venerdì, 14 agosto 2009

Un messaggino al Garante

L’Authority per le comunicazioni dovrebbe intervenire per evitare che un Sms inviato in Italia possa costare più di uno inviato dall’Europa.
ARGOMENTO SEMPLICE (?)

telefonoTorniamo nuovamente a occuparci di Sms, sollecitati da alcuni lettori che hanno chiesto chiarimenti; inoltre è rimasta in sospeso una questione che dovrebbe essere affrontata e risolta dall’Autorità garante per le comunicazioni (Agcom).
Dal 1° luglio è entrato in vigore il Regolamento europeo 544/2009 che impone, fra l’altro, un tetto al costo degli Sms inviati in roaming, cioè quando ci si trova all’estero sotto copertura di un’altra rete telefonica mobile. Per volere della Commissione Ue, il costo di un Sms non potrà più superare gli 11 centesimi di euro + Iva (13,2 cent). Qualche lettore si è lamentato perché continua a pagare i consueti 30 centesimi per un messaggino inviato dall’Italia verso un altro Paese comunitario.
La nuova norma, in realtà, si applica soltanto in roaming , cioè quando l’abbonato italiano spedisce un Sms quando si trova all’estero; la disciplina non si applica invece agli Sms inviati dall’Italia verso l’Europa. Questa disparità di trattamento è dovuta al fatto che sono le autorità nazionali (nel nostro caso, l’Agcom) – e non la Commissione Ue – a definire le direttive sulle telecomunicazioni nei singoli Stati.
Discorso chiuso? Niente affatto, perché lo scorso maggio l’Autorità garante per le comunicazioni ha presentato un’indagine congiunta con l’Antitrust sul mercato degli Sms, Mms e dei servizi in mobilità, dove si riscontrava che «il livello dei prezzi unitari praticato dai quattro operatori nelle offerte di riferimento, tende ad allinearsi attorno a 15 €cent», al di sopra del tetto imposto a livello europeo di 13,2 centesimi.
Disparità non consentibile
Questa contraddizione veniva evidenziata molto chiaramente nel comunicato congiunto finale, redatto dalle due Authority: «È infatti evidente che il quadro regolamentare italiano e l’applicazione della normativa antitrust non possono consentire che il prezzo di un Sms tra due città europee risulti inferiore al prezzo di un Sms tra due città italiane».
In linea di principio, è tutto chiaro: le compagnie devono abbassare i prezzi degli Sms al di sotto della soglia “europea”. Ma l’Agcom, invece di augurarsi un intervento spontaneo dei gestori, farebbe meglio a intervenire. Nel 2008 le compagnie italiane hanno ricavato due miliardi di euro dagli Sms (sui quali vi è un margine di guadagno elevatissimo) e mai si sognerebbero di abbassare i prezzi senza esserne costrette dall’Authority. Quindi, caro presidente Calabrò, è ora di passare ai fatti e di sfoderare la forbice.
postato da: Federico Polvara alle ore 16:13 | permalink | commenti (3)
categorie: sms , authority, tariffe, argomenti semplici
giovedì, 04 settembre 2008

L'Adsl arriva alla stazione

Vodafone entra a competere nel mercato della banda larga fissa, con una soluzione nuova e unica. Ma gli slogan nascondono qualche piccola sorpresa contrattuale.

ARGOMENTO COMPLESSO (?)

 

adslDopo l’acquisto della divisione italiana di Tele2, c’era da scommettere su uno sbarco di Vodafone nel mercato della banda larga su rete fissa. E così è stato. In questi giorni è partita la campagna che pubblicizza la nuova offerta Adsl, con la solita Ilary Blasi che stavolta cambia partner (entra Flavio Insinna, esce Gennaro Gattuso). Chiave di volta della nuova promozione è la Station, un dispositivo multifunzione che incorpora un modem Adsl (2+), un router Wi-fi e due porte Usb in grado di accogliere una chiavetta Internet Key, compresa nell’offerta, per connettersi alla rete Hsdpa/Umts.
Attraverso l’apparecchio sarà possibile chiamare gratuitamente e senza scatto alla risposta tutti i numeri fissi nazionali e i cellulari Vodafone (questi ultimi, solo per un anno), oltre a navigare attraverso la banda larga mobile. Il costo è di 39 euro al mese, nel quale è compreso il canone Telecom. Nel complesso, l’offerta Tutto Flat di Vodafone – che dura 24 mesi con rinnovo automatico – è buona, considerando l’estrema facilità d’uso della Station e le offerte concorrenti. Ma la presenza del simpatico testimonial Insinna – che ha distribuito pacchi su Raiuno per tutta la passata stagione – lascia qualche perplessità: non sarà un “pacco” anche questa nuova promozione Vodafone?
Come purtroppo ci si deve aspettare dalle compagnie telefoniche, nelle pieghe dei dettagli contrattuali, spunta spesso qualche piccola sorpresa. Nel nostro caso, lo slogan “Parli quanto vuoi” non corrisponde propriamente al vero, perché esiste un limite di 3.000 minuti al mese verso i fissi nazionali e di 1.000 minuti verso i cellulari Vodafone. Un tetto sicuramente ampio e generoso, che però non riabilita l’ennesima pubblicità ingannevole (che l’Authority sanzionerà con l’ennesima ridicola multa). Ingannevole è anche il “Navighi senza limiti”, perché connettendosi fuori dalle mura di casa con la Internet Key in dotazione, scatta una salatissima tariffa di 5 euro al giorno (e per un massimo di 10 ore). Così, quella che poteva essere un’ottima soluzione per gli utenti con esigenze di connessione in mobilità (sarebbe stato veramente comodo portarsi appresso l’Adsl di casa), perde un po’ di appeal anche se, lo ripetiamo, l’offerta è e rimane vantaggiosa.
postato da: Federico Polvara alle ore 13:18 | permalink | commenti
categorie: authority, banda larga, argomenti complessi, internet mobile
martedì, 22 aprile 2008

