venerdì, 30 gennaio 2009

Sono solo canzonette

Negli ultimi dieci anni gli Mp3 e le tecnologie digitali hanno cambiato radicalmente le modalità di fruire musica, ma non il desiderio di ascoltarla.
ARGOMENTO SEMPLICE (?)

 

music Prima di iniziare questo racconto, vorrei fare un appello ai lettori per ottenere comprensione, con la speranza che nessuno emuli le “infrazioni” da me commesse con il materiale coperto da diritti, anche se di entità molto lieve e prescritte da lungo tempo. Imploro la vostra clemenza perché le ho compiute in stato di seminfermità mentale. Lo ammetto: vado pazzo per le canzonette da hit-parade.
Ho sempre ascoltato molta radio e, non appena mi regalarono un registratore a cassette, iniziai a raccogliere tutti i brani di cui conservavo memoria, suddivisi anno per anno. Trasferivo canzoni da dischi acquistati (nuovi o di seconda mano), presi a noleggio, oppure dalle collezioni di amici; ricordo, ad esempio, l’emozione provata scoprendo il 45 giri di un’introvabile “Ramaya” di Afric Simone, fra i vinili di un mio insegnante.
Accanto alla musica, spuntò contemporaneamente un’altra grande passione, quella per il computer. Nei primi anni Novanta, avrei tanto desiderato di poter trasferire tutto il mio archivio musicale di “chicche” – come le ho sempre chiamate – sul Pc, ma allora, per salvare una sola canzone, era necessario molto spazio su disco, troppo elevato per le modeste capacità degli hard-disk del tempo. Finché un giorno lessi su una rivista di informatica un articolo riguardante un nuovo formato di compressione audio, con un nome misterioso e affascinante: Mp3.
Da quel giorno, mi si aprirono nuovi e luminosi orizzonti. Il formato Mpeg-1 level 3 (Mp3) è un algoritmo che permette, a fronte dell’eliminazione di alcune informazioni non percepibili dall’orecchio umano e di una lieve perdita qualitativa, di ridurre a un decimo lo spazio di un brano digitalizzato. Questa scoperta, oltre a comportare l’inizio di un lungo e laborioso trasferimento della mia musica su computer, mi svelò altri due aspetti così cruciali – nel bene e nel male – da far sì che cambiasse totalmente il mio modo di fruire la musica.
Il primo fu di scoprire in Rete migliaia di persone che avevano la mia stessa passione e la voglia di condividerla attraverso Internet. Sul Web si poteva trovare di tutto, anche le canzoni introvabili nei negozi o fuori catalogo. Col tempo, però, i siti di Mp3 sono diventati un luogo poco sicuro e mal frequentato e così, oggi, quel poco di musica che ascolto la acquisto scaricandola dai siti autorizzati, come iTunes (ma un servizio vale l’altro e la scelta dipende solo dalla praticità e dalla soddisfazione personale). L’altro aspetto cruciale e molto interessante legato agli Mp3 è la loro estrema praticità. Prima dell’arrivo degli iPod, che hanno decretato il successo della musica digitalizzata, uscì una serie di lettori portatili di dimensioni molto ridotte rispetto ai walkman a cassetta, fino ad allora molto in voga.
Il mio primo Mp3 aveva solo 64 MB di memoria (poco più dello spazio occupato da un album), ma lo tenevo comodamente nella tasca dei jeans e potevo decidere di cambiare, anche ogni giorno, la compilation di brani da ascoltare, creandola con pochi clic al computer. In questi ultimi dieci anni sono cambiate molte cose, ma non la tendenza di fondo che avevo intuito. Le straordinarie potenzialità dell’Mp3 hanno fatto sì che il formato raggiungesse, nel giro di una decina d’anni, un successo planetario. I lettori portatili sono aumentati a dismisura di numero, funzioni e capienza; oggi alcuni modelli sono in grado di contenere tutta la personale raccolta di musica. Quello scaffale più o meno affollato di dischi, dal quale si estraevano i polverosi vinili e, successivamente, i più asettici compact-disc, è morto e rinato all’interno di una scatoletta ipertecnologica. E chissà quali altre “chicche” ci riserverà il futuro.
postato da: Federico Polvara alle ore 16:34 | permalink | commenti
categorie: mp3 , ipod, musica digitale, argomenti semplici
venerdì, 23 gennaio 2009

Connessioni mobili: meglio a tempo o a volume?

