giovedì, 11 giugno 2009

Ecotecnologia

Piccolo viaggio fra i prodotti - veri, presunti o inutilmente - amici dell'ambiente.

ARGOMENTO SEMPLICE (?)

 

solareDa qualche mese mi occupo della vetrina tecnologica del mensile Club3. Per il numero di luglio sono andato alla ricerca di prodotti eco-compatibili. Non farò anticipazioni (la rivista costa soltanto 2 euro e 60 centesimi, secondo me vale la pena acquistarla e darle un'occhiata), ma durante l'indagine e l'analisi dei materiali sono emerse alcune cose interessanti.
Innanzitutto devo confessare che sul Web i commenti sono spesso più interessanti delle notizie (sono sempre più convinto del valore delle interazioni del 2.0) e si scoprono risvolti inattesi che a volte ridimensionano le informazioni iniziali. Ad esempio, avevo letto dell'esistenza di caricabatterie a manovella per cellulari, ma grazie ai commenti - e dopo averlo verificato nelle specifiche tecniche - ho scoperto che sono pressoché inutili, perché per ottenere l'energia necessaria a un minuto di conversazione, ne servono almeno dieci passati a girare la manopola.
Altra bufala trovata è il notebook a energia solare iUnika, un computer prodotto da una ditta spagnola che ha un pannello solare incastonato nella parte esterna, dietro il monitor. Un'idea interessante, se non fosse che in piena luce non si riesce generalmente a vedere quasi nulla sullo schermo e che, soprattutto, solo un pazzo penserebbe di lasciare un pc in carica sotto il sole (una stroncatura di iUnika la trovate qui).
Forse qualche chance in più li avranno alcuni modelli di cellulare dotati di pannello solare (mentre si chiama si può tranquillamente stare sotto il sole), che sono presentati quest'anno, come il Solar Hybrid 936SH di Sharp, oppure il telefonino Samsung Blue Earth, che dovrebbe arrivare in commercio nel prossimo autunno a un prezzo non troppo elevato (fra i 229 e i 249 euro).

Ma non vorrei passare per eco-scettico, così eccovi le cose interessanti e positive che ho trovato. Nel campo delle energie alternative per l'alimentazione di dispositivi mobili ho scoperto che in Italia, nei dintorni di Milano, ci sono diverse aziende che si sono lanciate in questo business del futuro, come la Soco di Agrate Brianza, specializzata in caricabatterie solari e pannelli fotovoltaici; oppure la Hydro2Planet (H2P) di Vaprio d'Adda, che oltre al solare, produce generatori di corrente a idrogeno e metanolo.
Italiana è anche la Enerpoint di Desio, che oltre a produrre impianti fotovoltaici, ha ideato una simpatica
serie di giochi, in legno e metallo, azionati da piccoli pannelli solari
: macchinine, aerei, elicotteri, giostrine, biciclette e, addirittura, un grillo fotovoltaico!
Altri giochi solari si possono trovare qui.
Ultima curiosità: sul sito Tom's Hardware c'è una guida completa per realizzarsi da sè "un PC funzionante 24 ore su 24, 7 giorni su 7, completamente alimentato con pannelli solari". Non so se funziona veramente, ma il sito - per chi già non lo conosce - è piuttosto autorevole.
postato da: Federico Polvara alle ore 23:21 | permalink | commenti
categorie: ambiente, hardware, batterie, argomenti semplici
lunedì, 03 settembre 2007

Informatica verde

Le crescenti preoccupazioni per i cambiamenti climatici stanno spingendo le grandi aziende dell’elettronica a introdurre soluzioni. materiali e tecnologie ecologiche. Una svolta che fa bene all’immagine, ma anche al bilancio.

ARGOMENTO SEMPLICE (?)

 

Computer senza dischi fissi e con processori a basso consumo (Zonbu), riciclaggio di tonnellate di scarti tecnologici (Hp), pc notebook che dimezzano la richiesta di energia (Fujitsu Siemens), riduzione del 40% delle emissioni di gas serra entro l’anno (Amd), risparmio di 5 miliardi di kilowatt grazie all’impiego di nuovi server (Ibm), impegno a raggiungere già quest’anno un ”impatto zero” nelle emissioni di anidride carbonica (Yahoo): sembra che le grandi aziende informatiche si stiano seriamente impegnando per dare un contributo ai problemi ambientali che affliggono il nostro Pianeta.

