lunedì, 27 ottobre 2008

Principia,per una societĂ  moderna e solidale

Un social network di valore.
ARGOMENTO COMPLESSO (?)

 

socialnetwork I Social network sono ritenuti frivoli e inconsistenti da chi li osserva dall’esterno. La realtà, spesso, si rivela diversa. Alcune piccole community on-line sono un prezioso strumento di crescita personale e sociale, grazie alla condivisione di princìpi e di finalità costruttive fra gli utenti.
Principia è una di esse, una rete “sociale” italiana formata da persone differenti per idee, cultura, esperienza ed età, accomunate, però, dal desiderio di costruire una società moderna e solidale. Gli utenti di Principia interagiscono tramite il sito, realizzano progetti culturali, partecipano a eventi e iniziative varie di sensibilizzazione sociale. Il sito è stato realizzato con passione da un gruppo di amici, grazie alla piattaforma tecnologica Ning. Ciascun membro della community ha una pagina personale (dotata di profilo) per caricare materiale (testi, foto, video) e nella quale sono riassunte tutte le attività e le discussioni a cui partecipa.
Nel sito è possibile dialogare fra più persone, partecipare a forum di discussione su specifici temi, scrivere messaggi rivolti a tutta la comunità, pubblicizzare eventi e creare gruppi di lavoro. Principia, pur essendo una comunità aperta, consente l’accesso solo dietro registrazione su invito da parte di un membro partecipante. Oggi, ne fanno parte oltre 300 persone da tutta Italia (in prevalenza provenienti da Milano e dintorni).
Principia si è costituita come associazione per garantire a tutti i partecipanti un nucleo organizzativo più stabile ed efficiente, capace di assicurare lo sviluppo di un sito in continua evoluzione, la raccolta dei finanziamenti necessari e le collaborazioni con altri enti e associazioni. Questo perché il benessere individuale e quello collettivo sono interdipendenti e perché Principia considera la diversità come una fonte di ricchezza, di sviluppo culturale, di innovazione e civiltà. Per informazioni: principia@gmail.it

L'officina di community
- Chiunque lo desideri, può crearsi un Social network nuovo fiammante, grazie ai servizi di Ning, che offre una piattaforma personalizzabile e gratuita (ma alcune funzioni supplementari sono a pagamento) per qualsiasi scopo. Dal network delle mamme dei marinai Usa alla comunità degli amici dei cani labrador, fino a scopi più nobili e utili (come nell’esempio sopracitato), Ning è un servizio valido e affidabile.
postato da: Federico Polvara alle ore 13:33 | permalink | commenti (2)
categorie: condivisione, social network, argomenti complessi, web duepuntozero
venerdì, 24 ottobre 2008

Dai Vip ai bebè, una rete per tutti

Un social network non si nega a nessuno.
ARGOMENTO SEMPLICE (?)

socialnetwork Wikipedia ne ha censiti ufficialmente 134, fra i più frequentati, ma sono migliaia i Social network in Rete. Oltre ai due “campioni” di traffico Internet – Facebook e MySpace – troviamo altri siti simili, nei quali trovano cittadinanza digitale milioni di persone. Tra i più diffusi ci sono Windows Live Spaces di Microsoft e Orkut del rivale Google, Habbo, Hi5, Badoo, Friendster e Bebo. Altre comunità “social” si rivolgono a un pubblico ben definito, oppure hanno delle caratteristiche specifiche. LinkedIn, ad esempio, è incentrato su un ambito professionale e si pone il fine di connettere fra loro colleghi (ed ex-colleghi) di lavoro, o persone interessate ai curricula inseriti nei profili personali delle persone registrate. Sono attivi dei Social network per bambini, come Mypage.it, dove i piccoli utenti possono giocare, disegnare, leggere, colorare e guardare video, ma senza alcuna possibilità di contatto diretto – per ovvi motivi – fra gli utilizzatori, ai quali non sono peraltro richieste informazioni che ne permettano il riconoscimento. Sono nati addirittura diversi network per bebè, come Tot Spot o Kidmondo, nei quali gli account sono gestiti per interposta persona dai loro genitori, che riescono – chissà come – a trovare il tempo, fra una pappa e un cambio di pannolino, per aggiornare la pagina del proprio marmocchio con foto e testi che testimonino nel Web i progressi della crescita.
Altro curioso esempio di comunità virtuale è A Small World, un network per “ricchi, belli e famosi”, accessibile solo a Vip di provata celebrità (e ai loro invitati), un club esclusivo che vanta oltre 300 mila utenti. Le buone forchette del Belpaese possono ritrovarsi sul network 2Spaghi, per condividere con altri gourmet le proprie preferenze culinarie e per consigliarsi indirizzi di ristoranti e locali (con tanto di fotografie, commenti, cartine e coordinate gps), dove mangiare bene.
postato da: Federico Polvara alle ore 14:18 | permalink | commenti (5)
categorie: wikipedia, social network, argomenti semplici, web duepuntozero
giovedì, 23 ottobre 2008

