ARGOMENTO SEMPLICE (?)
Dietro la scelta di emigrare all’estero c’è sempre una buona dose di coraggio. Nel 1996, Giancarlo decide di accettare un’offerta di trasferimento in Germania, una proposta giunta dall’interno della multinazionale americana dove lavora. Cristina, sua moglie e mamma a tempo pieno, è forse ancor più coraggiosa di lui, quando accetta di seguirlo a Francoforte. Con loro partono da Milano anche i due figli, Silvia e Daniele, di 5 e 3 anni.
Per gli emigranti, gli unici canali di comunicazione con i familiari rimasti nel Paese d’origine sono la posta e il telefono, meglio la prima del secondo, perché la teleselezione costa molto. Ma è proprio nella seconda metà degli anni Novanta che inizia a farsi largo Internet, un nuovo e formidabile mezzo di comunicazione. E così, insieme alle telefonate domenicali con gli anziani genitori, Giancarlo mantiene frequenti contatti via mail con i fratelli (uno dei quattro sta scrivendo questo articolo) e con gli amici lasciati in Italia.
C’è un grosso equivoco attorno alla Rete e alle sue applicazioni (come la posta elettronica); dall’esterno si può avere l’impressione che le nuove tecnologie aumentino l’isolamento di coloro che le utilizzano, con il rischio di confondere – o sostituire – la vita reale con quella virtuale. È un giudizio superficiale, perché in realtà Internet favorisce e completa le altre forme di comunicazione “tradizionali”. L’e-mail può abbattere alcune barriere nei rapporti personali.
Nei messaggi ci si comunica di tutto, dalle barzellette ai pensieri più profondi, e tutto questo serve a rinsaldare l’affetto e l’amicizia. La possibilità di allegare qualsiasi documento digitalizzato (testi, foto, video, canzoni...) fa sì che a volte si abbia la sensazione che la lontananza non esista più, e che tuo fratello sia lì vicino e ti dica: «Ehi, leggi questo, è interessante... ascolta com’è bella la canzone in allegato... guarda in questa foto come stanno venendo su bene i tuoi nipotini...».
Sentire la voce dei propri cari è ancora un piacere irrinunciabile e i progressi della tecnologia offrono nuovi strumenti per agevolare la comunicazione; le telefonate oggi si possono instradare su Internet e, grazie a programmi come Skype, si riescono ad abbattere i costi delle chiamate, riducendoli a zero, quando avvengono tra due computer collegati alla Rete tramite banda larga. Con una webcam – una piccola telecamera da pochi euro – Skype offre addirittura la possibilità di vedersi anche in video. Così, di tanto in tanto, fra Giancarlo e un paio di fratelli “italiani” (i più informatizzati) si decide di accendere la webcam per vedersi dal vivo e scambiarsi qualche sorriso durante la chiacchierata.
È difficile rimanere aggiornati su tutte le novità tecnologiche. I Social network sono il fenomeno del momento e i più giovani si ritrovano all’interno di questi nuovi spazi in Rete con grande naturalezza. I due figli di Giancarlo, che nel frattempo hanno compiuto 18 e 16 anni, hanno una lista infinita di amici su Facebook, il sito che tiene in stretto contatto le persone e che permette di ritrovare i vecchi amici o gli ex compagni di scuola.
Uno dei 181 amici di Daniele e dei 380 di Silvia è proprio il loro zio, che ora ha il piacere di seguire più da vicino la vita dei nipoti. La bella notizia andava comunicata a Giancarlo: «Sai che faccio parte della lista degli amici dei tuoi figli su Facebook?». «Ah sì... so che cos’è Facebook, ma sono troppo “vecchio” per queste cose». «Vabbè... Sai, invece, cos’è successo alla mamma l’altro giorno?». Meglio non insistere, si fa fatica a stare al passo con la tecnologia, ma senza le sue “diavolerie” non sarebbe stato possibile sentirsi così vicini e uniti, anche a
ARGOMENTO SEMPLICE (?)