Propositi seri o abili manovre di marketing? I consumatori sensibili ai problemi dell’ecologia sono in costante aumento e sempre più convinti ad acquistare solo prodotti eco-compatibili. Ma le imprese non si interessano più all’ambiente solo per questioni di immagine: hanno scoperto che ne possono trarre anche vantaggi economici.

La STMicroelectronics di Agrate Brianza (Mi) è una multinazionale italo-francese che produce componenti elettroniche, presente in 36 Paesi con 50 mila di dipendenti: un vero colosso a livello mondiale. Dal 1995 ha deciso di seguire un decalogo ambientale interno che prevede degli standard molto ambiziosi, come l’adozione delle leggi ecologiche più severe fra quelle dei Paesi in cui opera, la riduzione di acqua, energia e delle sei sostanze chimiche più rilevanti del 5 per cento l’anno e il raggiungimento dell’impatto zero entro il 2010. Un suicidio, dal punto di vista economico? Niente affatto: i vantaggi ottenuti, migliorando l’efficienza e il risparmio energetico, costituiscono oggi una voce attiva considerevole nel bilancio della ST.

Nonostante l’impegno delle corporation per un maggiore rispetto dell’ambiente, persistono alcuni problemi di una certa gravità, come quello dello smaltimento finale degli apparecchi. I prodotti elettronici contengono diversi materiali nocivi e altamente inquinanti (piombo, cadmio, bario, mercurio, cromo e arsenico) che richiedono strutture preposte al loro trattamento. Purtroppo, esportare i rifiuti tecnologici verso Paesi più poveri è diventata una pratica consolidata – anche se illegale – o, addirittura, mascherata da donazione solidale. L’Onu calcola che, a livello mondiale, si producano ogni anno 40 milioni di tonnellate di rifiuti tecnologici e una parte di essi finisce nei siti di smaltimento in Cina, India, Messico e Nigeria, dove le misure di precauzione per la salute sono insufficienti o, spesso, inesistenti.

Guiyu, nella provincia cinese del Guangdong, è una delle maggiori discariche mondiali di e-waste – la spazzatura elettronica – ed è anche uno dei luoghi più inquinati del pianeta. Vecchi computer, impianti stereo, televisori e altri prodotti provenienti dall’Occidente vengono trattati con acidi e scaldati su fiamma da un esercito di centomila sventurati che, per un dollaro e mezzo al giorno, cercano di estrarre metalli preziosi dai circuiti. Secondo dei dati forniti da Basel Action Network – un'associazione di Seattle che combatte il commercio di prodotti e sostanze tossiche – la diossina inalata ogni giorno dagli abitanti di Guiyu supera mediamente dalle 15 alle 56 volte i valori massimi di tossicità stabiliti dall’Organizzazione mondiale della sanità.

La tutela dell’ambiente non è un dovere solo per i produttori; anche chi utilizza le apparecchiature elettroniche è tenuto a dare un modesto – ma importante – contributo per evitare spreco e inquinamento. Si può iniziare spegnendo i dispositivi inutilizzati, o collegando computer e periferiche a una presa multipla (la “ciabatta”) dotata di interruttore, evitando così il consumo di energia in stand-by. Spesso si sostituiscono troppo frettolosamente degli apparecchi ancora funzionanti – quel fenomeno chiamato “obsolescenza indotta” –, ma si potrebbe pazientare qualche mese prima di acquistare l’ultimo modello di computer o di telefonino (pagandolo meno). Le stampanti andrebbero utilizzate con parsimonia; da qualche tempo circolano e-mail che, al termine del testo, contengono questo invito: “Ti prego di pensare all’ambiente prima di decidere se stampare questo messaggio. Salva un albero. Per favore, non stampare questa e-mail se non ne hai veramente necessità”. Con i piccoli passi degli utilizzatori e i grandi passi dei produttori, l’informatica diverrà verde di sicuro!

postato da: Federico Polvara alle ore 09:30 | permalink | commenti
categorie: ambiente, risparmio energetico, argomenti semplici, raee
lunedì, 03 settembre 2007

Rifiuti elettronici: chi inquina non paga

ARGOMENTO SEMPLICE (?)

