Le recenti novità nella telefonia (Mvno, convergenza fisso-mobile) fanno emergere disparità che andrebbero regolamentate dalle Authority.
ARGOMENTO COMPLESSO (?)
Quinta’s weblog è uno dei blog che seguo con maggiore interesse. Negli ultimi giorni il suo autore, Stefano Quintarelli, ha affrontato una questione importante, per migliorare l’apertura e la trasparenza del mercato della telefonia in Italia. Quest’anno sono arrivati gli operatori virtuali mobile (Mvno) ed è arrivata anche la convergenza fra telefono fisso e mobile (di cui ho cercato di tenervi aggiornati qui e qui), ma è rimasta un’asimmetria regolamentare, cioè una differenza fra ciò che avviene a livello normativo tra la rete fissa e quella mobile. Prendo in prestito direttamente le parole di Stefano, perché sono particolarmente chiare:
nella rete fissa l'operatore dominante è obbligato a fornire accesso all'ingrosso (bitstream) a qualunque operatore gliene faccia richiesta e i prezzi all'ingrosso sono regolamentati per evitare extra-profitti che graverebbero sulle tasche dei consumatori. (forse sarebbe meglio dire "limitare", non "evitare")
nella rete mobile gli operatori dominanti non hanno alcun obbligo di fornitura all'ingrosso e i prezzi all'ingrosso non sono regolamentati ma lasciati a negoziazioni commerciali: l'operatore mobile decide chi può o meno comprare da lui e a che prezzi.
Così gli operatori mobili possono fare concorrenza nel fisso, grazie a regole che impongono l’apertura del mercato, mentre gli operatori del fisso non sono altrettanto fortunati: non possono andare a concorrere allo stesso modo nel settore della telefonia mobile, perché non vige la stessa regola. Si potrebbe obiettare che nel fisso è rimasto una sorta di monopolio, mentre nel mobile gli operatori con rete propria sono più di uno ma, in realtà, essi costituiscono un oligopolio (che è riuscito a frenare per anni l’introduzione degli Mvno nel nostro Paese).
A proposito di operatori virtuali, Quintarelli fa notare che i nuovi soggetti non si possono definire realmente Mvno, ma più propriamente degli Esp (Enhanced service provider), cioè soltanto fornitori di servizi. Per comodità e chiarezza, io continuerò a chiamarli Mvno. Spero che Stefano non ne abbia a male, ma in ogni caso mi sento di convivere appieno la sua istanza: offerta all’ingrosso (bitstream) anche sul mobile. Coraggio Authority!
Un nuovo lettore promette di dare impulso al commercio, in verità mai decollato, di e-book.
ARGOMENTO SEMPLICE (?)
Gli e-book – i libri elettronici – sono tra noi da parecchi anni, ma non hanno mai riscosso molto successo fra il pubblico, che continua a subire l’intramontabile fascino dei libri stampati. Il fallimento è dovuto a una serie di problemi, come la mancanza di tecnologie in grado di visualizzare gli e-book senza affaticare la vista, la scarsità di titoli disponibili (in stretta correlazione alla limitata diffusione del mezzo), i costi e la praticità dei dispositivi, le limitazioni imposte dai Drm – i lucchetti digitali che impediscono qualsiasi utilizzo non autorizzato – a salvaguardia del copyright.
Dall’America, però, giunge una novità importante: Amazon, il celebre rivenditore mondiale di libri on-line, ha presentato Kindle, un lettore di e-book di nuova concezione. Il dispositivo può contenere fino a 200 libri in formato elettronico, che possono essere letti senza fatica per gli occhi, grazie alla tecnologia E-ink, che simula l’effetto della pagina stampata (il display non è retroilluminato). Per il suo stretto rapporto con Amazon, Kindle rappresenta un’evoluzione, rispetto ai lettori già in commercio (anche se, esteticamente, è certamente uno dei peggiori). Gli utenti possono accedere gratuitamente, con una connessione Evdo (una rete di telefonia mobile americana, simile al nostro Umts), a un servizio che consente di scaricare libri (9,9 $ l’uno) e i principali quotidiani/periodici statunitensi (in abbonamento a 1,99 $ l’uno al mese); è addirittura prevista la possibilità di provare gratis per 15 giorni i giornali e di leggere il primo capitolo di ogni libro.
Una delle carte vincenti del nuovo dispositivo è costituita dall’ampia disponibilità di titoli (88 mila libri dal sito Amazon, più tutti i nuovi volumi in uscita). È indubbio, quindi, che Kindle rappresenti un interessante passo in avanti - e nella giusta direzione - per l’editoria elettronica, anche se il nuovo lettore non è e non sarà il prodotto che lancerà gli e-book verso il definitivo successo.
ARGOMENTO SEMPLICE (?)
Sull’onda del successo del Web 2.0 (gli utenti protagonisti e autori di contenuti), stanno nascendo pregevoli iniziative in Rete dedicate ai bibliofili. Iniziamo da Anobii, un sito dove è possibile inserire i titoli dei libri preferiti all’interno di un profilo personale. Il proprio “scaffale virtuale” può essere reso pubblico o mantenuto privato, ma l’utilità del servizio – che è completamente gratuito – consiste proprio nella possibilità di entrare in contatto con persone con gli stessi gusti. Inserendo il titolo di un libro, si possono visualizzare gli altri utenti che lo hanno selezionato e consultare il loro scaffale, ricavandone preziosi consigli per nuove letture.
