venerdì, 20 novembre 2009

Pec, la raccomandata elettronica

Pur con qualche incognita, sta per entrare nel vivo un nuovo sistema di certificazione legale dei messaggi di posta elettronica.

ARGOMENTO COMPLESSO (?)

 

pecIl 29 novembre, salvo proroghe dell’ultima ora, sarà aggiunto un nuovo tassello all’ammodernamento tecnologico del Paese. Entro tale data, infatti, due milioni di professionisti iscritti ad albi o elenchi dovranno dotarsi di una casella di posta elettronica certificata (Pec), come hanno già provveduto finora tutte le imprese di nuova costituzione e alcune Pubbliche amministrazioni. Nel 2010 sarà la volta dei privati cittadini, ai quali il ministro Brunetta ha promesso una casella certificata gratuita.
Introdotta nella nostra legislazione dal 2005, la Pec non è altro che un’e-mail avente valore legale che dovrebbe sostituire la raccomandata con ricevuta di ritorno nelle comunicazioni ufficiali. Attraverso un sistema di ricevute elettroniche sarà possibile certificare invii e ricezioni, risparmiando tempo e denaro (anche se è comunque richiesta annualmente una piccola spesa).
Non è possibile, infatti, trasformare una normale casella e-mail (come quella che usiamo abitualmente) in una casella Pec, ma è necessario aprirne una presso un gestore autorizzato dal Centro nazionale per l’informatica nella Pubblica amministrazione, a un costo che può variare da 5 a 50 euro l’anno.
Per avere valore legale, ogni comunicazione deve “viaggiare” necessariamente fra due indirizzi Pec; questo non significa che d’ora in poi si dovrà utilizzare solo la posta elettronica certificata, ma vi si potrà ricorrere quando sia necessario un riscontro ufficiale nelle comunicazioni.
Come sempre accade, le innovazioni tecnologiche portano problemi e polemiche (inevitabili in Italia). Una delle questioni più dibattute è la mancanza di uno standard internazionale: la Pec è una sperimentazione tutta italiana e si rischia, un domani, di dover ripartire da capo per adeguarsi a un diverso sistema internazionale. Altro problema riguarda la Pubblica amministrazione – che godrà dei maggiori vantaggi dell’introduzione della Pec – che chiede contraddittoriamente un comportamento virtuoso ai cittadini avendo finora aperto pochissime caselle certificate per comunicare con loro (verificatelo voi stessi).
Ultima questione riguarda i rapporti diretti fra P.A. e cittadini, perché le comunicazioni dovrebbero avvenire attraverso una casella di posta elettronica certificata dedicata, Cec-Pec ("Comunicazione Elettronica Certificata tra Pubblica Amministrazione e Cittadino"), secondo quanto stabilito dall'ultimo DPR in materia (del maggio 2009): questa casella dovrebbe essere gestita da un solo operatore, che deve ancora essere scelto tramite gara pubblica (io scommetto fin d'ora che sarà Poste Italiane). Non valeva la pena attendere la Pec "dello Stato" e avere solo quella?

Per maggiori informazioni, il Cnipa ha realizzato sul suo sito una sezione dedicata alla Posta elettronica certificata.


Cosa significa Pec?
È l’acronimo di Posta elettronica certificata: è uno strumento in grado di attribuire valore legale a un’e-mail, attestandone la data di invio e di ricezione, al pari di una raccomandata A/R.

I vantaggi
La Pec possiede caratteristiche migliori rispetto agli strumenti tradizionali: è semplice (si usa come una normale casella e-mail), economica (spedire e ricevere messaggi non costa nulla e si possono effettuare invii multipli), veloce (consegna e ricezione sono immediate), consultabile ovunque (da qualsiasi computer connesso a Internet), sicura (niente spam) ed ecologica (risparmio di carta). Ma il vantaggio principale è per la Pubblica amministrazione, che potrebbe risparmiare milioni di euro e aumentare notevolmente la propria efficienza.