È difficile quantificare le proprie esigenze di collegamento al Web. Ecco alcuni suggerimenti utili per scegliere l’offerta più adatta.
ARGOMENTO COMPLESSO (?)

 

hsdpa Le chiavette Usb per l’Internet mobile (quelle che incorporano un modem Hsdpa) sono uno strumento molto semplice per accedere alla Rete e, a quanto pare, molto utilizzato (vedi post precedente). È sufficiente inserirle nel computer, avviare la connessione con un clic e iniziare la navigazione; rispetto alle linee Adsl “fisse”, le chiavette hanno il vantaggio di collegarsi pressoché ovunque, in casa o fuori (sono escluse le zone impervie o meno popolate del territorio nazionale).
Solo un aspetto di queste connessioni è tutt’altro che semplice e riguarda la scelta della tipologia. Le offerte si suddividono in due modalità: a tempo e a volume. La banda larga fornita attraverso le reti telefoniche non è infinita, quindi è stato necessario porre un limite. Le offerte a tempo hanno un monte-ore di collegamento, sfruttabile liberamente nell’arco del mese indipendentemente da ciò che si scarica. Nelle offerte a volume, invece, il limite è in base alla quantità di dati scambiati durante la navigazione.
Come capire quale tipo di offerta sia più adeguata? Uno sbaglio può costare caro, perché il traffico eccedente il limite ha tariffe molto elevate. In generale, occorre valutare l’uso che si intende fare di Internet: chi scarica materiale o invia file di grandi dimensioni, è preferibile che scelga una connessione a tempo, mentre coloro che si collegano di frequente e non sono “downloader” abituali, meglio che optino per la tipologia a volume.
Quantificare le proprie esigenze personali è relativamente semplice per le offerte a tempo (moltiplicando per 30 una normale sessione), mentre è più complesso nel secondo caso: al termine della connessione, è necessario cliccare sull’icona in basso a destra che raffigura due pc, sommare il numero dei pacchetti inviati e ricevuti – espressi in Byte – moltiplicandoli per 30. Per ottenere infine i MB totali, ricordatevi di dividere la cifra per un milione.
I calcoli empirici, però, non sono utili a chi non ha molta esperienza di navigazione ed è soprattutto complesso quantificare i volumi. Per avere idea di quanto corrisponda 1 Gb di traffico, può essere utile sapere che con questo limite si possono scaricare circa 250 canzoni in mp3, o 70 mila e-mail senza allegati, oppure 10 mila pagine Web. Da una ricerca sui clienti Tre è risultato un consumo medio mensile di 1,2 GB, ma non dimentichiamo la “media del pollo” di Trilussa: con un utilizzo “normale” (senza download) si può senz'altro dimezzare il dato.
Il miglior consiglio per la scelta della connessione più adatta è quello di provarne una. La maggior parte delle offerte prevede, però, la sottoscrizione di un abbonamento di durata biennale; ne esistono però in promozione alcune, rinnovate di mese in mese, che costano meno di dieci euro, anche se è necessario possedere la chiavetta modem Hsdpa (costa da 70 a 100 euro).
postato da: Federico Polvara alle ore 11:55 | permalink | commenti
categorie: banda larga, argomenti complessi, hsdpa, internet mobile
venerdì, 23 gennaio 2009

Agli italiani piacciono i collegamenti Hsdpa

Per una volta siamo nelle prime posizioni.
ARGOMENTO COMPLESSO (?)