Di Lulu – il servizio di print-on-demand che dà a tutti la possibilità di stampare le proprie opere – ne ho già parlato in questo post, suscitando molto interesse nei nostri lettori. Il successo del servizio è decretato dai numeri: a un anno di distanza dalla nascita del portale italiano, Lulu registra la realizzazione di 7.200 libri, un record pro-capite mondiale. Il sito è stato recentemente rinnovato, implementando nuove funzioni e template; è stata, inoltre, semplificata la procedura di creazione.
Il Gruppo XII è, infine, una coraggiosa iniziativa in Rete che riunisce allo stesso tempo un circolo letterario, un’associazione culturale e una casa editrice. Nata nel 2007, si pone come punto di incontro on-line fra autori italiani; periodicamente il gruppo apre bandi ufficiali per la pubblicazione di libri (sono 9 i titoli in catalogo), con partecipazione aperta a tutti (è garantita la lettura di ogni manoscritto).
Poste Italiane diventa ufficialmente Mvno.
ARGOMENTO SEMPLICE (?)
Come preannunciato, ecco arrivato il debutto dell’operatore virtuale di telefonia mobile di Poste italiane, che si avvale della rete Vodafone. Dai piani tariffari non appaiono rilevanti novità, un’ulteriore conferma che per ora gli Mvno italiani producono più vantaggi alle aziende - fidelizzazione clientela, rafforzamento del brand… - che agli utenti. Poste Mobile elimina lo scatto alla risposta e propone tre piani:
Con Tutti, una tariffa unica a 16 centesimi al minuto verso tutti (sms a 12 cent);
Con Noi, chiamate e sms a 6 centesimi verso tutti i numeri Poste Mobile (che avranno prefisso 377-1), 22 centesimi/min. e sms a 12 centesimi verso gli altri numeri;
Con Tutti Premium, tariffa destinata ai clienti Bancoposta o Postepay, identica alla precedente, ma con le chiamate agli altri numeri ridotte a 16 centesimi al minuto.
È prevista infine un’opzione Con Te, che permette di chiamare un numero spendendo 16 centesimi ogni 30 minuti di conversazione (dura un anno).
La novità del nuovo operatore virtuale è che sarà possibile abbinare alla sim una carta di credito ricaricabile PostePay oppure un conto Bancoposta, per poter inviare telegrammi, effettuare trasferimenti di denaro fra carte di credito, verificare saldo e movimenti, o pagare bollettini.
Informazioni (dai prossimi giorni) sul sito di Poste Mobile.
Un'ultima considerazione: da un lato
Grandi manovre in atto fra i produttori di apparecchi mobili e di servizi Web: in palio la “torta” pubblicitaria che, nel 2010, varrà 10 miliardi di dollari.
ARGOMENTO COMPLESSO (?)
È interessante osservare la tendenza verso la quale si stanno muovendo i principali attori del mercato, alla quale iPhone ha impresso una notevole accelerazione. Aumentano le funzioni, migliorano tecnologie e materiali: di conseguenza cambia anche il modo di usare il telefonino. Tale termine appare ormai riduttivo, perché i nuovi dispositivi mobili permetteranno di fare tutto quello che è già possibile sui computer.
Con la progressiva e rapida diffusione dei collegamenti Internet a banda larga e senza fili (broadband wireless), gli apparecchi portatili tenderanno sempre più a sfruttare appieno
Per questo motivo, anche Google si è deciso a entrare nella partita in corso. Da mesi si rincorrevano voci su un intervento diretto nella telefonia, attraverso il lancio di un fantomatico GPhone. In realtà, Google è andato oltre: non produrrà alcun apparecchio, ma ha soltanto annunciato una nuova piattaforma software per cellulari, che si integrerà con i suoi servizi on-line. Android (questo il nome del programma) uscirà sui dispositivi mobili non prima dell’estate 2008.
Google si è mosso in controtendenza rispetto ai concorrenti, che finora hanno cercato di spingere i propri clienti in aree dedicate, i cosiddetti walled garden, “giardini recintati” dove vendere loro contenuti e servizi (si pensi ad Apple e al suo iTunes). Android – che sarà un programma open source – dovrebbe invece diventare uno strumento a disposizione di tutte le aziende, per meglio sfruttare le potenzialità della Rete in mobilità. Lo scopo, va detto chiaramente, è però quello di diffondere anche sui cellulari il modello pubblicitario di Google, che si è dimostrato vincente sui computer.
In fondo, il mercato pubblicitario sui cellulari fa gola a tutti; gli utenti di telefonia mobile nel mondo sono 2 miliardi e mezzo, il doppio di coloro che navigano sul Web. Considerando che anche nei Paesi in via di sviluppo i telefonini sono molto più diffusi dei computer, si prevede che, nel 2010, il giro d’affari genererà introiti per 10 miliardi di dollari. La gara si preannuncia interessante e non mancheranno altri colpi di scena.