delle immagini dipende dalla capacità di memoria della scheda. Se si desidera stampare le foto in formato 10x15 cm non occorrono più di 1.500-1.600 pixel di base (che corrispondono, nelle impostazioni, a una risoluzione media). Se la scheda è capiente, si può scegliere eventualmente di diminuire la compressione, impostando una qualità fine o super fine
3 – PER ELABORARE LE FOTO
Dopo le prime esperienze con la fotografia digitale, nasce spesso il desiderio di lavorare con le immagini, per correggerle o elaborarle. I produttori di fotocamere allegano ai prodotti un semplice programma per fotoritocco, con le funzioni di base. In ambito professionale – e per chi volesse dotarsi di uno strumento veramente potente –, il migliore programma è indubbiamente Photoshop, giunto alla versione Cs3. Gli addetti ai lavori non possono non conoscerlo alla perfezione, ma un costo esagerato (1.078,80 euro) lo colloca fuori dalla portata dei dilettanti. Meglio ripiegare sul fratello minore Photoshop Elements, oppure sul programma Gimp, che è open source e gratuito.
4 – PREIMPOSTAZIONI
Le macchine digitali hanno dei programmi di ripresa già impostati, che regolano il tempo di posa, l’apertura del diaframma e la messa a fuoco ideale in situazioni ricorrenti. La preimpostazione più usata è sicuramente “auto“, che dovrebbe consentire di realizzare immagini sempre corrette. In alcuni casi, però, i risultati sono insoddisfacenti. Per ritrarre panorami, persone, oggetti a distanza ravvicinata, oppure soggetti in movimento, esistono impostazioni particolari, rappresentate da un simbolo da selezionare su una ghiera o sui tasti nella parte posteriore della macchina.
5 – ARCHIVIAZIONE A RISCHIO
Dopo lo scatto e la stampa delle immagini digitali, si presenta il problema dell’archiviazione. Dove salvarle? Purtroppo non esistono supporti che garantiscano totale affidabilità. Gli hard-disk (esterni o interni) sono soggetti a smagnetizzazione, accelerata da umidità e temperature fuori dalla norma; cd e dvd sono deteriorabili nel tempo; le schede di memoria e le chiavi Usb hanno problemi quando la temperatura si alza. Per evitare che le foto svaniscano nel nulla – un evento traumatizzante, se avviene con quelle dei propri cari –, è bene creare più copie dell’archivio, possibilmente su supporti diversi. Al momento cd e dvd, sembrano assicurare maggiore affidabilità, evitando però i riscrivibili (cd-rw e dvd-rw).
6 – FOTO IN RETE
La diffusione delle linee a banda larga e l’aumento della velocità di connessione a Internet, unite a nuove e allettanti prospettive di business legate all’offerta di servizi gratuiti, ha permesso la nascita di nuovi sistemi in grado di ospitare archivi fotografici personali in Rete. Oggi alcuni servizi come Flickr, offrono gratuitamente uno spazio di diversi megabyte su server per caricarvi fotografie digitali, con la possibilità di catalogarle e di mostrarle a distanza – in forma pubblica o privata – attraverso un comune browser Web. In una dei prossimi post, mi occuperò in dettaglio di Flickr.
Questo post (e il relativo articolo che apparirà nella rubrica Nuovi Media di Famiglia Cristiana) non sarebbe mai nato se non avessi letto l’utilissimo focus sulla fotografia digitale, pubblicato sulla rivista PcMagazine lo scorso giugno. Con mio grande dispiacere, i colleghi della redazione di quella rivista (e di Computer idea) si trovano una situazione molto difficile, a causa di una possibile cessione del ramo d’azienda, un genere di operazioni che troppo spesso sfocia in riduzioni di costi e di personale, o in cessazioni di attività. Mi sento solidale con tutti loro – per quanto possa valere questo messaggio – e li ringrazio per tutto ciò che ho imparato in questi anni da PcMagazine, una rivista di qualità, ben fatta, che vorrei continuare a leggere ancora a lungo.