 

hsdpa Nell’ultimo rapporto Eurostat sulla penetrazione della banda larga in Europa, nel quale mal figuriamo come quart’ultimo Paese per diffusione di accessi Internet (peggio di noi solo Grecia, Romania e Bulgaria) e l’unico in tutto il continente a registrare una diminuzione (dal 43 al 42%), una buona notizia c’è e riguarda proprio i collegamenti mobili. Gli ultimi dati disponibili (rilevati a luglio 2008) mostrano un’Italia all’avanguardia (al terzo posto, con una penetrazione del 12,7%) nella classifica delle connessioni attraverso reti mobili (modem, schede e chiavette Hsdpa o telefonini di ultima generazione). Del resto si sa: gli italiani, nell’uso dei cellulari, non sono secondi a nessuno!
postato da: Federico Polvara alle ore 11:48 | permalink | commenti (1)
categorie: europa, banda larga, argomenti complessi, hsdpa
giovedì, 15 gennaio 2009

In Rete per esprimersi

La voglia di comunicare e di confrontarsi, favorita dalla semplicità raggiunta dalle applicazioni in Rete, ha prodotto, anche nel nostro Paese, un boom di nuovi siti e blog. Un esperto ci invita a provare.

ARGOMENTO SEMPLICE (?)


blog Otto milioni di italiani fanno un uso “attivo” della Rete (pubblicano e commentano su blog e Social Network, hanno pagine Web personali o scrivono sui forum di discussione): i dati emersi da una recente ricerca di laFeltrinelli.it ci dipingono come un popolo che fa un uso  intenso e dinamico dei nuovi mezzi digitali. All’origine di questo boom c’è la voglia di esserci, di esprimersi e di confrontarsi, favorita dall’estrema semplicità raggiunta dalle applicazioni e dai programmi predisposti per la comunicazione su Internet.

 

Per capire meglio cosa ci sia dietro a questa “voglia di Web”, ci siamo rivolti a uno che ne sa molto sulla creazione di siti, avendone ideato uno proprio allo scopo di insegnare gratuitamente ad altri come fare. Gianni Crestani è un apprezzato esperto di informatica, che ha dapprima insegnato l’uso del computer nelle aule di una scuola serale di Verona, proseguendo poi la sua attività didattica on-line attraverso il frequentatissimo www.pcdazero.it (100.000 visite al mese con più di 500.000 pagine visualizzate). Sul  sito si possono trovare centinaia di lezioni sull’uso di programmi e applicazioni, che si rivolgono – proprio come l’iniziativa di Famiglia Cristiana, Il computer di famiglia – sia a chi non ha mai messo mano su un computer e sia a chi vorrebbe imparare ad usarlo meglio.

– Quali sono i motivi che spingono la gente ad aprire un sito personale?

«Una persona crea delle pagine Web per esprimere la propria passione oppure, più semplicemente, per condividere con altri le proprie conoscenze ed esperienze. A volte si apre un sito personale per comunicare le proprie emozioni o per sfogarsi; Internet dà l’opportunità di condividerle col mondo intero. Pubblicare qualcosa di nostro nella Rete è come seminare dei doni che la vita ci ha riservato, mettendoli a disposizione di tutti. Sono troppo ottimista? Chissà, ma anche l’ottimismo è un dono da trasmettere. In questo modo il Web diventa una proiezione della nostra vita, dandoci la sensazione di prolungare ed ampliare la nostra esistenza».

– È davvero così difficile, come sembra dall’esterno, aprire uno spazio in Rete?

«Assolutamente no. È sufficiente usare la tastiera, il mouse e sapere navigare in Internet. Molti servizi danno la possibilità di creare un sito in pochi minuti senza conoscere nulla dei linguaggi di programmazione; praticamente è come scrivere e inserire immagini in un programma di elaborazione testi. Addirittura, appoggiandosi a queste facilissime interfacce, si riesce a creare dei siti con una grafica davvero spettacolare e migliore di chi, come me, crea un sito utilizzando esclusivamente codici e comandi inseriti “a mano”».

– È vero che i costi sono ridotti o, addirittura, inesistenti?

