ARGOMENTO SEMPLICE (?)
Un nuovo programma, Windows7, ma ne avevamo davvero bisogno? È necessario spendere da un minimo di
La tecnologia, per nostra fortuna - ma anche per nostra sfortuna -, non si ferma e corre spedita. Si sfornano processori che, seguendo la cosiddetta “legge di Moore”, raddoppiano di potenza ogni 18 mesi, ma siamo arrivati a un punto che di questa potenza non sappiamo quasi che farcene. E per rimanere al passo con l’hardware, si realizzano con cadenza troppo ravvicinata nuovi software e sistemi operativi sempre più pesanti, complessi e sostanzialmente inutili, solo per imbrigliare l’enorme potenza a disposizione.
Ma il problema di sovrabbondanza di risorse – e quello successivo, di trasformare bisogni superflui in bisogni primari - non si ferma ai computer. Pensiamo ai telefonini sempre più complessi, potenti e poco sfruttati o, ancor meglio, al settore video: i produttori vorrebbero farci sostituire videocassette e dvd, per appiopparci i nuovi dischi blu-ray, infarciti di contenuti speciali (alzi la mano chi ne ha mai visto uno) solo per occupare l’enorme spazio che rimane libero sul disco. Oppure pensiamo alla corsa verso la super-definizione degli schermi: escono notizie su nuovi standard (4k o 8k, rispettivamente quattro e otto volte più definiti dell’attuale standard HD), ma nessuno avverte che l’occhio umano ha i suoi limiti visivi e che per apprezzare tutto questo sproposito di pixel sarà necessario avvicinarsi sempre più al televisore). Ma torniamo a Windows7.
Per la stragrande maggioranza di chi usa un computer, che naviga, scrive, archivia fotografie e musica, servirebbe una macchina normale, affidabile e, soprattutto, semplice da usare, non un mostro da migliaia di MB che però è lentissimo perché appesantito da troppe funzioni. Non meraviglia quindi che, negli ultimi rilevamenti di Net Applications, risulti che su oltre due terzi (per l’esattezza, il 71,8%) dei computer in circolazione giri ancora il vecchio Windows XP, il nonno di Windows7 (e il papà di Windows Vista). Perché cambiare quando il vecchio Pc funziona ancora benissimo?
Il modello proposto da Microsoft, che ha avuto uno straordinario successo negli anni scorsi, sembra un po’ in crisi. Siamo entrati nell’era del low cost e del “no frills” (senza fronzoli inutili) e il simbolo del nuovo modello dominante è Google; la sua spartana chiarezza è molto apprezzata e la semplicità sarà alla base anche del nuovo sistema operativo Chrome OS, previsto in uscita il prossimo anno. Vedremo allora se la filosofia di Google metterà definitivamente in crisi quella di Microsoft. Per ora godiamoci le feste di battesimo del nuovo Windows7, le prossime potrebbero non essere più così spettacolari.
Con una martellante ed efficace campagna pubblicitaria, Sky ha deciso di puntare sull’alta definizione (Hd) per la nuova stagione, che prende il via, come da tradizione, con l’inizio del campionato di calcio (il prossimo 22 agosto).
Quest’anno, contro la società di Rupert Murdoch si sono scagliati un po’ tutti: il Governo, con il raddoppio dell’Iva sulla pay-tv satellitare; la Rai, con il braccio di ferro sul rinnovo degli accordi di ritrasmissione su Sky dei canali dell’emittente di Stato; i concorrenti (Mediaset, Telecom Italia Media e Rai), che hanno avviato una nuova piattaforma satellitare gratuita (TivùSat). Inoltre, la rapida diffusione del digitale terrestre (Dtt) sul territorio nazionale, favorita dalle scadenze per lo spegnimento del segnale analogico, gioca tutta a favore di Mediaset Premium che, sul Dtt, è una concorrente diretta nel mercato delle pay-tv.
Sky però, forte dell’esperienza nell’Hd maturata negli ultimi anni, gioca la carta dell’alta definizione, con un’offerta di 15 canali (7 di sport e calcio, 4 di cinema, 2 di documentari e 2 di serie Tv) che arriveranno a 20 entro un anno e a 30 alla fine del 2010.