Funziona così
Al pari di una normale raccomandata con ricevuta di ritorno, la Pec fornisce al mittente due ricevute: al posto del modulo postale timbrato e della cartolina di ritorno, il mittente riceve due attestazioni elettroniche.
Quando si spedisce un messaggio in posta elettronica certificata, si riceve dal proprio gestore Pec una prima ricevuta di attestazione dell’avvenuta spedizione, che certifica l’invio della comunicazione. Quando il messaggio passa dal gestore del mittente a quello del destinatario, arriverà da quest’ultimo una seconda ricevuta di consegna che attesta data e ora del recapito nella casella Pec. I protocolli di sicurezza adottati nelle comunicazioni di posta certificata assicurano infine che non sia possibile alcuna modifica al contenuto dei messaggi.

postato da: Federico Polvara alle ore 08:55 | permalink | commenti
categorie: istituzioni, posta elettronica, argomenti complessi, pec
lunedì, 09 novembre 2009

Ancora a proposito di minori

Davide.it viene in aiuto alle famiglie economicamente disagiate, Microsoft ai professori tecnologicamente disinformati.

ARGOMENTO COMPLESSO (?)

 

childrenPer i più piccoli, un filtraggio di Internet può essere utile per evitare che vengano a contatto con contenuti inappropriati. L’associazione Davide.it offre un filtro Web molto efficace, in cambio di una modesta quota annuale, ora annullata per le famiglie che dovessero trovarsi in difficoltà economiche.

Un dubbio è legittimo: ma se una famiglia si trova in difficoltà, non dovrebbe tagliare le spese superflue, come l'accesso a Internet? L'annuncio ha più il sapore di una mossa di marketing, ma Davide.it è un progetto meritorio e possiamo chiudere un occhio, non vi pare? Per chi invece non ha problemi economici ricordiamo che Davide.it è una Onlus e che le donazioni sono deducibili.


Arrivano i tecno-docenti
Parte da Firenze una nuova iniziativa, Web in cattedra, per coinvolgere gli insegnanti delle scuole medie in un progetto di sensibilizzazione dei minori sulla sicurezza e sull’uso responsabile di Internet. Cento professori, selezionati nella provincia di Firenze, verranno formati in quattro cicli di lezioni da un gruppo di esperti (Polizia postale e delle comunicazioni, Microsoft, Osservatorio nazionale abusi psicologici) e avranno il compito di trasferire le loro conoscenze ai colleghi. Saranno poi i docenti a sensibilizzare e informare gli alunni su come comportarsi consapevolmente in Rete. Sempre per gli insegnanti, su www.apprendereinrete.it sono a disposizione dei contenuti specifici (e gratuiti) per la propria formazione sulla sicurezza della navigazione.

postato da: Federico Polvara alle ore 09:19 | permalink | commenti
categorie: bambini, scuola, argomenti complessi, controllo genitori
venerdì, 06 novembre 2009

Smanettoni sin da piccoli

Quando programmare è un gioco da bambini.

ARGOMENTO COMPLESSO (?)

 

childrenProgrammare al computer è un’attività divertente e molto stimolante per il cervello e si può iniziarla già da piccoli. Anni fa avevamo il Basic, un linguaggio di programmazione semplice, ma non immediato; oggi, invece, c’è un’ampia scelta per i bambini “smanettoni”. Fra i tanti, il Lifelong Kindergarten Group (presso il Media Lab del Massachusetts Institute of Technology) ha sviluppato Scratch, un linguaggio di programmazione (per computer Windows, Mac o Linux) basato su una semplicissima interfaccia visuale, per creare giochi, raccontare storie e divertirsi con le variabili del computer. I programmi creati dai bambini (di età fra gli 8 e i 14 anni) possono essere successivamente caricati sul sito, a disposizione di tutti (l’archivio ne comprende quasi 600 mila).

postato da: Federico Polvara alle ore 16:52 | permalink | commenti (2)
categorie: bambini, informatica, minori, argomenti complessi
mercoledì, 28 ottobre 2009

Antenne in guerra contro le parabole

Rai e Mediaset contro Sky, digitale terrestre contro digitale satellitare: una lotta sempre più aspra per la conquista dello share.

