I modem Usb su rete Hsdpa stanno riscuotendo molto successo, per la loro estrema semplicità (e grazie a martellanti campagne pubblicitarie).
ARGOMENTO COMPLESSO (?)
Gli spot che pubblicizzano i collegamenti Internet in mobilità stanno spopolando sui canali televisivi. Si vedono persone che aprono un computer portatile, vi inseriscono una chiavetta Usb e iniziano a navigare nei luoghi più insoliti: al parco, sull’autobus e, addirittura, su un albero. L’immagine bucolica è particolarmente indovinata perché simboleggia molto bene la giungla di offerte, condizioni e clausole di questi collegamenti wireless alla Rete.
Vi ricordate una decina di anni fa, quando le compagnie di telefonia mobile si affrontarono, a colpi di rilanci miliardari, per aggiudicarsi all’asta le frequenze Umts? Attraverso quelle onde radio, oggi è possibile connettersi a Internet ovunque, all’interno delle zone servite dal segnale (quasi tutti i grandi centri abitati italiani), a una velocità e un prezzo simile alle Adsl di casa. Indubbiamente una bella comodità, impreziosita ancor più da una relativa facilità di installazione e di utilizzo.
Ma a complicare ciò che è facile ci pensano, come sempre, i gestori di telefonia che erogano questi servizi, attraverso offerte poco chiare o ingarbugliate da troppe clausole. Già la scelta di apporre un nome personalizzato per identificare la tecnologia Hsdpa può generare confusione: per Tim è l’Umts hi-speed, Tre l’ha battezzata Adsm, quella di Vodafone è il Super Umts, mentre per Wind è Super Internet.
Cerchiamo allora di dare qualche informazione utile in più. Innanzitutto, i dati viaggiano su rete telefonica mobile (niente a che vedere con il Wi-fi o il WiMax), attraverso l’Hsdpa, un’evoluzione dell’Umts che consente velocità massime di 3,6 Mbps (presto arriveranno a 7,2 Mbps). In realtà le connessioni sono molto più lente del dichiarato, ma mantengono generalmente la navigazione a un livello accettabile. Qualora non fosse presente il segnale Hsdpa, il modem (la chiavetta Usb) cerca quello Umts (velocità di 1,8 Mbps) e, se assente, prova ad agganciarsi al Gprs (solo 30-60 Kbps). Per i clienti Tre, il traffico Gprs viene conteggiato a parte e a un prezzo al KB molto elevato, quindi se non si fa attenzione (meglio impostare il modem per accettare solo connessioni 3G), si rischiano salassi in fattura.
Le offerte di banda larga mobile sono di due tipi: con e senza abbonamento. Le prime offrono gratuitamente, o in comodato d’uso, il modem Usb, a fronte di un vincolo di due anni, durante i quali sarà addebitato su conto corrente o su carta di credito una cifra fissa. L’offerta è in base a un forfait predefinito di tempo o di volume di traffico dati. Anche in questo caso, è bene fare molta attenzione a non superare le soglie previste (il traffico eccedente costa caro), verificando costantemente la propria posizione. Le offerte senza abbonamento prevedono invece un costo per ogni ora o per Kb di traffico, oppure in base a un forfait rinnovabile di mese in mese.
Prima di sottoscrivere qualsiasi offerta, è indispensabile verificare (sui siti dei gestori – ecco i link per Tim, per Tre, per Vodafone e per Wind occorre telefonare al 155 - o chiamando il servizio clienti) che le località dove si intende sfruttare il servizio siano coperte dal segnale. La scelta fra forfait di tempo o di traffico dipende dall’uso: chi ha necessità di collegamenti frequenti per controllare l’e-mail e per una normale navigazione scelga le offerte da qualche centinaia di MB (fino ad alcuni GB). Chi ha intenzione di scaricare file di grandi dimensioni è meglio che opti per quella con un monte-ore di navigazione, informandosi su eventuali filtraggi (Vodafone e Tre, ad esempio, bloccano il P2P).