Premessa: a gennaio 2007 ho sottoscritto un abbonamento dati Adsm (Hsdpa) con Tre per una durata di 23 mesi, approfittando di un'ottima offerta (9 euro al mese per il primo anno, 19 euro gli ultimi 11 mesi). Nulla da eccepire sul servizio, molto soddisfacente, anche se in alcune zone non prendeva il segnale 3G (e navigare in Gsm sarebbe costato uno sproposito).
Le fatture mi venivano addebitate sulla carta di credito e tutto è filato liscio fino all'estate scorsa, quando ho dovuto sostituire la mia carta e me ne hanno rilasciata una con codici diversi. A questo punto dovevo comunicare a Tre i nuovi codici ed è iniziato il mio piccolo calvario personale.
Il servizio assistenza clienti di Tre (133) è automatizzato (premi 1... prema 2...) e, per parlare con una persona in carne ed ossa è necessario fare una caccia al tesoro fra i menu (dopo decine di chiamate ho capito che si poteva abbreviare la fatica premendo 1, poi 1 e, infine 9). La prima cosa piuttosto fastidiosa è che, per parlare con un operatore, si viene trasferiti su una linea a decade
Così ho deciso, in un primo momento, di utilizzare lo strumento della posta elettronica (che invece è gratuito) e la prima risposta che mi hanno dato è stata che, per comunicare i nuovi codici, avrei dovuto mandare un fax con una fotocopia fronte-retro della nuova carta di credito. Via fax? Ma scherziamo? E la sicurezza?
Allora decido di provare ad effettuare i pagamenti con Rid bancario, ma mi viene chiesto di chiamare il 133 per farmi dare il codice Sia (ho chiamato, ma mi hanno sempre appeso in faccia). Nuova mail, datemi i codici via mail e i codici arrivano. Faccio la richiesta compilando il modulo della banca, ma mi viene rifiutata per la mancanza di un timbro (avendo un conto on-line non mi è assolutamente possibile far timbrare la richiesta... l'ho spiegato, ma invano).
Nuovo giro di messaggi chiedendo l'ammontare da pagare e i riferimenti per farlo tramite bonifico, ma mi giungono richieste di saldare importi superiori, senza alcuna documentazione a riguardo e i riferimenti di conto, abi e cab incompleti (nel frattempo e' entrato in vigore, da alcuni mesi, l'obbligo di indicare l'IBAN).
Finalmente riesco a parlare con un'operatrice che mi fornisce gli estremi esatti, saldo i miei debiti e invio documentazione per fax, ma scopro che, nel frattempo, è passato il Rid e così pago due volte una fattura. Scrivo una mail per chiedere il rimborso, ma mi rispondono che è necessario un contatto telefonico: un tipo di risposta che ho già ricevuto diverse volte, si vede che la posta elettronica è troppo gratuita per i loro gusti. Altre prese per i fondelli ricorrenti sono: "non abbiamo i suoi riferimenti telefonici" (che sono invece in loro possesso e sono registrati anche nel mio profilo sul loro sito), oppure "abbiamo provato a contattarla telefonicamente senza successo" (FALSO, forse non sanno che i cellulari registrano anche le chiamate senza risposta).
Richiamo per l'ennesima volta e, per telefono, mi dicono che devo fare richiesta di rimborso via fax, allegando bla bla bla... Mando fax e non ricevo alcun rimborso. Richiamo nuovamente questa mattina per sapere se ci sono novità su ciò che mi devono restituire e l'operatrice re-inserisce la richiesta di rimborso, mi chiede nuovamente il numero di telefono e, dopo dieci minuti mi richiama, chiedendo di mandare l'ennesimo fax con la richiesta di rimborso tramite... ASSEGNO CIRCOLARE!!! Coooosaaaa?(Michael Douglas, in "Un giorno di ordinaria follia" imbraccia fucili e bazooka per molto meno...). Alle mie rimostranze, mi dice che, in alternativa, posso richiedere il rimborso con un bonifico sul mio conto, ma devo inviare un fax con gli estremi del c/c bancario.