L’alta definizione è una tecnologia digitale per trasmettere segnali video su uno schermo predisposto (Hd-ready o FullHd), in formato 16:9, con una qualità almeno quattro volte superiore a quella alla quale siamo abituati. Le immagini sono composte da un numero più elevato di “puntini” (2.073.600 di pixel, contro i 414.720 dei vecchi televisori) e da una sequenza più fitta di schermate (50 ogni secondo, il doppio rispetto a prima), che conferiscono alle trasmissioni un aspetto più definito e molto più simile alla realtà.
Anche Mediaset Premium, sul digitale terrestre, inizia a trasmettere da quest’anno gli anticipi e i posticipi del calcio in alta definizione e senza costi aggiuntivi, ma rispetto a Sky – che fornisce l’apparecchio per la decodifica Hd in comodato d’uso – gli utenti devono procurarsi un decoder esterno in grado di leggere i segnali Hd in Mpeg-4, oppure – per i televisori a schermo piatto – di un connettore interno Ci+; di entrambe le tipologie esistono solo pochi modelli in commercio e forse è meglio attendere. Sul digitale terrestre, anche la Rai ha iniziato da tempo le sperimentazioni in Hd, legate prevalentemente a eventi sportivi. In Internet, infine, Fastweb (che porta sull’IpTv i pacchetti Sky e Mediaset Premium) effettua trasmissioni in Hd, ma solo nelle zone coperte da fibra ottica (o da Adsl 2+, previa verifica tecnica).
È ancora presto per dire “addio alla bassa definizione”, come proposto negli spot di Sky, perché siamo solo all’inizio di un percorso destinato a cambiare profondamente il nostro modo di fruire la televisione. In meglio? Probabilmente sì, ma sarà una partenza un po’ faticosa, per la complessità della nuova tecnologia.
ARGOMENTO COMPLESSO (?)
C'è un aspetto importante, legato all’alta definizione, di cui nessuno parla. È un problema banale, ma che potrebbe vanificare gli sforzi economici sostenuti per dotarsi di apparecchi Hd. Con l’alta definizione, la distanza di visione è cruciale: un paio di spanne più del dovuto e il vostro nuovissimo Tv FullHd da 1080 linee perderebbe tutti i suoi meravigliosi dettagli. Non si tratta di un difetto della nuova tecnologia, ma di un limite fisico dell’occhio umano, che non è in grado di cogliere particolari troppo fini.
L’acutezza visiva è la capacità di percepire i dettagli degli oggetti; esistono vari tipi di acutezza e diverse tecniche per misurarla, ma il metodo più conosciuto è quello di Snellen (il tabellone con le lettere che vi fanno leggere durante le visite oculistiche). Se ci vedete bene (10/10) significa che il vostro occhio è in grado di percepire distintamente due tratti separati da un angolo che misura un primo d’arco (1/60 di grado).
Le immagini digitali sui nuovi schermi sono composte da migliaia di punti (pixel): più punti compongono il fotogramma e più esso è definito e qualitativamente migliore. Nei vecchi televisori analogici, le immagini erano scomposte in una griglia di 576 linee orizzontali; oggi, grazie all’alta risoluzione, le linee sono raddoppiate (1080).
L’occhio è in grado di distinguerle l’una dall’altra? Da vicino, sì. In base al limite oculare del primo d’arco, la guida Esperienze in alta definizione, un documento recente a cura del e di Comitato elettrotecnico italianoHD Forum Italia, riporta una formula matematica per determinare la distanza massima necessaria a distinguere i dettagli dell’alta definizione. Con un televisore da 37 pollici, la distanza di visione dovrebbe essere di 1,45 metri, con 42” si arriva a 1,65 m e per schermi da 50 e 60 pollici la distanza è rispettivamente di 2 e 2,36 metri. L’Smpte, un organismo internazionale che stabilisce degli standard per l’industria televisiva e cinematografica, è leggermente più “generosa”, concedendo per un 37” una distanza di 1,6 metri e, per un 50”, 2,1 metri.