Abitanti della Rete

Esplode il fenomeno degli articoli dedicati a Facebook. Impossibile resistere.
ARGOMENTO SEMPLICE (?)

facebookSempre più italiani stanno ricevendo un’e-mail da un conoscente con la medesima intestazione: “Guarda il mio profilo su Facebook”. Sono così tanti perché molti decidono di accettare l’invito, si iscrivono alla comunità on-line più cliccata del momento (132 milioni di utenti unici, registrati a giugno da ConScore) e iniziano a loro volta un “proselitismo telematico”. Ma perché Facebook riscuote così tanto successo? Cosa lo rende irresistibile?

I Social network (in italiano, reti sociali) sono siti gratuiti, capaci di mettere in contatto degli individui accomunati da esperienze, vincoli o interessi particolari. Sono migliaia le community in Rete, ma tutte hanno lo stesso principio di funzionamento: per entrare a farvi parte, l’utente deve registrarsi compilando un profilo di dati personali (riferimenti anagrafici, recapiti, interessi, passioni, esperienze...). Il sito incrocia queste informazioni con quelle di altri utenti, proponendo dei nominativi che presentano analogie con i dati inseriti. L’utente può richiedere l’autorizzazione a entrare nella cerchia degli “amici” di una o più persone che già fanno parte del Social network e, se questi lo ritengono opportuno, lo ammettono nella propria lista di relazioni. In alternativa, può invitare via mail altre persone dentro la comunità. Queste connessioni permettono di scambiare messaggi, di consultare ciò che viene caricato nelle rispettive pagine personali (testi, foto e video), creando un legame di amicizia basato sulla condivisione di quello che si ritiene opportuno divulgare.

 

Sembrerebbe un giochino semplice, persino stupido o poco edificante, ma, a ben vedere, non è molto diverso da ciò che accade nelle amicizie e nei rapporti quotidiani della vita reale, dove ci si racconta ciò che si desidera, accettando spesso la mediazione di un telefono o di una e-mail. Il Social network è uno strumento nuovo, una possibilità in più, molto libera e, a quanto pare, molto interessante, visto il boom che stanno registrando i siti come Facebook o MySpace.

 

Di fronte a fenomeni di moda così diffusi, la gente si divide in giudizi molto netti: chi si abbandona a un facile entusiasmo e chi, invece, si chiude in un atteggiamento di chiusura, persino un po’ snob; qualcuno ne ravvisa addirittura una presunta pericolosità (come le 78 Autorità per la privacy che recentemente hanno lanciato un allarme sui rischi dei nuovi network on-line). Ma è un errore confondere un mezzo di comunicazione (di per sé neutro) con alcuni usi distorti che se ne potrebbero fare.

 

Osservando queste dinamiche con un po’ di curiosità e distacco, si possono ravvisare analogie con quel periodo del recente passato quando arrivarono i telefonini: aggeggi inutili, se non pericolosi... una moda... Oggi, però, il 99 per cento di coloro che allora dicevano “Io no” (o “Io mai”), ne hanno uno in tasca.
postato da: Federico Polvara alle ore 14:45 | permalink | commenti (6)
categorie: social network, facebook, argomenti semplici, web duepuntozero
lunedì, 20 ottobre 2008

A proposito di Blu-ray

Qualche personale - e criticabile - considerazione sul nuovo formato ad alta definizione.
ARGOMENTO COMPLESSO (?)

