Lo strumento più diffuso per lo scambio (illegale) di file coperti da diritto d’autore è al contempo un sistema formidabile per la diffusione di contenuti.
ARGOMENTO COMPLESSO (?)
Il regno della condivisione in Rete, per milioni di giovani, è diventato il peggior incubo delle major. Non c’è mai stato molto feeling fra l’industria dell’intrattenimento e i suoi fruitori, tuttavia mai come oggi la distanza è sembrata così abissale. Al centro delle reciproche incomprensioni, c’è una delle tecnologie più straordinarie nate sulla rete Internet: il P2P. Ma accantoniamo per un momento le problematiche, per analizzarne il funzionamento. La maggior parte dei servizi sul Web opera attraverso un modello chiamato client/server : un computer (client) chiede un’informazione che risiede su un altro computer (server) che, a sua volta, risponde inviando i dati richiesti. È esattamente ciò che accade quando digitiamo nel browser del nostro pc un indirizzo Web: entro pochi secondi il server del sito invierà tutte le informazioni della pagina desiderata.
Quando le richieste si moltiplicano, i contenuti viaggiano molto lentamente o, addirittura, il server si blocca. Per distribuire più velocemente i file è stato inventato un sistema migliore, non più in modalità client/server, ma “da pari a pari”, il peer-to-peer (P2P). Questo sistema è molto affidabile e assicura una velocità e un’efficienza straordinarie, che aumentano con il crescere del numero di utenti collegati (nel modello client/server succede esattamente il contrario).
Con la nascita dei formati compressi (Mp3 per l’audio e DivX per i video), i programmi P2P sono diventati, però, gli strumenti ideali per il file-sharing, la condivisione di musica e di film, una pratica illegale per la diffusione di materiale coperto da diritto d’autore.
Ma il sistema, in sé – oltre a essere del tutto legittimo –, è così eccellente da diventare un modello molto promettente per diverse applicazioni di distribuzione digitale. La società svedese TerraNet sta sperimentando un sistema di trasmissione P2P per cellulari, utilizzando gli altri telefonini presenti in zona come “ponti” radio, senza bisogno di antenne e di trasmettitori. L’Unione europea ha addirittura stanziato 15 milioni di euro per un altro progetto (chiamato P2P-Next) di distribuzione televisiva via Internet.
Pare, infine, che Microsoft stia sperimentando un nuovo sistema per l’aggiornamento dei suoi software (numerose patch destinate a centinaia di milioni di pc), non più tramite server, ma attraverso una diffusione in P2P. Vedrete che il principale veicolo della pirateria diventerà il veicolo dei principali nemici della pirateria!
CHE COSA SIGNIFICA
P2P (peer-to-peer, “da pari a pari”): è una rete di computer, collegati fra loro in maniera paritetica. Ognuno di essi agisce contemporaneamente sia da client sia da server, cioè riceve e trasmette dati. I file, scomposti in piccole parti, vengono riassemblati dall’applicazione P2P, che li scarica da più computer; ogni “pezzo” giunto sul nostro pc può essere riutilizzato da altri, prima ancora che il file richiesto sia completato.
ARGOMENTO COMPLESSO (?)
Scambiare file protetti da diritto d’autore tramite P2P, in Italia costituisce reato punibile con una multa che da 2.000 euro può arrivare a 15.000 (e fino a 4 anni di carcere) se fatto a scopo di lucro, con pesanti risarcimenti da migliaia di euro. Con queste pene si spera di dissuadere il popolo della Rete dal “saccheggio” della proprietà intellettuale altrui. Eppure i numeri (20 miliardi di brani scambiati nel mondo, ogni anno, attraverso P2P) rivelano un fenomeno talmente diffuso che dovrebbe invitare a riflettere.
Internet è luogo di condivisione: di idee, di esperienze, di cultura e di qualsiasi cosa si presti a essere digitalizzata. È un dato innegabile e nessuno può opporsi, se non contrastando o impedendo la crescita di una delle più straordinarie invenzioni di tutti i tempi. È altresì innegabile il diritto a un giusto compenso per il lavoro di un artista o di un produttore, ma sarebbe meglio evitare di rivalersi in tribunale, trovando insieme nuovi sistemi di remunerazione al passo coi tempi. I migliori modelli di business in Rete (Google su tutti) sono fondati sulla gratuità, a fronte di introiti pubblicitari. Lo scorso mese è apparsa la notizia – poi sconfessata dal rifiuto delle major di concedere i propri cataloghi – della nascita di Qtrax, un sito che offriva download gratuito di musica in cambio di pubblicità: una via percorribile – anche per l’editoria, non illudiamoci – per chi accetti di confrontarsi con la modernità.