mercoledì, 05 marzo 2008

La politica italiana non ama la Rete

La televisione e la piazza rimangono i luoghi privilegiati della campagna elettorale. Qualcuno crede nel Web, ma le iniziative in Rete dei partiti sono abbandonate subito dopo le votazioni.

ARGOMENTO COMPLESSO (?)

politica«Partecipiamo, partecipate portando all’interno delle istituzioni un nuovo modo di fare politica. Per questo insisto sulla opportunità di lanciare la nostra lista alle prossime elezioni regionali, la lista del blog, la vostra lista»: se pensate che l’autore di queste parole sia Beppe Grillo, vi siete sbagliati di grosso. Il proclama è apparso sul blog di Gianfranco Miccichè – presidente dell’Assemblea regionale siciliana e personaggio di spicco in Forza Italia – folgorato sulla via di Damasco dalle nuove tecnologie (dall’apertura del blog alla proposta di una lista-utenti sono passati solo 8 mesi!).

L’iniziativa di Miccichè (alla quale auguriamo successo) è emblematica del rapporto fra la politica italiana e la Rete, che registra qualche sporadica iniziativa di singoli esponenti a fronte di una pressoché totale assenza di strategia dei partiti, a esclusione dei periodi elettorali.

In vista del voto, i partiti italiani aprono siti e canali di comunicazione su Internet; il Web costa poco, perché non cercare voti anche lì? La piazza e la televisione – e le affissioni, per chi se le può permettere – restano gli strumenti preferiti per la comunicazione politica e il modello rimane pur sempre quello “unilaterale” del comizio: una persona che parla e un pubblico che ascolta passivamente.

Su Internet questo modello non funziona perché è un medium relazionale. Gli utenti della Rete vogliono partecipare, condividere le loro esperienze, affermare le proprie opinioni, confrontarsi ed essere ascoltati. Portare la politica sul Web, per un partito o per un parlamentare poco avvezzo alle nuove dinamiche della Rete, costa immane fatica.

Confrontarsi con gli utenti equivale a sostenere una sorta di campagna elettorale permanente, con il rischio di esporsi a critiche e attacchi diretti. Le posizioni dichiarate alle Tv e alla stampa svaniscono, solitamente, in breve tempo e i nostri politici spesso si contraddicono da soli, più volte, senza che nessuno li sbugiardi. Sul Web le parole rimangono e, attraverso i link, possono finire ovunque. Per esser presenti in Rete, occorre quindi coerenza e, soprattutto, la massima trasparenza, dote sconosciuta al Palazzo.

I siti vetrina, che oggi i partiti hanno aperto alla conquista del Web, saranno puntualmente abbandonati dopo il voto. Alla mancanza di fiducia e di attenzione della politica italiana nei confronti di Internet, fa da contraltare un ritrovato interesse degli utenti della Rete per la “cosa pubblica”. Oltre a tutta la galassia che orbita intorno alle iniziative di Beppe Grillo, di recente sono nati altri progetti, anch’essi incentrati sulla politica “dal basso”, che partono però da approcci differenti.

Wikidemocracy si propone – attraverso wiki, cioè con i contributi liberi di tutti – di consolidare proposte da portare ai vari partiti di riferimento. La partecipazione dei cittadini è alla base anche di Openpolis, che intende monitorare l’attività di tutti i politici (dal Parlamento fino ai Comuni più piccoli), allo scopo di controllare meglio il loro operato. Segnaliamo infine, dal sito di Repubblica, l’iniziativa NetMonitor che seguirà le conversazioni nei blog durante tutta la campagna elettorale (e, speriamo, anche oltre)

postato da: Federico Polvara alle ore 12:20 | permalink | commenti
categorie: politica, beppegrillo, argomenti complessi, web duepuntozero
giovedì, 21 febbraio 2008

Lo spirito di Google

ARGOMENTO SEMPLICE (?)

