L’Agcom ha dato il via libera ai servizi integrati di telefonia, che consentiranno l’uso di un solo apparecchio per le chiamate su numeri fissi e mobili.
ARGOMENTO FACILE (?)
Ricordate lo spot televisivo Vodafone dell’anno scorso, nel quale la coppia di “cervelloni” Totti-Gattuso staccava le spine telefoniche di casa, annunciando la liberazione dall’odiato canone? La pubblicità riguardava la prima offerta convergente fisso-mobile di telefonia, ma in realtà nessuno ha mai potuto usufruirne. Si è scatenata una battaglia fra Vodafone e Telecom, a colpi di carte bollate, che ha coinvolto sia il Garante, sia il Ministero delle comunicazioni, fino a interessare
A inizio agosto, l’Autorità per la garanzia nelle comunicazioni è riuscita finalmente a sbrogliare la matassa, approvando il provvedimento di autorizzazione per i servizi integrati fisso-mobile. Per gli utenti, questo significa la possibilità di utilizzare un solo apparecchio per le chiamate sul numero di casa e sul telefonino. Quando si è in casa (o nelle immediate vicinanze) il dispositivo funzionerà come un normale telefono fisso, con la stessa tariffa, mentre fuori casa le chiamate saranno indirizzate sulla rete cellulare. Per chi chiama, comunque, non cambierà nulla, sotto il profilo dei costi.
Nelle prossime settimane dovrebbero ritornare disponibili le uniche due offerte commerciali bloccate dalle autorità: “Vodafone casa numero fisso”, che prometteva la cancellazione del canone, trasferendo tutte le chiamate verso casa sul telefonino e “Unico” di Telecom, che invece prevedeva l’utilizzo di un collegamento Adsl-WiFi tra le mura di casa e Gsm al di fuori di esse. Telecom Italia, per la sua perenne posizione dominante, dovrà obbligatoriamente presentare un’offerta all’ingrosso per altri operatori, con la speranza che nascano nuove offerte.
La nascita di servizi integrati di telefonia (fissa e mobile) è indubbiamente un fatto positivo perché le persone saranno sempre raggiungibili attraverso un unico numero. Però, per quanto si è visto finora negli altri Paesi europei, invece di semplificare la vita degli utenti, si è ottenuto spesso l’effetto contrario. In molti casi, la convergenza è stata ottenuta attraverso soluzioni complesse e poco chiare. Qualcosa cambierà quando le chiamate viaggeranno totalmente sulla rete Ip (cioè su Internet).
ARGOMENTO SEMPLICE (?)
Immaginate se l’edicolante sotto casa vi portasse i ritagli di tutte le ultime notizie di ogni testata di vostro gradimento, verificando ogni dieci minuti l’arrivo di novità. Immaginate ancora di trovare l’elenco di queste notizie, con titoli e sommari, direttamente sulla vostra scrivania e che voi, scorrendoli, possiate leggere il testo degli articoli più interessanti. Con un ultimo sforzo di fantasia, pensate che questo servizio non vi costi nulla. Un sogno? No, è una realtà ormai affermata su Internet. L’edicolante è un software che prende il nome di “aggregatore” e le notizie sono messe a disposizione da innumerevoli testate e blog attraverso canali chiamati feed Rss. I siti che offrono questi servizi lo segnalano attraverso un’icona arancione (come quella a fianco ) e per iscriversi al feed è sufficiente copiarne l’indirizzo – cliccando con il tasto destro del mouse sull’icona e selezionando la voce “copia collegamento” –, incollandolo all’interno dell’aggregatore.
Per la gestione dei feed esistono diversi programmi gratuiti, suddivisi in due tipologie: quelli da installare sul computer e quelli che si consultano on-line. C’è una terza possibilità, offerta dai browser di ultima generazione, ma è una soluzione poco versatile. Gli aggregatori installabili offrono più funzioni, mentre quelli in Rete hanno il vantaggio di essere disponibili ovunque, con qualsiasi computer, sistema operativo o browser e non richiedono installazione. Di seguito analizziamo in dettaglio due diversi aggregatori.
ARGOMENTO SEMPLICE (?)

FeedReader (nell’immagine qui sopra) è un ottimo programma per aggregare feed Rss, disponibile in italiano e scaricabile qui. È consigliabile a chi utilizza connessioni sempre attive e a chi occorre effettuare ricerche nell’archivio delle notizie scaricate. Google Reader (qui sotto) ne è invece sprovvisto, nonostante appartenga al più grande motore di ricerca; si tratta comunque di un’applicazione leggera e veloce, anche se in inglese. Google Reader non richiede installazione, solo un account Google.