La difesa della privacy in Rete

Le informazioni di carattere personale hanno un grande valore in Internet e vanno salvaguardate. È bene conoscere i pericoli e le (poche) garanzie.

ARGOMENTO COMPLESSO (?)


privacy«Siamo cresciuti nei nostri primi dieci anni di Internet pensando alla Rete come a una bacheca nell’atrio di un grande luogo pubblico. È forse ora di iniziare a convincersi che si tratta invece di una parte liberamente accessibile della nostra privatissima casa». L’ammissione di uno dei più acuti conoscitori della Rete, Massimo Mantellini, è un invito a prendere coscienza, senza facili allarmismi, di un problema virtuale ma reale: la privacy in Internet. I diritti in ambito digitale sono poco percepiti dagli utenti del Web che, purtroppo, ne comprendono l’importanza quando ormai è troppo tardi o solo nel momento in cui questi principi vengono violati.

I pericoli per la riservatezza dipendono principalmente dalla relativa facilità con cui i dati possono essere raccolti o intercettati attraverso la Rete, dalla disinvoltura con cui si compilano formulari on-line e con la quale si caricano, nelle pagine Web, materiali che appartengono alla sfera del privato. Sempre più frequentemente si utilizzano servizi gratuiti che, in realtà, si ripagano cedendo ai gestori preziose informazioni sulle proprie abitudini di navigazione.

Alcune pericolose limitazioni all’esercizio dei propri diritti – privacy in testa – arrivano oltretutto da misure volte a proteggere altri principi, come quelle a tutela della proprietà intellettuale; addirittura si è giunti a promulgare leggi che immolano la riservatezza degli utenti sull’altare della sicurezza (un sacrificio inutile e dannoso).

Gli utenti della Rete devono imparare a salvaguardare la propria identità digitale, che tende – con il tempo e con l’uso sempre più intenso del Web – a dilatarsi in diversi ambiti. Un’attenzione particolare andrebbe dedicata all’utilizzo delle comunità sociali (i social network come Facebook o MySpace), oggi molto in voga tra i giovani, nei quali si inseriscono troppe informazioni personali o materiali che in futuro potrebbe causare qualche danno alla reputazione; questi dati sono di difficile – se non impossibile – cancellazione. Mettere troppe informazioni in Rete può avere delle ripercussioni negative, perché sono consultabili da chiunque.

La “net-reputation” è importante. Non va mai dimenticato che tutto ciò che è in Rete rimane e rende pubblica un’immagine, talvolta distorta, di noi. Il Garante per la privacy, Francesco Pizzetti, in occasione della Giornata europea della protezione dei dati personali (28 gennaio), ha messo in guardia i giovanissimi dai rischi di un uso sconsiderato dei network sociali: «fai attenzione a quell’informazione che rendi nota per fare invidia magari al tuo compagno di scuola perché, fra dieci o quindici anni, la stessa informazione potrà essere usata quando non vorresti più che fosse conosciuta».

Lo stesso Garante ha emanato di recente una direttiva per imporre ai fornitori di accesso alla Rete la cancellazione dei contenuti di traffico, che non possono essere utilizzati nemmeno per fini di giustizia. Si tratta di informazioni molto delicate, perché «consentono di ricostruire relazioni personali e sociali, convinzioni religiose, orientamenti politici, abitudini sessuali e stato di salute».

Molti non sono purtroppo a conoscenza che alcuni servizi gratuiti, largamente usati in Rete, come i motori di ricerca, raccolgono e conservano per diverso tempo (dai 12 ai 18 mesi, anche se ne sarebbero sufficienti solo sei) le informazioni sulle pagine richieste e visitate dagli utenti: una merce preziosa, dal punto di vista pubblicitario. Questi dati ripagano i costi di gestione e sono necessari al miglioramento dell’efficienza e della sicurezza dei servizi offerti dai motori; la nota negativa è una generale mancanza di trasparenza nei confronti degli utenti, che dovrebbero essere meglio informati sull’uso che viene fatto dei loro dati.

