ARGOMENTO SEMPLICE (?)
Che gli Sms fossero troppo cari, già lo si sapeva (dal 2002 a oggi il prezzo è addirittura aumentato). Ora è giunta una conferma ufficiale dai Garanti (Agcom e Antitrust), che, in un’indagine congiunta sulle condizioni di mercato nei servizi Sms, Mms e dati in mobilità, fotografano la situazione italiana: un’immagine con diverse zone d’ombra.
La lodevole iniziativa di una sessantina di artisti, che hanno inciso per beneficenza la canzone "Domani 21/04.09" (MI RACCOMANDO, DATE IL VOSTRO CONTRIBUTO E SCARICATELA DA UNO DEI SITI SEGNALATI SU DOMANI 21/04.09), è diventata terreno di scontro per l’annosa battaglia sul copyright. Ancor prima che uscisse in commercio, il brano è finito su Internet, nei circuiti di condivisione P2P. L’ex Caschetto d’oro (ora produttrice) Caterina Caselli ha denunciato il fatto sul Corriere della Sera ed è partita l’ennesima richiesta alle istituzioni per usare il pugno di ferro contro i pirati della Rete.
I siti di condivisione P2P sono nel mirino di artisti e produttori, che li accusano di derubare i frutti del loro lavoro. Ma questa teoria è tutta da dimostrare, perché potrebbe essere addirittura vero il contrario, cioè che i siti P2P inneschino un circolo virtuoso di remunerazione. Sul sito dal celebre blogger Stefano Quintarelli, c’è un esempio molto rappresentativo:
“Scarico in ottobre (appena uscito) Wall-E (media qualità, audio in inglese). Lo vediamo un paio di volte con i bambini sul Mac con media soddisfazione. Il sabato successivo li porto al cinema (tre biglietti, 18 euro). Compriamo un piccolo Wall-E e una piccola Eve (20 euro). Torniamo al cinema dopo due settimane perchè un amichetto voleva vedere Wall-E e siccome è il film è bellissimo, si torna (noi 4 + 2 = 6 biglietti, 40 Euro). Vista la passione, i nonni regalano un Wall-E e una Eve mid size (40 Euro). Per il compleanno arriva un Wall-E telecomandato (50 Euro). Totale 168 Euro a valle di un download P2P.
Nuovi sviluppi nella vicenda che ha coinvolto The Pirate Bay, il sito svedese di condivisione P2P. Dopo la condanna dei quattro responsabili per “complicità nella violazione di diritti d’autore”, si è appreso che il giudice che li ha condannati non era un modello di imparzialità (risulta iscritto a due associazioni per la tutela del copyright) ed è stata presentata un’istanza di annullamento della sentenza di primo grado.