 

Beppe Grillo li definisce “i nostri dipendenti”, ma in certi frangenti si ha l’impressione che i politici italiani siano alle dipendenze di “altri” datori di lavoro e che ci siano “altri” interessi prima del bene dei cittadini. La normativa sullo smaltimento dei cosiddetti Raee (Rifiuti apparecchiature elettriche ed elettroniche) ne è un esempio indicativo. La Commissione europea ha emanato due direttive (Weee e Rohs), recepite in Italia dal D.L. 151 del 2005, che introduce la responsabilità dei produttori per i costi di riciclaggio di questi apparecchi, in base al principio che chi inquina debba pagare. Il Decreto sarebbe dovuto entrare in vigore il 13 agosto 2006, ma il termine è stato fatto slittare per ben tre volte (prima al 31 dicembre 2006, poi al 30 giugno 2007 e infine al 31 dicembre 2007) nell’attesa dei decreti attuativi necessari alla sua organizzazione.

«Nel frattempo i costi della gestione di questi rifiuti continuano a gravare sui bilanci dei Comuni» denuncia l’Anci, «e mentre il Governo non decide, i Comuni continuano a farsene carico – 77 milioni di euro ogni anno – che poi ricadono sulla collettività attraverso la tassa rifiuti». La normativa prevedeva l’obbligo di raccolta differenziata dei Raee a spese dei produttori, imponendo ai distributori il ritiro gratuito delle vecchie apparecchiature all’atto di acquisto delle nuove. I produttori sarebbero obbligati inoltre sostituire alcune sostanze pericolose (come piombo o mercurio) nei nuovi prodotti. L’Italia ora rischia di essere sanzionata dall’Ue e a farne le spese saranno i cittadini, l’ambiente, la salute; ma anche quelle imprese che si sono correttamente adeguate alla normativa e che sarebbero già pronte per la raccolta.

postato da: Federico Polvara alle ore 09:28 | permalink | commenti
categorie: ambiente, argomenti semplici, raee
lunedì, 03 settembre 2007

Lunga vita al vecchio computer

ARGOMENTO SEMPLICE (?)

 

Le apparecchiature elettroniche cosiddette “a vita breve” (come computer, telefonini, stampanti o lettori mp3) hanno una durata media di circa 4 anni e il 50% di questi dispositivi viene sostituito quando è ancora funzionante. Il loro destino è segnato: soffitta, ricicleria o – non fatelo! – sacco nero dell’immondizia. Esistono però delle valide alternative, alcune utili e altre remunerative. Nel primo caso, segnaliamo l’iniziativa del Banco informatico, una onlus che si occupa di raccogliere attrezzature d’ufficio (pc, stampanti, fotocopiatrici e fax) usate, ma funzionanti, per ridistribuirle a scuole e istituti di formazione in Italia e nei Paesi in via di sviluppo. La seconda opportunità è quella di mettere in vendita gli apparecchi sul sito di eBay; un’occasione già sfruttata da 370 mila persone in Italia.

postato da: Federico Polvara alle ore 09:27 | permalink | commenti
categorie: ambiente, ebay, argomenti semplici
lunedì, 03 settembre 2007

Prima la vista!

ARGOMENTO SEMPLICE (?)

 

Nell’ambito della rivoluzione “verde” dell’informatica, si segnala anche qualche piccola esagerazione, come LifeGaatle, versione in negativo del motore di ricerca Google. Le intenzioni sono lodevoli – un monitor consuma molto di più per visualizzare uno sfondo bianco – perché il Google nero farebbe risparmiare nel mondo 2 milioni di KWh l’anno, ma con gravi ripercussioni sulla nostra vista, affaticata dai caratteri in negativo. Verificatelo voi stessi!

postato da: Federico Polvara alle ore 09:25 | permalink | commenti (2)
categorie: ambiente, google, risparmio energetico, argomenti semplici

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