Uno studio della Bbc di qualche anno fa concludeva addirittura che un formato di trasmissione di 1280x720 (inferiore ai 1920x1080 dell’Hd) sarebbe sufficiente per le necessità delle case europee, dove il televisore viene mediamente visto da una distanza di circa 2,5 metri. Non bisogna dimenticare, però, che questi valori si riferiscono a persone con una vista di 10/10; per chi avesse dei difetti visivi, la distanza consigliata si riduce ulteriormente. Il paradosso è che, oltre a una distanza minima per percepire i dettagli, esiste anche una distanza massima per evitare di sforzare gli occhi (quello spiacevole effetto “prima fila al cinema”).
Il consiglio è, quindi, di avvicinare il divano o, se dovete ancora effettuare l’acquisto di un televisore FullHd, di non lesinare sui pollici (compatibilmente con il budget di spesa a disposizione): più grande è lo schermo e meglio lo apprezzerete. Ma se le dimensioni del vostro salotto sono inversamente proporzionali allo spessore del vostro portafoglio, potete sempre ripiegare su un più economico modello Hd-ready, perché l’effetto visivo finale sarà identico.
60 pollici
la dimensione minima che dovrebbe avere un televisore FullHd guardato da 2,5 metri (la comune distanza “da salotto”), perché l’occhio umano riesca a percepire i dettagli delle trasmissioni in alta definizione.
ARGOMENTO COMPLESSO (?)
Per poter apprezzare l’alta definizione è necessario, innanzitutto, avere un televisore Hd-Ready o Full-Hd. I primi hanno costi e prestazioni inferiori (supportano il 720p e il 1080i), ma sono comunque in grado di visualizzare i programmi in Hd; i FullHd supportano pienamente la risoluzione di 1920x1080 (1080p). Oltre al televisore, è necessario dotarsi di un cavo Hdmi e di un decoder per l’alta definizione, che può essere terrestre, satellitare o Internet (IpTv). Nelle ultime due tipologie è il gestore del servizio a fornire il decoder. Per il digitale terrestre stanno uscendo i primi apparecchi (contrassegnati con il bollino gold Dgtvi), come il TS7900HD di Telesystem. Con un sistema ad alta definizione sarà comunque possibile continuare a vedere la Tv tradizionale, a definizione standard.
Settimana scorsa ho assistito alla presentazione, qui a Milano, della campagna per la promozione dei dischi Blu-ray, il nuovo formato audio/video ad alta definizione che dovrebbe sostituire il Dvd. L’evento è stato organizzato dall’Associazione Blu-ray Disc Group Italia, un consorzio nato lo scorso giugno che riunisce produttori e rivenditori di contenuti e apparecchi che sfruttano la tecnologia del “laser blu”. Non amo partecipare a questo genere di eventi promozionali, ma ero curioso di vedere la nuova creatura, di approfondire le mie conoscenze e di provare a mettere in discussione alcune idee che mi sono fatto in questi anni.
I nuovi dischi BD (Blu-ray Disc) sono esteriormente identici ai Dvd, ma hanno una capienza molto superiore (50 GB), che permette la registrazione di film, giochi e video musicali ad una definizione video 5 volte superiore e con un audio meno compresso (quindi più fedele). Per beneficiare di questa overdose di pixel, è però indispensabile possedere un televisore che supporti l’alta definizione (i cosiddetti Full-HD). Sui nuovi lettori Blu-ray è assicurata la retrocompatibilità, cioè si possono vedere anche i “vecchi” Dvd. Questo – in estrema sintesi – è stato l’intervento introduttivo di Fabrizio Ferrucci, il Presidente dell’Associazione, al quale è seguita la presentazione di alcuni dati sul mercato italiano del Blu-ray, usciti da una ricerca Gfk.
Le vendite di unità Blu-ray (che, al momento, si possono trovare come lettori stand-alone, o all’interno di computer, oppure sulle Playstation 3) sono passate da 102 mila (da settembre
Nonostante questi dati non troppo rassicuranti, i produttori puntano molto sulla nuova tecnologia e si aspettano che entro la fine del 2011 ci sarà il sorpasso (si venderanno più lettori BD che lettori Dvd) e, così, una famiglia italiana su cinque avrà in casa un lettore Blu-ray. L’ottimismo è dettato dai 5 milioni di televisori ad alta definizione venduti in Italia fino ad oggi (pare sia uno dei tassi di penetrazione più elevati in Europa), nonostante ci siano soltanto 6 canali (Sky) che trasmettono in Hd (sulle offerte in alta definizione di Sky ho qualche informazione interessante per un prossimo post).