Per chi volesse, i loro blog si trovano a questi indirizzi: PcMagazine e Computer Idea.
La stampa diventerà solo una delle tante modalità con le quali si potrà accedere alle notizie in futuro.
ARGOMENTO COMPLESSO (?)
«I giovani, ai quali editori e giornalisti cercheranno di vendere nel 2017 i giornali, hanno ora più o meno 10 anni. Questi bambini passano al video due ore al giorno tra i 6 e i 9 anni, che diventano cinque tra i 12 e i 13. Il 51 per cento dei bambini si collega al Web e tre anni è diventata l’età media nella quale si comincia a usare il mouse. Il computer è per loro un oggetto familiare: fin dai primi anni ne capiscono le logiche velocemente, vi giocano, trovano quello che cercano con una rapidità sorprendente, navigano come vecchi lupi di mare nell’oceano di Internet. Pensare che questi bambini, una volta cresciuti, spegneranno il computer per sedersi in poltrona a leggere un giornale di carta è una utopia nella quale è probabilmente inutile cullarsi». Se qualche giornalista o editore della carta stampata fosse ancora convinto che Internet sia solo un fenomeno temporaneo, una moda passeggera, farebbe bene a leggere l’interessante saggio “L’ultima copia del «New York Times»” (Donzelli), scritto da un professionista della comunicazione che sa guardare oltre: Vittorio Sabadin. A dispetto del titolo, non si tratta dell’ennesimo saggio che decreta la morte dei giornali; l’informazione stampata ha davanti a sé ancora molti anni di vita ma, in futuro, carta e inchiostro saranno solo una delle tante modalità con le quali si accederà alle informazioni.
Il declino dei giornali prosegue implacabile da alcuni anni, con una perdita costante di copie e di lettori. Eppure la richiesta di informazione è in continuo aumento. Due importanti fenomeni hanno accelerato questo calo: la free press e Internet. La scommessa dei giornali gratuiti, di regalare un prodotto che viva di sola pubblicità, è stata vinta. I costi sono ridotti al minimo perché lo staff è circa un decimo di quello necessario per realizzare un giornale tradizionale, i distributori hanno percentuali inferiori rispetto agli edicolanti e non ci sono spese per la gestione dei resi. I pendolari possono impiegare il tempo “perso” sui mezzi, leggendo gratis un prodotto pensato per loro, con articoli brevi da consumare velocemente.
La sconfinata disponibilità di notizie in Rete, unita alla progressiva diffusione della banda larga ha inevitabilmente ridotto il tempo di utilizzo degli altri media. Ma con Internet, gli utenti non si accontentano più del ruolo passivo cui sono stati abituati dai vecchi mezzi di comunicazione. Le nuove tecnologie hanno messo in mano alla gente dei potenti sistemi di registrazione e di trasmissione, a costi accessibili. I contenuti prodotti dagli utenti affiancheranno il giornalismo tradizionale, creando un sistema di informazione migliore, più completo.
Editori e giornalisti oggi non riescono più a parlarsi (il contratto è scaduto da oltre due anni), ma è necessario uno sforzo comune per far fronte alla crisi. Sabadin pensa sia assolutamente necessario re-inventarsi per non morire di una morte lenta e dolorosa, fatta di tagli ai budget e di riduzione di personale, che distruggeranno la qualità dei prodotti stampati.
Le soluzioni proposte riguardano l’aspetto formale dei giornali (riduzione del formato, utilizzo del colore, restyling della grafica) ma, soprattutto, l’utilizzo del Web e delle nuove tecnologie. Il lieto fine, dedicato ai colleghi giornalisti, lo lasciamo alle parole dell’autore: «Il buon giornalismo sarà sempre un bisogno fondamentale di ogni società democratica e civile e troverà il modo di adattarsi e di sopravvivere».