In attesa che le nostre città siano cablate capillarmente con il Wi-fi e che escano le prime offerte Internet via Wi-Max, la banda larga mobile attraverso la rete Hsdpa si sta affermando come un utile strumento di connessione, accessibile a tutti, e rappresenta un passo importante verso un mondo senza fili, sempre più wireless.




Divertirsi con i figli ai videogames non è solo un’opportunità pedagogica, ma aiuta a conoscere meglio i contenuti dei giochi, per scegliere quelli più adatti a loro.
ARGOMENTO SEMPLICE (?)
I dati che emergono dai sondaggi si prestano spesso a interpretazioni diverse (o addirittura contrastanti fra loro), ma, in altri casi, confermano opinioni diffuse. Come il disinteresse mostrato dai genitori nei confronti dei videogiochi, passatempi ai quali tendono, molto frequentemente, a delegare funzioni di baby-sitting. Nell’ultimo rilevamento Ap/Aol Game è risultato che, in America, il 43 per cento dei genitori abbandona i figli davanti alla console e che solo il 30 per cento prende in mano il controller di gioco per sfidarli (ma non più di un’ora a settimana); i papà più volenterosi sono quelli giovani e con un lavoro in proprio o part-time. Lasciandoli giocare da soli, si perde però un’occasione per condividere momenti di svago insieme ai propri figli.
Qualcuno può superficialmente considerare una sfida ai videogames come una perdita di tempo o, forse, teme soltanto di fare brutte figure con il joystick, ma “parcheggiare” i figli davanti alla console è una scelta poco responsabile. Se si vuole educare i ragazzi a vivere e comprendere il mondo dei “grandi”, occorre talvolta fare uno sforzo per calarsi nel loro mondo; inoltre l’utilizzo diretto è un valido modo per imparare a scegliere i videogiochi più adatti ai propri figli.
Da un altro sondaggio, svolto per conto di Microsoft in alcune nazioni europee, è emerso che i genitori italiani sono i più preoccupati (l’83 per cento degli intervistati) riguardo i contenuti dei videogiochi. Il dato trova una parziale spiegazione all’interno della ricerca stessa, dove gli italiani risultano penultimi (solo davanti ai francesi) nell’ignoranza riguardo i sistemi di classificazione per stabilire l’idoneità dei giochi elettronici. Quindi, prima di angosciarsi, è meglio dare un’occhiata alle confezioni, sulle quali sono riportate le indicazioni Pegi sui contenuti dei giochi. Più utile ancora, è una prova diretta insieme ai figli: essere responsabili può, in alcuni casi, essere davvero divertente.
Sono migliaia i nonni che si diplomano ogni anno ai corsi di computer, a dispetto dei luoghi comuni che li vorrebbero tagliati fuori.
ARGOMENTO SEMPLICE (?)
Le recenti aperture della tecnologia nei confronti di alcune realtà, non sono solo una questione puramente cromatica, ma rappresentano una svolta importante. Dopo l’“informatica verde” – la tecnologia sensibile alle tematiche ambientali – eccoci a raccontare quella “d’argento”, l’informatica che si avvicina alla Terza età. In realtà, è vero l’inverso: sono gli anziani ad accostarsi alle nuove tecnologie e, attraverso alcune valide iniziative, imparano a usarle con profitto e soddisfazione. Siamo andati a visitarne una, Internet Saloon di Milano, situato in una splendida collocazione – il Palazzo delle Stelline – proprio di fronte al Cenacolo Vinciano.
L’aula è piena: venti persone iscritte al corso di “Internet avanzato”, ognuna davanti a un computer, con il capo leggermente curvo sul monitor per colpa della vista «che non è più quella di una volta». Il “prof” Manuel – uno studente universitario di 24 anni, prossimo alla laurea – sta spiegando come spedire un’e-mail con una foto in allegato. L’operazione è impegnativa, ma l’atmosfera è allegra e cordiale; numerose domande sono intervallate da battute e da qualche risata, una situazione ideale per apprendere divertendosi. Qualcuno termina l’operazione prima del tempo e si sporge per aiutare il vicino di postazione, smarritosi fra i menù del video. Al termine dell’esercizio sono solo tre gli alunni che non sono riusciti a spedire il messaggio all’insegnante, ma uno di loro ha sbagliato per un eccesso di virtuosismo.