ARGOMENTO SEMPLICE (?)

 

tv_nuke
Come si assiste, nei dibattiti televisivi, a una recrudescenza dei litigi, allo stesso modo si è scatenata, agli alti livelli, una guerra fra i network della Tv. Il saggio presidente Mediaset, Fedele Confalonieri, tende a minimizzare: «Guerra è una parola grossa: è concorrenza», ma l’offensiva scatenata contro la Tv satellitare di Sky ha il sapore di un vero conflitto.
La televisione italiana sta vivendo un passaggio importante: quello dall’analogico al digitale (Dtt). Due regioni (Sardegna e Valle d’Aosta) sono già all-digital e altre (parte del Piemonte, Trentino-Alto Adige, Lazio e Campania) lo saranno entro la fine del 2009. Dopo anni di stop e di proroghe, stavolta sembra che si faccia sul serio e il 2012, data dello spegnimento definitivo (switch-off) del sistema analogico, è dietro l’angolo.
I problemi non mancano, anzi abbondano, ma sono spesso risolvibili prendendo confidenza con la nuova tecnologia o chiedendo aiuto all’esperto di turno. Si riscontrano però gravi problemi in alcune zone dove l’orografia del territorio ostacola o, addirittura, impedisce l’arrivo del segnale. Adeguare i ripetitori esistenti costa parecchio, la Rai non ha fondi per farlo, le istituzioni locali e le emittenti private sono già con l’acqua alla gola.
Per ovviare ai problemi di ricezione, i tre principali soggetti della Tv generalista (Rai, Mediaset e Telecom Italia) hanno così ideato una nuova piattaforma satellitare, TivùSat; con un decoder apposito e una tessera, coloro che rimarranno tagliati fuori dalla Tv digitale terrestre potranno ricevere dallo spazio ciò che non arriva da terra.
Anche qui i problemi non mancano (i modelli di decoder TivùSat in commercio si contano sulle dita di una mano, scarseggiano e hanno un costo maggiore rispetto agli altri), ma l’idea è ottima, anche se genera qualche sospetto: non si avrà dato vita, in fretta e furia, a un consorzio satellitare alternativo solo per evitare che gli utenti estromessi dal Dtt si abbonino in massa a Sky?
Sono pure supposizioni, ma non c’è dubbio che la crescita degli abbonati (oggi sono circa 5 milioni) alla Tv satellitare di Rupert Murdoch toglie pubblico ai concorrenti e, se per Sky la pubblicità rappresenta solo il 7% del fatturato, per le altre Tv la perdita di share è un problema serio. Lo è per la Rai, che ricava dagli spot il 40% degli introiti, ma ancor più per Mediaset, dipendente addirittura per l’80% dalle entrate pubblicitarie. Sky ha ormai raggiunto una fetta di pubblico del 9% e, su base annua, ogni punto di share corrisponde a 50 milioni di euro di raccolta pubblicitaria, un mucchio di soldi!
Cifre così importanti spiegano molte cose, persino la scelta suicida della Rai di privarsi dei 50 milioni del contratto di ritrasmissione su Sky dei programmi dell’emittente di Stato; non giustificano però i colpi bassi come il raddoppio dell’Iva sulla pay-tv decretato quest’anno o il paventato progetto di togliere a Sky i canali generalisti.
Dal canto suo Sky contrattacca: dopo aver puntato sull’alta definizione (mentre le altre piattaforme sono in ritardo), nei giorni scorsi è riuscita a neutralizzare la minaccia di oscuramento dei canali generalisti grazie a una “Digital key”, un sintonizzatore Usb per il digitale terrestre da applicare ai decoder Sky, per vedere sulla stessa piattaforma – e con lo stesso telecomando – i canali in chiaro del Dtt.
La guerra fra antenne e parabole proseguirà e sono attese battaglie importanti: nel 2010 i diritti delle partite di calcio saranno venduti collettivamente (non più separati per ogni piattaforma) e chi se li aggiudicherà avrà inferto un duro colpo agli altri. Nel 2011, infine, l’Antitrust toglierà i vincoli a Sky, che potrà quindi “scendere” dal satellite e sfruttare altri sistemi di trasmissione, Internet su tutti. Anche Mediaset vuole puntare sulla Rete per ampliare la propria offerta pay (Internet consente l’interattività e i programmi a richiesta).
Il Web sarà quindi il prossimo terreno di scontro, sperando che sia un confronto leale, senza ingerenze politiche:  solo così i consumatori potranno avere beneficio da questa guerra o, come preferisce Confalonieri, concorrenza.
postato da: Federico Polvara alle ore 12:56 | permalink | commenti (1)
categorie: digitale terrestre, sky , tv , argomenti complessi
giovedì, 10 settembre 2009

