ARGOMENTO SEMPLICE (?)
Da qualche mese mi occupo della vetrina tecnologica del mensile Club3. Per il numero di luglio sono andato alla ricerca di prodotti eco-compatibili. Non farò anticipazioni (la rivista costa soltanto 2 euro e 60 centesimi, secondo me vale la pena acquistarla e darle un'occhiata), ma durante l'indagine e l'analisi dei materiali sono emerse alcune cose interessanti.Le crescenti preoccupazioni per i cambiamenti climatici stanno spingendo le grandi aziende dell’elettronica a introdurre soluzioni. materiali e tecnologie ecologiche. Una svolta che fa bene all’immagine, ma anche al bilancio.
ARGOMENTO SEMPLICE (?)
Computer senza dischi fissi e con processori a basso consumo (Zonbu), riciclaggio di tonnellate di scarti tecnologici (Hp), pc notebook che dimezzano la richiesta di energia (Fujitsu Siemens), riduzione del 40% delle emissioni di gas serra entro l’anno (Amd), risparmio di 5 miliardi di kilowatt grazie all’impiego di nuovi server (Ibm), impegno a raggiungere già quest’anno un ”impatto zero” nelle emissioni di anidride carbonica (Yahoo): sembra che le grandi aziende informatiche si stiano seriamente impegnando per dare un contributo ai problemi ambientali che affliggono il nostro Pianeta.
Propositi seri o abili manovre di marketing? I consumatori sensibili ai problemi dell’ecologia sono in costante aumento e sempre più convinti ad acquistare solo prodotti eco-compatibili. Ma le imprese non si interessano più all’ambiente solo per questioni di immagine: hanno scoperto che ne possono trarre anche vantaggi economici.
Nonostante l’impegno delle corporation per un maggiore rispetto dell’ambiente, persistono alcuni problemi di una certa gravità, come quello dello smaltimento finale degli apparecchi. I prodotti elettronici contengono diversi materiali nocivi e altamente inquinanti (piombo, cadmio, bario, mercurio, cromo e arsenico) che richiedono strutture preposte al loro trattamento. Purtroppo, esportare i rifiuti tecnologici verso Paesi più poveri è diventata una pratica consolidata – anche se illegale – o, addirittura, mascherata da donazione solidale. L’Onu calcola che, a livello mondiale, si producano ogni anno 40 milioni di tonnellate di rifiuti tecnologici e una parte di essi finisce nei siti di smaltimento in Cina, India, Messico e Nigeria, dove le misure di precauzione per la salute sono insufficienti o, spesso, inesistenti.
Guiyu, nella provincia cinese del Guangdong, è una delle maggiori discariche mondiali di e-waste – la spazzatura elettronica – ed è anche uno dei luoghi più inquinati del pianeta. Vecchi computer, impianti stereo, televisori e altri prodotti provenienti dall’Occidente vengono trattati con acidi e scaldati su fiamma da un esercito di centomila sventurati che, per un dollaro e mezzo al giorno, cercano di estrarre metalli preziosi dai circuiti. Secondo dei dati forniti da Basel Action Network – un'associazione di Seattle che combatte il commercio di prodotti e sostanze tossiche – la diossina inalata ogni giorno dagli abitanti di Guiyu supera mediamente dalle 15 alle 56 volte i valori massimi di tossicità stabiliti dall’Organizzazione mondiale della sanità.
La tutela dell’ambiente non è un dovere solo per i produttori; anche chi utilizza le apparecchiature elettroniche è tenuto a dare un modesto – ma importante – contributo per evitare spreco e inquinamento. Si può iniziare spegnendo i dispositivi inutilizzati, o collegando computer e periferiche a una presa multipla (la “ciabatta”) dotata di interruttore, evitando così il consumo di energia in stand-by. Spesso si sostituiscono troppo frettolosamente degli apparecchi ancora funzionanti – quel fenomeno chiamato “obsolescenza indotta” –, ma si potrebbe pazientare qualche mese prima di acquistare l’ultimo modello di computer o di telefonino (pagandolo meno). Le stampanti andrebbero utilizzate con parsimonia; da qualche tempo circolano e-mail che, al termine del testo, contengono questo invito: “Ti prego di pensare all’ambiente prima di decidere se stampare questo messaggio. Salva un albero. Per favore, non stampare questa e-mail se non ne hai veramente necessità”. Con i piccoli passi degli utilizzatori e i grandi passi dei produttori, l’informatica diverrà verde di sicuro!
ARGOMENTO SEMPLICE (?)
Beppe Grillo li definisce “i nostri dipendenti”, ma in certi frangenti si ha l’impressione che i politici italiani siano alle dipendenze di “altri” datori di lavoro e che ci siano “altri” interessi prima del bene dei cittadini. La normativa sullo smaltimento dei cosiddetti Raee (Rifiuti apparecchiature elettriche ed elettroniche) ne è un esempio indicativo.
«Nel frattempo i costi della gestione di questi rifiuti continuano a gravare sui bilanci dei Comuni» denuncia l’Anci, «e mentre il Governo non decide, i Comuni continuano a farsene carico – 77 milioni di euro ogni anno – che poi ricadono sulla collettività attraverso la tassa rifiuti». La normativa prevedeva l’obbligo di raccolta differenziata dei Raee a spese dei produttori, imponendo ai distributori il ritiro gratuito delle vecchie apparecchiature all’atto di acquisto delle nuove. I produttori sarebbero obbligati inoltre sostituire alcune sostanze pericolose (come piombo o mercurio) nei nuovi prodotti. L’Italia ora rischia di essere sanzionata dall’Ue e a farne le spese saranno i cittadini, l’ambiente, la salute; ma anche quelle imprese che si sono correttamente adeguate alla normativa e che sarebbero già pronte per la raccolta.
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Le apparecchiature elettroniche cosiddette “a vita breve” (come computer, telefonini, stampanti o lettori mp3) hanno una durata media di circa 4 anni e il 50% di questi dispositivi viene sostituito quando è ancora funzionante. Il loro destino è segnato: soffitta, ricicleria o – non fatelo! – sacco nero dell’immondizia. Esistono però delle valide alternative, alcune utili e altre remunerative. Nel primo caso, segnaliamo l’iniziativa del Banco informatico, una onlus che si occupa di raccogliere attrezzature d’ufficio (pc, stampanti, fotocopiatrici e fax) usate, ma funzionanti, per ridistribuirle a scuole e istituti di formazione in Italia e nei Paesi in via di sviluppo. La seconda opportunità è quella di mettere in vendita gli apparecchi sul sito di eBay; un’occasione già sfruttata da 370 mila persone in Italia.
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Nell’ambito della rivoluzione “verde” dell’informatica, si segnala anche qualche piccola esagerazione, come LifeGaatle, versione in negativo del motore di ricerca Google. Le intenzioni sono lodevoli – un monitor consuma molto di più per visualizzare uno sfondo bianco – perché il Google nero farebbe risparmiare nel mondo 2 milioni di KWh l’anno, ma con gravi ripercussioni sulla nostra vista, affaticata dai caratteri in negativo. Verificatelo voi stessi!