Per evitare intrusioni (o veri e propri danni) alla propria sfera privata occorre, allora, una nuova consapevolezza che accompagni e, a volte, ridimensioni i facili entusiasmi con i quali si tende a utilizzare Internet e tutte le nuove tecnologie del nostro quotidiano. Meglio mantenere sempre una buona dose di riservatezza, sia off-line e sia on-line.

postato da: Federico Polvara alle ore 09:44 | permalink | commenti
categorie: privacy, authority, social network, argomenti complessi
martedì, 22 aprile 2008

Un altro anno con i diritti in sospensione

Senza motivi apparenti è stato prorogato di un anno un controllo telematico che non ha eguali in Europa.

ARGOMENTO COMPLESSO (?)

 

privacyPer “data-retention” s’intende la raccolta automatizzata di dati per eventuali fini investigativi. Nel luglio 2005, sull’onda emotiva di paura causata dagli attentati di Londra, fu approvato un pacchetto di misure – il decreto Pisanu, dal nome dell’allora ministro dell’Interno – per esigenze di contrasto al terrorismo internazionale. Il d.l. 144/07, convertito subito in legge, prevedeva l’obbligo di conservare i dati di traffico telefonico dei 48 mesi precedenti e di quello telematico (12 mesi) fino al 31 dicembre 2007. In pratica, ai gestori di telefonia e ai provider (Isp) è stato imposto di conservare tutte le informazioni (eccetto il contenuto) relative a chiamate e connessioni Web, mantenendole a eventuale disposizione dell’Autorità giudiziaria.

Ma, fra le pieghe del decreto “milleproroghe” approvato a fine 2007, è spuntato un prolungamento, con un nuovo termine (31 dicembre 2008) per la data-retention italiana: quasi 8 anni di telefonate e quasi 4 di connessioni alla Rete, un lasso di tempo irragionevolmente lungo di sospensione dei nostri diritti (alla privacy, alla libertà di espressione e alla segretezza della corrispondenza…) che non ha eguali in Europa e, addirittura, in contrasto con le direttive comunitarie che raccomandano una durata massima di conservazione di due anni. Questi dati contengono elementi in grado di rivelare molti aspetti, anche sensibili, della vita delle persone e nessuno potrebbe garantire sulla sicurezza degli archivi, soprattutto alla luce di ciò che è successo qualche anno fa (lo scandalo della security di Telecom).
postato da: Federico Polvara alle ore 09:41 | permalink | commenti
categorie: privacy, authority, argomenti complessi, libertĂ  digitali
martedì, 22 aprile 2008

Stop alle indagini private

Il Garante proibisce il monitoraggio sistematico del traffico Web da parte di soggetti privati. La privacy prevale sul diritto d’autore.

ARGOMENTO COMPLESSO (?)

 

privacyOgni dispositivo collegato in Rete è contraddistinto univocamente da un numero, l’indirizzo Ip. Questo sistema permette il transito veloce e ordinato di tutti i dati, che partono dall’indirizzo Ip di origine della pagina dove risiedono, verso l’indirizzo Ip di colui che li ha richiesti. Ai titolari di un abbonamento per l’accesso al Web, viene generalmente assegnato un recapito fisso ed è teoricamente possibile risalire alla persona che ha scaricato un determinato file.

Alcuni programmi sono in grado di monitorare il traffico di alcune applicazioni e conoscere gli indirizzi Ip di destinazione. Attraverso una società informatica svizzera che ha utilizzato questi software, la casa discografica Peppermint ha svolto un monitoraggio delle reti P2P (dove si scambiano file di ogni genere), individuando 5.000 utenti responsabili di scambio illegale di canzoni. Ognuno di essi ha ricevuto una lettera contenente una richiesta di 330 euro per non essere citati in tribunale. Il Garante per la privacy è però intervenuto, aprendo un’istruttoria conclusasi con la dichiarazione che le società private non possono svolgere attività di monitoraggio sistematico per individuare utenti colpevoli di infrangere leggi sul diritto d’autore. L’Authority ha quindi ordinato la cancellazione dei dati degli utenti.

Nello scontro fra due diritti – in questo caso contrapposti – la protezione della privacy ha avuto ragione del diritto d’autore, ma il caso non finisce qui perché le associazioni di autori stanno facendo fortissime pressioni per ottenere dai provider i nomi di chi scarica illegalmente e il caso è finito addirittura davanti alla Corte di giustizia europea. Il verdetto è stato salomonico: in assenza di normative specifiche dei singoli Stati, i dati personali degli utenti possono essere rivelati solo nei procedimenti penali. Più che salomonica, pare una decisione “pilatesca”, perché scarica la questione ai legislatori nazionali.

postato da: Federico Polvara alle ore 09:39 | permalink | commenti (3)
categorie: privacy, p2p , authority, argomenti complessi

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