Assistere a una lezione di informatica per anziani è un’esperienza coinvolgente; si tocca con mano quanto sia falso il luogo comune che
Imparare l’uso del computer e della Rete non è una questione anagrafica e non dipende dai riflessi o dalle capacità intellettive. L’unico ingrediente indispensabile è la curiosità, merce che gli anziani hanno in abbondanza. Con un piccolo aiuto, chiunque può imparare i segreti del pc e godere dei grandi benefici che questo mezzo può portare. Usare Internet, oggi non è più uno sfizio, ma una necessità, un bisogno sentito anche da chi non è più giovane; quante volte un anziano si sente dire che può trovare la tale informazione collegandosi a “vu-vu-vu”, o che potrebbe evitare un’attesa in coda, scaricando il tale modulo da Internet?
I figli non hanno pazienza di insegnare i rudimenti del computer ai genitori che, di pazienza, ne hanno profusa a tonnellate per farli crescere. E, così, gli anziani arrivano quasi di nascosto all’Internet Saloon, lasciando i figli all’oscuro, fino a quando non si tolgono l’immensa soddisfazione di spedirgli un’e-mail.
Si trovano bene gli anziani al Saloon, in un rapporto totalmente paritario con gli altri alunni coetanei, aiutati da insegnanti pazienti e preparati; i corsi durano solo qualche ora e sono studiati per concedere gratificazioni immediate, stimolando la voglia di apprendere. La tecnologia viene così addomesticata, grazie a un tipo di approccio che sdrammatizza le difficoltà.
L’informatica diventa allora un’arma formidabile per socializzare, usandola però con parsimoniosa saggezza, come ci insegna Anna Cremonesi, tutor della “palestra” di Internet Saloon (6 postazioni connesse alla Rete, liberamente utilizzabili dai corsisti). Al contrario di altre persone, che una volta imparato l’abc si sono rinchiuse in una navigazione solitaria che non ha portato progressi, Anna ha mantenuto la rotta tenendo al centro di tutto le persone e i rapporti diretti, imparando ancora moltissimo (e ci mostra orgogliosa i suoi biglietti augurali, realizzati con Publisher)
«Grazie alla posta elettronica», ci conferma la direttrice Luisa Toeschi, «si riescono ad abbattere delle barriere nei rapporti, soprattutto tra genitori e figli che, magari, vivono lontano. Rispetto al telefono, si comunicano cose che si era persa l’abitudine di dirsi, come si faceva un tempo per lettera».
Con il successo dell’iniziativa, aumentano le difficoltà di gestione, anche se prosegue il sostegno di partner «che hanno seguito il progetto nella sua evoluzione, quindi non semplici sponsor» tiene a precisare la direttrice, come Credito artigiano, Hp, Microsoft e Telecom Italia.
Oltre alla funzione didattica, Internet Saloon è diventato – per le realtà cittadine di Milano e, soprattutto, di Sondrio – un vero e proprio centro culturale che organizza incontri, visite guidate ai musei, iniziative per mamme e bambini, un Club di lettura e, addirittura, la stampa di un volume di racconti scritti dai “ragazzi” del Saloon. Alla faccia dei luoghi comuni su una Terza età di persone passive e incapaci di accendere un pc: tutte sciocchezze, credetemi!
Informazioni essenziali sulle lezioni informatiche per
ARGOMENTO SEMPLICE (?)
L’idea di dare una chance alle persone anziane per avvicinasi al computer nasce nel
Per il 2008, i corsi di Milano riguardano: Internet (base e avanzato), word, windows vista, fotografia digitale, informatica di base, blog, messenger e chat, excel, powerpoint, front-page, publisher, home banking e trading on-line. Quelli di Sondrio sono: Internet (base e avanzato), word, excel, home banking e trading on-line, windows, antivirus e sicurezza in Rete, publisher, fotografia digitale e blog. Per qualsiasi informazione, telefonate ai numeri: Milano, 02.46.80.68; Sondrio, 0342.51.31.29; Pavia, 0382.34.191.