Il boom delle chiavette

L'Internet mobile attraverso chiavetta modem Usb è una formula che piace agli italiani.

ARGOMENTO COMPLESSO (?)

 

hsdpa Su Repubblica di ieri (9 settembre 2009, p. 23) ho trovato un interessante articolo di Alessandro Longo sul "popolo delle pennette", come le definisce lui, cioè coloro che si collegano a Internet con una chiavetta Usb (un modem Hsdpa che si connette alle reti 3G). Secondo l'Osservatorio Banda Larga, nell'ultimo anno le persone che utilizzano questa modalità sono passate da 1 a 2,5 milioni.
Il successo era abbastanza prevedibile: chiunque le usi sa della loro estrema praticità, anche se i problemi non mancano. Oltre all'articolo menzionato, potrete altre informazioni su questo stesso blog, nella categoria (tag) Internet mobile.
Su Internet non è stata pubblicata - per ovvi motivi - la tabella presente nella versione cartacea e così ho deciso di fare un prospetto un po' più completo di quello di Repubblica (anche se sono presenti solo le offerte principali). Se cliccate sui loghi, potete andare direttamente alla pagina delle tariffe Internet dei vari operatori.


Tre.Time Large

19 euro al mese

300 ore al mese

Solo 3G

Tre.Time Medium

14 euro al mese

100 ore al mese

Tre.Time Small

9 euro al mese

30 ore al mese

Tre.Dati Plus

33 euro al mese

1 GB al giorno

Tre.Dati

19 euro al mese

5 GB al mese

SuperWeb Time

0,9 euro

1 ora

SuperWeb

0,1 euro

1 MB

Maxxi Alice 150h

25 euro al mese

(20 i mesi seguenti)

150 ore al mese

(dalle 17 alle 9,

e sempre nei

 week-end e festivi)

2G

3G

Edge

Maxxi Alice 100h

20 euro al mese

(+5 euro attivazione)

100 ore al mese

Maxxi Alice 30h

15 euro al mese

(10 i mesi seguenti)

30 ore al mese

Maxxi Alice

Unlimited

40 euro al mese

(35 i mesi seguenti)

400 ore al mese

Internet Large

15 euro al mese

5 ore al giorno

2G

e 3G

Internet Small

10 euro al mese

1 ora al giorno

Internet Night

25 euro al mese

Accesso

senza limiti

dalle 22 alle 7

Internet Day

Senza Limiti

5 euro

1 giorno

(fino alle 24)

Mega 15000

30 euro al mese

4,5 GB al mese

2G

e 3G

Mega No Limit

20 euro al mese

2,5 GB al mese

Mega 1500

8 euro al mese

450 MB al mese

Mega 100 Ore

15 euro al mese

100 ore al mese

Mega Ore

9 euro al mese

50 ore al mese

postato da: Federico Polvara alle ore 13:24 | permalink | commenti
categorie: banda larga, argomenti complessi, hsdpa, internet mobile

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