ARGOMENTO SEMPLICE (?)
Segnali inquietanti all'orizzonte: la sottosegretaria con delega al turismo, Maria Vittoria Brambilla, qualche settimana fa ha dichiarato di avere assunto la gestione del portale Italia.it, il sito turistico per favorire l'afflusso di visitatori che ha favorito soltanto un mega-spreco di denaro (58 milioni - cifra folle - stanziati, di cui 7 - o addirittura 15 - già spesi per un sito che nemmeno esiste più). La Brambilla (che il Corriere di oggi da' come prossima new entry nella compagine governativa, in qualità di ministro del Turismo) afferma di aver istituito l'ennesimo comitato per studiare la riesumazione dello "zombie". Ce n'è abbastanza per iniziare a preoccuparsi, soprattutto alla luce di un'altra notizia: fra i prossimi nuovi ministri dovrebbe essere nominato l'ideatore del progetto Italia.it, Lucio Stanca, nello stesso ruolo di allora (ministro per l'Innovazione tecnologica). Vi terrò aggiornati. Se volete informazioni precise e dettagliate a riguardo, i siti di riferimento sono Scandalo italiano e The Million Portal Bay.
I contenuti in alta definizione tardano ad arrivare. Può essere il momento buono per acquistare un televisore Hd-ready, approfittando dei prezzi molto vantaggiosi.
ARGOMENTO SEMPLICE (?)
Nei periodi che precedono eventi sportivi di portata mondiale, si registra - da decenni e con puntualità svizzera - un’impennata nelle vendite di apparecchi televisivi. Se poi, come quest’anno, si sovrappongono Europei di calcio e Olimpiadi, allora i produttori si scatenano, proponendo una miriade di offerte. E qualcuna potrebbe essere estremamente vantaggiosa…
La televisione sta attraversando un profondo cambiamento tecnologico dovuto all’introduzione del segnale digitale, una vera rivoluzione che porterà con sè un secondo grande cambiamento: l’alta definizione video (Hd), destinata a migliorare l’esperienza visiva grazie a un consistente aumento di risoluzione (quindi, di dettaglio). I televisori a tubo catodico sono stati i primi a sparire dagli scaffali dei negozi - vittime sacrificali sull’altare della nuova tecnologia - sostituiti dagli schermi piatti a cristalli liquidi (Lcd) o al plasma.
Questo genere di rivoluzione ha dei tempi ritenuti troppo lenti dai produttori, che sfornano a getto continuo tecnologie e apparecchi sempre più innovativi, ma gli stessi tempi sono considerati troppo rapidi da chi dovrebbe utilizzare questi prodotti. Mettendo da parte quella naturale ritrosia di fronte alle nuove tecnologie, è possibile però approfittare dell’attuale momento, perché particolarmente favorevole ad un’eventuale sostituzione del vecchio apparecchio Tv.
Per svariati motivi - fra i quali un’assurda battaglia commerciale fra multinazionali per definire il nuovo standard per l’home video, successore del dvd - l’introduzione dell’alta definizione non è stata rapida come previsto e, ad oggi, il mercato italiano offre pochissimi contenuti in Hd. Negli ultimi anni sono usciti i primi televisori predisposti per un primo approccio con l’alta definizione (Hd Ready), che ora stanno lasciando il posto ad apparecchi più sofisticati (Full Hd), che supportano pienamente tutte le caratteristiche del segnale Hd.
Per poter apprezzare tutti i miglioramenti introdotti con l’alta definizione non basta però dotarsi di un televisore Hd, ma è necessario che anche la sorgente del segnale Tv sia in Hd, altrimenti non si coglierebbero miglioramenti di sorta. Ad oggi le sorgenti disponibili nel nostro Paese sono pochissime: i lettori di dischi blu-ray (ma i film in catalogo sono quasi esclusivamente di nuova uscita e gli apparecchi costano ancora non meno di 300 euro), le console per videogiochi Playstation3 (situazione identica alla precedente), i decoder Sky HD (che trasmettono solo alcuni canali in alta definizione) e alcune videocamere Hd.
Un capitolo a parte, infine, riguarda l’alta definizione sul digitale terrestre. In occasione degli Europei di calcio è partita una sperimentazione della Rai per la trasmissione delle partite in Hd in alcune zone (Roma, Milano, Torino, parte della Val d’Aosta e della Sardegna), ma per la visione di programmi in alta definizione è necessario avere un decoder Hd (usciti in commercio lo scorso mese). La sperimentazione proseguirà fino al 2009, quando dovrebbero iniziare alcune regolari trasmissioni in alta definizione sul Dtt, ma prima di allora sconsigliamo di procedere all’acquisto di decoder Hd per il digitale terrestre.
Il grande ritardo nell’affermazione dell’alta definizione e la scarsità - destinata a protrarsi nei prossimi anni - di programmi e prodotti realizzati in Hd, rendono oggi conveniente l’acquisto di televisori Hd ready, che hanno un prezzo relativamente basso.
La differenza fra prodotti Hd ready e Full Hd dipende solo da una diversa risoluzione: nel primo caso l’immagine televisiva è formata da 720 righe orizzontali, mentre nel secondo le linee sono 1080 (il maggior numero di righe rende migliore l’immagine, più ricca di dettaglio).
Abituati a televisori che sono resistiti per dieci o quindici anni, qualcuno potrebbe obiettare che non sia consigliabile l’acquisto di una tecnologia (Hd ready) già superata, ma è bene tenere in considerazione il fatto che in futuro gli apparecchi avranno una vita minore (sia perché non è più conveniente ripararli in caso di guasto e sia perché nuove “diavolerie” hi-tech – tv 3d olografiche, video ad ultra-alta definizione, schermi oled… - stanno comparendo già all’orizzonte). Come per qualsiasi prodotto tecnologico, il consiglio sempre valido è quello di non rincorrere l’ultimo ritrovato appena uscito in commercio. Prima di acquistare un costoso televisore Full Hd, meglio attendere ancora, eventualmente sfruttando per qualche anno un dignitoso e conveniente Hd ready.
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di luglio della rivista Club3.
ARGOMENTO SEMPLICE (?)