 

bluraySettimana scorsa ho assistito alla presentazione, qui a Milano, della campagna per la promozione dei dischi Blu-ray, il nuovo formato audio/video ad alta definizione che dovrebbe sostituire il Dvd. L’evento è stato organizzato dall’Associazione Blu-ray Disc Group Italia, un consorzio nato lo scorso giugno che riunisce produttori e rivenditori di contenuti e apparecchi che sfruttano la tecnologia del “laser blu”. Non amo partecipare a questo genere di eventi promozionali, ma ero curioso di vedere la nuova creatura, di approfondire le mie conoscenze e di provare a mettere in discussione alcune idee che mi sono fatto in questi anni.

I nuovi dischi BD (Blu-ray Disc) sono esteriormente identici ai Dvd, ma hanno una capienza molto superiore (50 GB), che permette la registrazione di film, giochi e video musicali ad una definizione video 5 volte superiore e con un audio meno compresso (quindi più fedele). Per beneficiare di questa overdose di pixel, è però indispensabile possedere un televisore che supporti l’alta definizione (i cosiddetti Full-HD). Sui nuovi lettori Blu-ray è assicurata la retrocompatibilità, cioè si possono vedere anche i “vecchi” Dvd. Questo – in estrema sintesi – è stato l’intervento introduttivo di Fabrizio Ferrucci, il Presidente dell’Associazione, al quale è seguita la presentazione di alcuni dati sul mercato italiano del Blu-ray, usciti da una ricerca Gfk.

Le vendite di unità Blu-ray (che, al momento, si possono trovare come lettori stand-alone, o all’interno di computer, oppure sulle Playstation 3) sono passate da 102 mila (da settembre 2006 a settembre 2007) a 386 mila (stesso periodo 2007-2008), trainate soprattutto dall’ultima console di gioco Sony che, da sola, rappresenta la maggioranza assoluta (l’83%) dei pezzi venduti. I prezzi sono in calo anche se, mediamente, un lettore BD costa ancora 257 euro in più rispetto a un lettore Dvd. La ricerca Gfk rivela che il 2% delle famiglie italiane possiede un lettore Blu-ray e, dato interessante, solo nella metà di esse è stato acquistato un titolo (film, gioco, video…) in BD.

Nonostante questi dati non troppo rassicuranti, i produttori puntano molto sulla nuova tecnologia e si aspettano che entro la fine del 2011 ci sarà il sorpasso (si venderanno più lettori BD che lettori Dvd) e, così, una famiglia italiana su cinque avrà in casa un lettore Blu-ray. L’ottimismo è dettato dai 5 milioni di televisori ad alta definizione venduti in Italia fino ad oggi (pare sia uno dei tassi di penetrazione più elevati in Europa), nonostante ci siano soltanto 6 canali (Sky) che trasmettono in Hd (sulle offerte in alta definizione di Sky ho qualche informazione interessante per un prossimo post).

Alla fine della presentazione, si è svolta una sorta di tavola rotonda. Fra gli interventi, ho trovato particolarmente interessante quello di Pierluigi Bernasconi, amministratore delegato di Mediamarket (Media World e Saturn), che si è lamentato dei prezzi ancora troppo alti dei prodotti Blu-ray. A suo modo di vedere, una tecnologia può permettersi dei prezzi elevati quando è fortemente innovativa rispetto all’esistente. Se un acquirente trova in edicola un Dvd a 7,99 euro, difficilmente comprerà un film in Blu-ray che costa quattro volte di più. Che cosa avrà voluto dire Bernasconi? Che il Blu-ray non è così diverso dal Dvd?

In effetti ho avuto anch’io quell’impressione, vedendo un filmato promozionale trasmesso su alcuni apparecchi tv installati in sala. Da vicino si nota la maggiore definizione, ma allontanandosi di qualche metro (la distanza necessaria per non rovinarsi la vista… quella dovrebbe esserci fra Tv e divano, insomma) non ho percepito un miglioramento. Fra l’altro, nel video di presentazione delle meraviglie “blu”, ci sono state un paio di comparazioni fra Blu-ray e Dvd, con lo schermo diviso in due, ma io non ho notato differenze. Sono astigmatico, porto gli occhiali da vista, ma penso di vederci sufficientemente bene.

