Dopo i limiti imposti dall’Ue per chiamate e Sms, sono attese le contromosse dei gestori di rete mobile, sulle quali occorrerebbe sempre vigilare.

I consumatori europei dovrebbero erigere un monumento a una donna della politica che riesce a far rigar dritto i colossi della telefonia.
Viviane Reding, l’attuale Commissario Ue per la Società dell’informazione e i mezzi di comunicazione, ha preso atto che quando c’è da salvaguardare il bene dei cittadini dalla minaccia di enormi interessi economici, le raccomandazioni – o, come vengono definite in questi casi, le moral suasion – non sortiscono effetti. Così ha imposto una serie di obblighi e di paletti tariffari che le società telefoniche sono tenute a rispettare.
Le comunicazioni tra telefonini all’interno dell’Unione europea, seppur di semplice attuazione, sono ostacolate e caricate di costi aggiuntivi per gli accordi di
roaming (la rintracciabilità di un telefono sotto una rete estera) fra le compagnie dei vari Paesi. La Reding ha stabilito un calendario per la riduzione dei prezzi delle chiamate in roaming e, dal 1° luglio 2009, le chiamate effettuate e ricevute all’estero non potranno costare rispettivamente più di 0,43 e 0,19 euro al minuto (nel 2011 scenderanno a 0,35 e 0,11 euro).
Ma la sorpresa più interessante, sempre
dal 1° luglio, riguarda gli Sms inviati fra Paesi Ue, che non potranno costare più di 13,2 centesimi. Il fatto curioso è che in Italia il costo di un Sms è mediamente di 15 centesimi, quindi più alto rispetto al tetto imposto dall’Europa. Per ora non sussistono obblighi, per le compagnie, di uniformarsi a questo limite anche per i messaggini inviati all’interno dei confini del nostro Paese, ma le Autorità Garanti (Agcom e Agcm) hanno preannunciato – pur senza diktat, perché in Italia siamo buonisti – che le telecom dovranno uniformarsi.
Per questo motivo stanno uscendo nuovi piani tariffari, fra i quali è facile notare, in mezzo al solito complesso garbuglio di condizioni, un calo generalizzato dei prezzi dei messaggi.
Le compagnie, insomma, cercheranno in tutti i modi di recuperare i mancati introiti dagli Sms – una gallina dalle uova d’oro che lo scorso anno ha fruttato 2,08 miliardi di euro –
ritoccando qua e là i piani offerti.
Al momento, aderire alle nuove offerte rimane una libera scelta dell’utente; va detto però che, con un po’ di pazienza, si potrebbero scoprire condizioni migliori, rispetto alle attuali. Ma, alla luce di ciò che è successo dopo l’applicazione del decreto Bersani nel 2007 (che ha eliminato i costi di ricarica), occorre tenere gli occhi aperti per evitare che qualche compagnia, dopo aver cambiato i piani, obblighi nuovamente i clienti ad aderire alle nuove condizioni.