«Esattamente. Non solo è possibile creare il proprio sito e pubblicarlo nel Web in modo gratuito, ma esiste anche l’opportunità di guadagnare qualche euro. La differenza sostanziale tra un sito creato gratuitamente e uno a pagamento, sta nell’indirizzo per poterlo raggiungere; spendendo qualche decina di euro l’anno si ha il vantaggio di scegliere un nome – il dominio – breve e facilmente memorizzabile».

– Oggi la nuova frontiera è rappresentata dai blog: sono complessi da realizzare e da gestire?

«Scrivere su un blog è estremamente semplice. Anzi il mio consiglio è di iniziare proprio con questo tipo di pubblicazione, per essere subito presenti in Rete. Bastano meno di cinque minuti per registrarsi gratuitamente e scrivere il primo testo o, più correttamente, il primo post (qui alcune utili e semplici istruzioni). Quando incontro qualcosa di meraviglioso come lo può essere una poesia, una frase di un libro, una bella immagine o un video illuminante trovato in Rete, mi viene subito voglia di condividerlo con tutti e il blog offre proprio questa opportunità. Blogadazero è il mio piccolo diario aperto».

Qualcuno obietterà che questi milioni di “diari” on-line, rischiano di intasare la Rete di chiacchiere e banalità, ma l’aspetto più affascinante è che la Rete offre molto democraticamente una possibilità di espressione per tutti; è il successivo passaparola e la condivisione a far emergere dalla massa i contenuti più interessanti.

Questo articolo uscirà sul numero 4 della rivista Famiglia Cristiana.

postato da: Federico Polvara alle ore 10:57 | permalink | commenti (10)
categorie: blog, corsi, argomenti semplici, web duepuntozero
mercoledì, 07 gennaio 2009

1/1/2019

Lanciarsi in azzardate previsioni sulla tecnologia che verrà è uno sport molto praticato sui media, al sopraggiungere di ogni nuovo anno. Club3 mi ha chiesto di provare a immaginare cosa ci sarà fra dieci anni e ho accettato la sfida, convinto di perderla.

ARGOMENTO SEMPLICE (?)


touchPrevedere quali tecnologie faranno parte della nostra vita fra dieci anni è un esercizio tanto affascinante quanto complicato. Potremmo guardare indietro a ciò che è successo nel decennio precedente, ma il progresso segue una crescita esponenziale tale da produrre un numero molto superiore di cambiamenti rispetto a quelli visti finora. Abbiamo selezionato cinque ambiti tecnologici che avranno probabilmente un impatto significativo sulle persone, da qui al 2019. Fra queste, non abbiamo preso in considerazione l’applicazione più importante, Internet, anche se sarà un pilastro fondamentale della nostra vita futura. Il motivo è semplice: non è possibile azzardare alcuna previsione. Nel 1998 nasceva in un garage in subaffitto una società fondata da due ragazzi californiani. Nessuno avrebbe potuto pensare che dieci anni dopo la loro impresa – Google - avrebbe dominato la Rete e scalato i vertici di Wall Street.

 

1. Il computer in tasca

La portabilità è una tendenza inarrestabile; già oggi si vendono più notebook che pc da scrivania. Grazie alle nanotecnologie, i computer diventeranno sempre più piccoli, potenti e connessi. L’iPhone di Apple è solo il prototipo di questa nuova generazione di supertelefonini. In futuro, oltre a chiamate e messaggi, si potranno vedere video e Tv ad alta risoluzione, scattare immagini oltre i 20 Megapixel, ascoltare musica priva di compressione audio e, naturalmente, accedere alla Rete in broadband. Ma non è tutto. Nei prossimi anni ogni cellulare sarà anche un navigatore Gps e un vero portafoglio elettronico per pagare biglietti o fare la spesa, avvicinandosi semplicemente a un lettore wireless vicino alle casse. Nuovi materiali più leggeri, flessibili e trasparenti cambieranno profondamente l’aspetto dei terminali. Nei centri di ricerca Nokia, ad esempio, si sta lavorando a un apparecchio (Morph) diviso in due parti comodamente indossabili e alimentato a energia solare.