Un altra considerazione che ho fatto, riguarda la vita del Blu-ray: quanto durerà, prima che una nuova tecnologia lo renda obsoleto? Dopo aver vinto la battaglia contro il formato rivale Hd-dvd, sono uscite alcune dichiarazioni controverse: uno chief-scientist di Thx che si è domandato pubblicamente se “davvero abbiamo bisogno di un nuovo formato di disco” quando stanno per uscire delle memorie flash da 128 GB, anche se – sempre pubblicamente – Thx ha parzialmente ritrattato. Poi è stata la volta di Sony che dapprima ha dichiarato che il Blu-ray sarà l’ultimo formato a disco ottico e poi ha sostenuto che il disco a laser blu avrà un ciclo di vita di 10 anni, previsione sulla quale è poi calata la scure di un altro produttore, Samsung, che ne ha dimezzato l’esistenza a 5 anni. La considerazione è questa: la videocassetta – secondo un articolo del Corriere di Umberto Torelli – è “vissuta” circa 20 anni, poi è arrivato il Dvd, che è “resistito” per 10 anni. Seguendo questa parabola, temo che forse il signor Anthony Griffiths (responsabile del settore elettronica di consumo di Samsung UK) abbia purtroppo ragione.

Ultimo dubbio: ho uno scatolone di videocassette condannate ormai al sacco nero – non sono purtroppo riciclabili – ma che sopravvivono da anni nel “braccio della morte” (il mio box) al pari di un povero “dead man walking” texano. Ho acquistato qualche Dvd, ma non mi sono più sognato di crearmi una videoteca, perché uno scatolone di materiale inutilizzabile mi basta. Al momento non prevedo sinceramente di aver ancora voglia di acquistare qualcosa in BD – ecco che forse si spiega il perché di quel 2% di famiglie italiane che non hanno comprato dischi BD – e probabilmente, il giorno che decidessi di prendere un lettore Blu-ray, sfrutterei eventualmente il noleggio, sempre che Blockbuster % C. siano ancora vivi (dall’inizio di quest’anno il negozio di video a prestito sotto casa mia ha chiuso ed è tuttora tristemente sfitto).

Alla presentazione, ho sentito ripetere almeno un paio di volte il concetto: possedere un televisore full-Hd senza un lettore Blu-ray è come guidare un’auto sportiva mantenendo soltanto la prima marcia. Il ragionamento è efficace, ma non vorrei che si scopra che, anche in quinta o in sesta, il nuovo bolide ad alta definizione faccia fatica a superare le prestazioni del “vecchio” Dvd.

postato da: Federico Polvara alle ore 14:50 | permalink | commenti (11)
categorie: home-video, blu-ray, argomenti complessi, alta definizione
giovedì, 09 ottobre 2008

La marcia del pinguino

È libero, gratuito, leggero, stabile e sicuro: il sistema operativo Linux ne farà di strada...

ARGOMENTO SEMPLICE (?)

linuxNel 1991 uno studente di informatica di vent’anni, Linus Torvalds, sviluppò una versione semplificata di Unix – il sistema operativo degli elaboratori dell’Università di Helsinki – adatta a un personal computer. Dalla fusione di “Linus” e “Unix” uscì il fortunato nome del nuovo programma: Linux. Invece di vendere la sua invenzione, il giovane Torvalds decise di condividere su un forum on-line di programmatori il suo sistema operativo, chiedendo collaborazione per migliorarlo. In poco tempo si creò un circolo virtuoso di migliaia di persone, che contribuirono volontariamente a far diventare Linux una piattaforma software di ottima qualità, leggera, stabile, sicura, installata su milioni di computer in tutto il mondo.

 

Il sistema operativo è quel programma di base che serve a far funzionare un computer e tutti i dispositivi collegati (mouse, tastiera, monitor...). Windows Vista, il sistema operativo più diffuso al mondo, al momento costa dai 200 ai 300 euro; per Mac Os X si spendono circa 130 euro; Linux invece è gratuito, ma è installato solo su un’esigua minoranza di pc. Come mai? Fino a pochi anni fa era una piattaforma complessa, difficile da configurare e utilizzare. Oggi esistono versioni molto semplici, come Ubuntu, facilmente usabili da chiunque. Grazie alle forti motivazioni della filosofia fondante di Linux e del software libero, la comunità degli utilizzatori ha un ferreo spirito altruistico ed è, quindi, molto facile ottenere aiuti e consigli, sempre gratuitamente, o reperire materiale esplicativo. I soldi, in fondo, «non sono niente».

 

postato da: Federico Polvara alle ore 13:30 | permalink | commenti
categorie: personaggi, linux, software libero, argomenti semplici

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