Per iniziare a utilizzare gli aggregatori, potete partire iscrivendovi a qualche feed dei principali quotidiani nazionali (come quelli del Corriere della Sera, di Repubblica o della Gazzetta dello Sport), oppure con quello disponibile sulla colonna qui a sinistra, quello del blog Nuovimediam, per ricevere tutti gli aggiornamenti del sito.
Palmari e smartphone mettono a disposizione molte funzioni utilizzabili sui normali computer: veri e propri uffici portatili connessi alle reti.
ARGOMENTO COMPLESSO (?)
I primi modelli apparvero sul mercato alla fine degli anni ’80, ma fu solo nel 1993 che arrivò il primo “assistente personale digitale” (Pda), il Newton della Apple, un piccolo gioiello tecnologico costoso come un vero gioiello, dotato di schermo sensibile al tocco (touchpad). All’inizio della loro storia i palmari avevano capacità molto limitate, non erano in grado di dialogare con altri computer ed erano impiegati unicamente come rubrica e agenda elettronica.
Di anno in anno, i dispositivi sono aumentati di capacità e potenza, permettendo il caricamento di sistemi operativi e l’installazione di programmi da ufficio. Sui minischermi è apparso il colore, le dimensioni si sono ulteriormente ridotte e le batterie hanno aumentato la loro durata per un periodo sufficientemente lungo. Infine, l’implementazione della tecnologia wireless, come il Bluetooth o il Wi-Fi, ha permesso la connessione e la sincronizzazione con postazioni pc fisse e diverse periferiche (telefoni, navigatori satellitari e altri apparecchi digitali).
Se i palmari si sono sviluppati tecnologicamente in modo molto rapido, nel campo della telefonia l’innovazione è stata rapidissima. Oggi i cellulari più evoluti, i cosiddetti smartphone, possiedono quasi tutte le funzionalità dei migliori palmari, ma, in aggiunta, si possono connettere alle reti per la telefonia mobile (Gsm, Gprs, Umts e Hsdpa). Le società produttrici di Pda si sono dovute così adeguare, implementando le funzioni di telefonia sui dispositivi, anche se questo ha influito negativamente sul rendimento delle batterie.
La differenza tra palmari e smartphone è quindi sempre più labile e scomparirà definitivamente con la prossima generazione di apparecchi. Questi nuovi cervelloni multimediali portatili invaderanno il mercato, destinati non solo a tasche e taschini di uomini d’affari (anche se inizialmente – e come sempre – i costi saranno proibitivi). Con questi dispositivi si potrà così: telefonare, ricevere e spedire sms/mms, connettersi a Internet, utilizzare la posta elettronica, aprire e creare file di Office (testi, fogli di calcolo e presentazioni), visualizzare pdf, salvare appunti, gestire rubriche e appuntamenti, ascoltare musica, scattare fotografie, girare video, giocare e addirittura ricevere indicazioni stradali attraverso Gps.
Probabilmente è ancora troppo presto per decretare sentenze di morte dei personal computer, ma è chiaro che la forte concorrenza esercitata da palmari e smartphone ridimensionerà notevolmente le ambizioni del vecchio e ingombrante pc.
Dov’è il confine tra i diritti dei datori e la privacy dei dipendenti nei luoghi di lavoro connessi alla Rete. Ecco alcune indicazioni dell’Authority.
ARGOMENTO COMPLESSO (?)
Posta elettronica e Internet sono molto diffuse negli ambienti di lavoro. Sono strumenti che il datore mette a disposizione per scopi inerenti al lavoro, ma il rapporto diretto e personale che il dipendente ha con queste tecnologie tende a generare malintesi. Di solito ogni computer è usato da un unico lavoratore, gli indirizzi e-mail contengono riferimenti precisi al nome e al cognome del dipendente: così il lavoratore tende, nel tempo, a considerare naturale un uso privato dei mezzi tecnologici aziendali, arrivando spesso ad abusarne.
Dove finiscono i diritti del datore di lavoro e dove iniziano quelli del dipendente? Nelle cause di lavoro inerenti l’utilizzo delle applicazioni Internet in ufficio le sentenze sono spesso contrastanti tra loro. Generalmente i giudici tendono a dare ragione ai dipendenti, perché le prove raccolte dai datori finiscono spesso per collidere con il diritto alla privacy dei lavoratori. Per fare un po’ di chiarezza su questo tema delicato, è intervenuto recentemente il Garante per la protezione dei dati personali, attraverso un provvedimento generale che fornisce qualche indicazione utile.