Alla fine della presentazione, si è svolta una sorta di tavola rotonda. Fra gli interventi, ho trovato particolarmente interessante quello di Pierluigi Bernasconi, amministratore delegato di Mediamarket (Media World e Saturn), che si è lamentato dei prezzi ancora troppo alti dei prodotti Blu-ray. A suo modo di vedere, una tecnologia può permettersi dei prezzi elevati quando è fortemente innovativa rispetto all’esistente. Se un acquirente trova in edicola un Dvd a 7,99 euro, difficilmente comprerà un film in Blu-ray che costa quattro volte di più. Che cosa avrà voluto dire Bernasconi? Che il Blu-ray non è così diverso dal Dvd?
In effetti ho avuto anch’io quell’impressione, vedendo un filmato promozionale trasmesso su alcuni apparecchi tv installati in sala. Da vicino si nota la maggiore definizione, ma allontanandosi di qualche metro (la distanza necessaria per non rovinarsi la vista… quella dovrebbe esserci fra Tv e divano, insomma) non ho percepito un miglioramento. Fra l’altro, nel video di presentazione delle meraviglie “blu”, ci sono state un paio di comparazioni fra Blu-ray e Dvd, con lo schermo diviso in due, ma io non ho notato differenze. Sono astigmatico, porto gli occhiali da vista, ma penso di vederci sufficientemente bene.
Un altra considerazione che ho fatto, riguarda la vita del Blu-ray: quanto durerà, prima che una nuova tecnologia lo renda obsoleto? Dopo aver vinto la battaglia contro il formato rivale Hd-dvd, sono uscite alcune dichiarazioni controverse: uno chief-scientist di Thx che si è domandato pubblicamente se “davvero abbiamo bisogno di un nuovo formato di disco” quando stanno per uscire delle memorie flash da 128 GB, anche se – sempre pubblicamente – Thx ha parzialmente ritrattato. Poi è stata la volta di Sony che dapprima ha dichiarato che il Blu-ray sarà l’ultimo formato a disco ottico e poi ha sostenuto che il disco a laser blu avrà un ciclo di vita di 10 anni, previsione sulla quale è poi calata la scure di un altro produttore, Samsung, che ne ha dimezzato l’esistenza a 5 anni. La considerazione è questa: la videocassetta – secondo un articolo del Corriere di Umberto Torelli – è “vissuta” circa 20 anni, poi è arrivato il Dvd, che è “resistito” per 10 anni. Seguendo questa parabola, temo che forse il signor Anthony Griffiths (responsabile del settore elettronica di consumo di Samsung UK) abbia purtroppo ragione.
Ultimo dubbio: ho uno scatolone di videocassette condannate ormai al sacco nero – non sono purtroppo riciclabili – ma che sopravvivono da anni nel “braccio della morte” (il mio box) al pari di un povero “dead man walking” texano. Ho acquistato qualche Dvd, ma non mi sono più sognato di crearmi una videoteca, perché uno scatolone di materiale inutilizzabile mi basta. Al momento non prevedo sinceramente di aver ancora voglia di acquistare qualcosa in BD – ecco che forse si spiega il perché di quel 2% di famiglie italiane che non hanno comprato dischi BD – e probabilmente, il giorno che decidessi di prendere un lettore Blu-ray, sfrutterei eventualmente il noleggio, sempre che Blockbuster % C. siano ancora vivi (dall’inizio di quest’anno il negozio di video a prestito sotto casa mia ha chiuso ed è tuttora tristemente sfitto).
Alla presentazione, ho sentito ripetere almeno un paio di volte il concetto: possedere un televisore full-Hd senza un lettore Blu-ray è come guidare un’auto sportiva mantenendo soltanto la prima marcia. Il ragionamento è efficace, ma non vorrei che si scopra che, anche in quinta o in sesta, il nuovo bolide ad alta definizione faccia fatica a superare le prestazioni del “vecchio” Dvd.