2. Un mondo senza fili

Per fornire una moltitudine di servizi – compresi quelli che al momento nemmeno potremmo immaginare – è indispensabile che i nuovi dispositivi siano sempre connessi. I centri abitati, dalle megalopoli ai comuni più piccoli, saranno coperti da una nuvola wireless, che fornirà un accesso ad altissima velocità alle reti, Internet in testa. La nuova frontiera è rappresentata dal 4G (Lte), capace di raggiungere velocità di 100 Mb/s in movimento e fino a 1 Gb/s su terminali in posizione statica. Sui dispositivi portatili si potranno quindi vedere video ad alta definizione in streaming, o scaricare film in pochi minuti. Con connessioni così veloci, i dati e i programmi risiederanno in Rete e nelle nostre case utilizzeremo soltanto un terminale video, privo di hard-disk per accedere via Internet a tutto ciò di cui avremo bisogno.

3. Nuovi modi di interagire

Nel 2019, i mouse e, probabilmente, le tastiere avranno fatto il loro tempo. Ciò che abbiamo visto nel film di fantascienza “Minority report” – guanti con sensori in grado di richiamare dei file su uno schermo trasparente attraverso semplici movimenti – potrebbe diventare realtà. Prima di allora, i pannelli multi-touch (sensibili al tocco) cambieranno il modo di usare i calcolatori. Surface di Microsoft ne è un esempio significativo: un tavolo computerizzato con una superficie touchscreen, in grado di riconoscere attraverso tag gli oggetti riposti sul piano, utilizzabile da più persone contemporaneamente che interagiscono fra loro con semplici movimenti delle dita.

4. Le etichette intelligenti

Gli Rfid esistono già da alcuni anni e dovrebbero progressivamente sostituire i codici a barre sui prodotti. È una tecnologia che permette di identificare un oggetto attraverso la lettura, tramite radiofrequenze, di un microchip incorporato nell’etichetta del prodotto. Quando l’oggetto entra nel raggio di azione di un’antenna di lettura, il chip si accende e invia i dati in esso contenuti. I grandi progressi di questa tecnologia, stanno riducendo notevolmente le dimensioni di questi microchip (Hitachi ne ha realizzato uno che misura solo un ventesimo di millimetro). Le applicazioni di questa tecnologia saranno innumerevoli, dai dispositivi anti-taccheggio alle aperture di portoni e portiere, fino ai tessuti in grado di segnalare alla lavatrice il ciclo più adatto, per non parlare poi dei risvolti più inquietanti, come i chip sottopelle e i sistemi di identificazione personale.

5. Galileo, il Gps europeo

Alla fine del prossimo decennio sarà operativo il nuovo sistema di navigazione satellitare europeo, che avrà il nome dello scienziato Galileo. A differenza degli altri (il Gps statunitense e il Glonass russo), il sistema europeo nasce per scopi civili e non militari. A regime, 30 satelliti in orbita a 23.616 km di altitudine, forniranno un sistema di navigazione molto più preciso ed efficiente, senza alcun rischio di interruzione in caso di conflitto. Galileo fornirà un valido aiuto nel settore dei trasporti aerei (si potranno effettuare atterraggi e decolli aerei in condizioni di scarsa visibilità), marittimi e stradali (oltre alle indicazioni sui percorsi migliori, consentirà l’utilizzo di sistemi di assistenza alla guida per effettuare manovre automatizzate). Infine, all’interno del progetto per la realizzazione di un numero di emergenza europeo (E-112), si potrà tracciare esattamente la posizione geografica di una persona che chiede aiuto.

Una mail dal futuro

Insieme a tante ipotesi, una certezza: già da oggi è possibile inviare messaggi di posta elettronica che verranno recapitate nel futuro. Sul sito www.futurecovery.com è sufficiente inserire un destinatario, un testo e una data di consegna (fino al 2030). Noi ci siamo già inviati il testo di queste pagine con data di consegna: 1/1/2019. Verificheremo così se avremo azzeccato qualche previsione.

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di gennaio della rivista Club3.

postato da: Federico Polvara alle ore 12:57 | permalink | commenti
categorie: accessori, wireless, argomenti semplici, dispositivi portatili

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