La stravagante interpretazione della legge 40/2007 secondo Mediaset.
ARGOMENTO COMPLESSO (?)
Vi ricordate il decreto Bersani che, fra le altre cose, ha eliminato la scadenza del credito residuo? Sembrano passati secoli… Per un attimo ci siamo illusi che qualcosa potesse cambiare per i bistrattati utenti italiani. Le compagnie di telefonia hanno messo i loro ostacoli per impedirne una reale applicazione, ma il danno maggiore è stato fatto in sede di stesura del decreto, quando si è deciso di non intervenire sulla scadenza delle sim, cosicché le telecom continuano a incamerare milioni di crediti non utilizzati. Ma, telefonia a parte,
Mediaset Premium però - nel pieno rispetto di una consolidata tradizione italiana - ha deciso di interpretare la norma, invece di applicarla. Quando è uscita la legge 40/2007, il gruppo di Cologno Monzese si è rifiutato di rimborsare le tessere in scadenza a giugno 2007, sostenendo che
Non è ancora ben chiaro se il credito scaduto a giugno 2007 sia da restituire: l’Agcom si era pronunciata, a inizio anno, in favore di Mediaset, ma la sentenza del tribunale di Roma rimette tutto in discussione.
Ma una nuova diatriba è stata aperta da Mediaset, che ha pubblicato sul sito i termini per il rimborso del credito residuo scaduto a fine giugno 2008: un dedalo di condizioni, in aperta violazione sia alla Bersani sia alla sentenza del tribunale, che hanno fatto sobbalzare le associazioni di consumatori, allibite quanto chi scrive. Il titolare di una card Mediaset Premium dovrebbe compilare entro il 31 ottobre un modulo scaricato dal sito, allegare la tessera scaduta e inviarla per raccomandata con ricevuta di ritorno (2,80 + 0,60 = 3,40 euro, sempre che la lettera con la tessera non superi il peso “base”). Mediaset tratterrà per spese dell’operazione 2,50 + iva (= 3 euro) e verserà il credito residuo sulla nuova tessera, oppure bonificherà su c/c o per vaglia il credito trattenendo, in questo caso, 6 euro.
I clienti di Mediaset Premium sono oltre due milioni e, tenendo presente che finora è stata adottata una politica tale da impedire di caricare sulla tessera il prezzo necessario per abbonarsi a uno dei servizi (per esempio se, ipoteticamente, per vedere le partite della propria squadra costa 90, è impossibile trovare tagli di ricarica che arrivino esattamente a 90), cosicché quei pochi euro avanzati, moltiplicati per 2.000.000 fanno un bel gruzzolo per le casse del Biscione.
Ora si tratta di stabilire se 6,40 euro (o 9,40) siano costi ingiustificati. A me pare di sì, ma aspettiamo di vedere le prossime puntate di questa patetica saga.

Per vedere il segnale del digitale terrestre non è necessario sostituire il televisore, ma dotarsi di un decoder, un apparecchio che si collega in entrata all’impianto centralizzato (o all’antenna) e, in uscita, alla tv (con un cavo scart). L’offerta di canali sul Dtt è molto ampia perché prevede - oltre alle tv nazionali, ad alcune estere e a qualche emittente locale già adeguatasi al digitale - decine di nuovi canali gratuiti e altri ancora a pagamento (pay-tv). Per usufruire di quest’ultimo servizio - fornito da Mediaset Premium e da La7 Cartapiù, che offrono la visione di partite di calcio, film e telefilm - è indispensabile che il decoder sia predisposto alla pay-tv, abbia cioè un piccolo vano dove inserire la tessera ricaricabile del fornitore.
Gli apparecchi tv più recenti hanno incorporato al loro interno un ricevitore per il digitale terrestre, che viene segnalato nelle specifiche tecniche sui dépliant pubblicitari e sulle etichette nei negozi. Ciò che spesso i commercianti non segnalano con altrettanta chiarezza è che alcuni modelli (specie quelli meno recenti) con ricevitore Dtt integrato non consentono la visione dei canali a pagamento, ma soltanto di quelli in “chiaro”. E così l’ignaro acquirente, dopo aver speso uno o due migliaia di euro per un nuovo e fiammante schermo piatto, poi sarebbe costretto a sborsare un altro centinaio di euro (per il decoder) se volesse vedersi le partite o i film della pay-tv digitale terrestre.
Per fare in po’ di chiarezza è finalmente intervenuta
Il bollino blu (qui sotto) indica I DECODER che consentono la visione dei canali “in chiaro”, di quelli a pagamento e l’utilizzo di servizi interattivi.

Il bollino bianco (qui sotto), invece, indica I TELEVISORI con sintonizzatore digitale integrato, già predisposti alla ricezione sia di canali gratuiti e sia di quelli “pay”.
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di luglio della rivista Club3.