 

Il grande motore di ricerca diffonde ogni mese lo Zeitgeist, una classifica con i termini più ricercati. Il vocabolo, di origine tedesca, significa “spirito del tempo” e rappresenta una lista che raccoglie i principali temi di interesse – depurati dalle oscenità ­– dei navigatori italiani. A fine anno Google compila una classifica generale; ecco i dieci termini più richiesti nel 2007:

1 - beppe grillo

2 - youtube

3 - badoo

4 - inps

5 - agenzia delle entrate

6 - myspace

7 - inter

8 - alitalia

9 - milan

10 - superenalotto

Non desta meraviglia il primo posto del comico Beppe Grillo (il suo blog è uno dei più visitati), mentre stupisce trovare in classifica pensioni e tasse (al 4° e 5° posto), due grandi preoccupazioni per gli italiani, che provano però a risolvere a modo loro (10° posto). YouTube è il celebre sito per la condivisione di filmati, mentre Badoo e MySpace sono due social network. Nel 2007, infine, l’Inter (7°) batte il Milan (9°) sia sul campo di gioco sia in Rete.

I verdetti di Google Zeitgeist non sono, però, molto affidabili. Nella classifica mensile di novembre 2007, al primo posto – addirittura davanti alla parola “natale” – è comparso il nome di un emerito sconosciuto, Federico Calzolari, ricercatore alla Normale di Pisa, che probabilmente ha scoperto un trucchetto informatico per imbrogliare Google.

postato da: Federico Polvara alle ore 10:48 | permalink | commenti
categorie: motori di ricerca, google, beppegrillo, argomenti semplici
giovedì, 20 settembre 2007

BLOG La Grande Conversazione

ARGOMENTO SEMPLICE (?)

 

C’è un mondo a parte, vicinissimo a noi. Non è là fuori, ma lì dentro, in quell’oggetto sulla nostra scrivania: il computer. Dopo averci strabiliato con la potenza di calcolo, oggi ci stupisce ancora una volta portandoci, attraverso Internet, tutte le informazioni che potremmo desiderare. Altri media – come quello che state leggendo – possono fare altrettanto, ma la Rete va oltre, perché permette di interagire, di produrre e di condividere contenuti: essere cioè parte di ciò che gli esperti chiamano Big Conversation, la Grande Conversazione. Non è facile comprenderlo – e, per alcuni, ammetterlo – ma questo rappresenta un cambiamento epocale irreversibile.

Internet è nata una trentina di anni fa: all’inizio gli utenti vagavano con curiosità da un sito all’altro, come in un gigantesco parco di divertimenti (e qualcuno, purtroppo, continua considerarlo ancora oggi come tale). Poi si è capito che il nuovo mezzo di comunicazione era diverso, che l’utente, da un ruolo passivo, tipico degli altri mass-media, poteva diventare finalmente protagonista in uno spazio in Rete a disposizione di tutti. E così sono arrivati i blog, milioni di siti personali dove esprimere le proprie opinioni e confrontarle con quelle altrui. Sono nate comunità virtuali che favoriscono la comunicazione e l’incontro fra utenti legati da interessi comuni (i social network).

In Italia, un segno di questa importante realtà lo abbiamo avuto l’otto settembre: utilizzando unicamente il Web, Beppe Grillo ha organizzato il “V-day”, una manifestazione in più di 200 città italiane ed estere, che ha raccolto 350 mila firme a sostegno di una petizione contro la classe politica. L’evento, ignorato da giornali e televisioni nei tre mesi precedenti (quelli impiegati per l’organizzazione), ha catalizzato l’attenzione di tutti i media nei giorni successivi al “V-day”, provocando forti reazioni. Ma come è stato possibile?

«La V-generation è nata in Rete. Una mail alla volta, un commento, un link, un trackback, un post, un forum, una chat. Migliaia di persone hanno potuto conoscersi, riconoscersi, incontrarsi. Discutere di politica vera, legata al lavoro, alla scuola, alla sanità, alla sicurezza, alla famiglia, all’acqua, all’energia. La Rete è il nuovo luogo della politica»: è lo stesso blog www.beppegrillo.it a spiegarci come Internet sia diventata un terreno fertile per sviluppare una discussione pubblica e stimolare nuove forme di partecipazione. Si è molto parlato di “antipolitica” ma, in realtà, l’iniziativa di Grillo sembra più una nuova forma di partecipazione alla politica – peggiore o migliore – ma, senza dubbio, diversa.

