Rai e Mediaset contro Sky, digitale terrestre contro digitale satellitare: una lotta sempre più aspra per la conquista dello share.
ARGOMENTO SEMPLICE (?)

Come si assiste, nei dibattiti televisivi, a una recrudescenza dei litigi, allo stesso modo si è scatenata, agli alti livelli,
una guerra fra i network della Tv. Il saggio presidente Mediaset, Fedele Confalonieri, tende a minimizzare: «Guerra è una parola grossa: è concorrenza», ma l’offensiva scatenata contro la Tv satellitare di Sky ha il sapore di un vero conflitto.
La televisione italiana sta vivendo
un passaggio importante: quello dall’analogico al digitale (Dtt). Due regioni (Sardegna e Valle d’Aosta) sono già all-digital e altre (parte del Piemonte, Trentino-Alto Adige, Lazio e Campania) lo saranno entro la fine del 2009. Dopo anni di stop e di proroghe, stavolta sembra che si faccia sul serio e il 2012, data dello spegnimento definitivo (switch-off) del sistema analogico, è dietro l’angolo.
I problemi non mancano, anzi abbondano, ma sono spesso risolvibili prendendo confidenza con la nuova tecnologia o chiedendo aiuto all’esperto di turno. Si riscontrano però gravi problemi in alcune zone dove l’orografia del territorio ostacola o, addirittura, impedisce l’arrivo del segnale. Adeguare i ripetitori esistenti costa parecchio, la Rai non ha fondi per farlo, le istituzioni locali e le emittenti private sono già con l’acqua alla gola.
Per ovviare ai problemi di ricezione, i tre principali soggetti della Tv generalista (Rai, Mediaset e Telecom Italia) hanno così ideato una nuova piattaforma satellitare,
TivùSat; con un decoder apposito e una tessera, coloro che rimarranno tagliati fuori dalla Tv digitale terrestre potranno ricevere dallo spazio ciò che non arriva da terra.
Anche qui i problemi non mancano (i modelli di decoder TivùSat in commercio si contano sulle dita di una mano, scarseggiano e hanno un costo maggiore rispetto agli altri), ma l’idea è ottima, anche se genera qualche sospetto:
non si avrà dato vita, in fretta e furia, a un consorzio satellitare alternativo solo per evitare che gli utenti estromessi dal Dtt si abbonino in massa a Sky?
Sono pure supposizioni, ma non c’è dubbio che la crescita degli abbonati (oggi sono circa 5 milioni) alla Tv satellitare di Rupert Murdoch toglie pubblico ai concorrenti e, se per Sky la pubblicità rappresenta solo il 7% del fatturato, per le altre Tv
la perdita di share è un problema serio. Lo è per la Rai, che ricava dagli spot il 40% degli introiti, ma ancor più per Mediaset, dipendente addirittura per l’80% dalle entrate pubblicitarie. Sky ha ormai raggiunto una fetta di pubblico del 9% e,
su base annua, ogni punto di share corrisponde a 50 milioni di euro di raccolta pubblicitaria, un mucchio di soldi!
Cifre così importanti spiegano molte cose, persino la scelta suicida della Rai di privarsi dei 50 milioni del contratto di ritrasmissione su Sky dei programmi dell’emittente di Stato; non giustificano però i colpi bassi come il raddoppio dell’Iva sulla pay-tv decretato quest’anno o il paventato progetto di togliere a Sky i canali generalisti.
Dal canto suo Sky contrattacca: dopo aver puntato sull’alta definizione (mentre le altre piattaforme sono in ritardo), nei giorni scorsi è riuscita a neutralizzare la minaccia di oscuramento dei canali generalisti grazie a una “
Digital key”, un sintonizzatore Usb per il digitale terrestre da applicare ai decoder Sky, per vedere sulla stessa piattaforma – e con lo stesso telecomando – i canali in chiaro del Dtt.
La guerra fra antenne e parabole proseguirà e sono attese battaglie importanti: nel 2010 i diritti delle partite di calcio saranno venduti collettivamente (non più separati per ogni piattaforma) e chi se li aggiudicherà avrà inferto un duro colpo agli altri. Nel 2011, infine, l’Antitrust toglierà i vincoli a Sky, che potrà quindi “scendere” dal satellite e sfruttare altri sistemi di trasmissione, Internet su tutti. Anche Mediaset vuole puntare sulla Rete per ampliare la propria offerta pay (Internet consente l’interattività e i programmi a richiesta).
Il Web sarà quindi il prossimo terreno di scontro, sperando che sia un confronto leale, senza ingerenze politiche: solo così i consumatori potranno avere beneficio da questa guerra o, come preferisce Confalonieri, concorrenza.