Chi non conosce o non utilizza i nuovi strumenti è portato a giudicarli o a rifiutarli a priori; a prima vista i blog sembrano un cumulo di contenuti inconsistenti, di vuote conversazioni autoreferenziali, buone solo a dar sfogo all’ego di chi li scrive (i blogger) e di chi li legge (quasi sempre, altri blogger). Oltre ai contenuti senza valore, circolano nei blog informazioni interessanti che gli utenti leggono, criticano e diffondono suscitando migliaia di interventi, dai quali alla fine emergono tendenze e opinioni di un certo valore. Le notizie che giungono nei social network, sono ampliate, verificate e spesso corrette, fornendo un’informazione altrettanto autorevole – se non superiore – di quella proveniente dai canali tradizionali.

Difficile accettare questa realtà, soprattutto per gli addetti all’informazione, ma dai blog stanno nascendo nuovi modi di comunicare e nuove gerarchie basate su fiducia e reputazione (i due valori fondamentali per il successo di un blogger), che modificheranno il ciclo di creazione e di elaborazione delle notizie. Allo stesso modo, nel panorama politico, il dibattito si sposterà sempre più dal Palazzo, dai giornali e dalle televisioni alla Rete, verso una nuova forma di democrazia dal basso che i politici faranno bene a considerare.

Il caso americano è emblematico. Prima delle elezioni presidenziali del 2004, Howard Dean era un candidato alle primarie dei Democratici pressoché sconosciuto. Decise di iniziare la sua campagna attraverso un uso massiccio del Web, riuscendo addirittura a insidiare il primato degli altri candidati. Il suo successo ha portato a un ripensamento della macchina elettorale, tanto che, in vista delle Presidenziali del 2008, la Rete è ormai diventata lo strumento privilegiato della comunicazione politica. I candidati dialogano con gli elettori attraverso videomessaggi e blog, rispondono a domande poste via mail o in video. Questo confronto diretto è certamente più duro e rischioso per i candidati, che prestano così il fianco alle critiche dei blogger, molto abili a smascherare bugie, a ribaltare strategie comunicative o, in alcuni casi, a distruggere carriere.

In Italia, come sempre, siamo parecchio indietro. Oggi il più tecnologico dei nostri politici è Antonio Di Pietro, il primo segretario di partito ad aprire un blog, a postare video su Youtube e, addirittura, a organizzare su Second Life una conferenza stampa. Anche Clemente Mastella ha un blog personale, ma i commenti pungenti dei lettori gli stanno dando qualche grattacapo (soprattutto dopo l’infelice “viaggetto” al Gran Premio di Monza).

La novità portata dai blog rappresentano comunque il primo passo di un cambiamento, anche se risulta difficile prevederne gli sviluppi. Beppe Grillo pubblica quotidianamente sul blog i suoi anatemi contro il potente di turno, migliaia di persone li leggono e li commentano (alcuni anche in modo piuttosto violento). Molti si sono però posti il problema di cosa fare e si sono così formati spontaneamente dei gruppi di persone, nelle varie città italiane, che hanno deciso di portare avanti alcune istanze. Utilizzando Meetup – un sito americano che fornisce strumenti comunicativi a persone che condividono cause sociali e interessi – sono nati gli Amici di Beppe Grillo, che hanno realizzato il “V-day” e dai quali usciranno nomi per nuove liste civiche alle prossime elezioni amministrative. Probabilmente nemmeno Grillo si sarebbe mai immaginato di arrivare a tanto, quando ha aperto il suo blog!

I social network hanno portato una ventata di innovazione, di creatività e, soprattutto, trasmesso conoscenza, ma Grillo e la “V-generation” non sono altro che una piccola sfaccettatura di questa nuova e formidabile Grande Conversazione. Conviene ascoltarla.

 

Un ringraziamento particolare a Luca De Biase, Giuseppe Granieri e Massimo Mantellini per il loro involontario, ma illuminante contributo alla redazione di questo articolo, che uscirà sul prossimo numero di Famiglia Cristiana.

postato da: Federico Polvara alle ore 12:05 | permalink | commenti (5)
categorie: blog, beppegrillo, argomenti semplici, web duepuntozero

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